mercoledì 18 maggio 2011

MODELLO BERLUSCONI... vincere col fango a Milano...

Sputtanare Pisapia.
L’imperativo categorico del magnifico premier di Arcore pare ormai questo.
Non importa che Milano gli abbia sonoramente sbattuto la porta sul muso, non importa che nei dati di preferenza sia passato da 52000 voti nel 2006 a soli 20000 oggi, non importa nemmeno che sommando i voti della sua coalizione e quelli del “terzo polo” non si arrivi alla somma aritmetica delle preferenze di Giuliano al primo turno…
Per il Nano Priaputo la cosa importante è “dire la verità”…
Già così il fatto è clamoroso… per la prima volta in 75 anni senza bisogno che la mamma lo riempisse di coppini vuole dire la verità….
Lo facesse magari coi giudici che provano strenuamente a infrangere la cortina di silenzio dietro cui si barrica da sempre… e invece no, la verità la vuole dire su Pisapia e sarebbe questa: “E’ un pericoloso sovversivo di sinistra vicino ai centri sociali”
Prendiamo atto.
Così come prendiamo atto che, in effetti la signora Bricchetto Arnaboldi (chiamiamola col suo vero nome ogni tanto), sia stata un po’ avventata a sparare la bufala della macchina rubata, si vede che da Feltri non ha imparato una fava… se vuoi sputtanare uno le cose te le devi inventare di sana pianta mica andare a cercare sui ritagli di giornali.
Bisognerebbe spiegarlo anche alla suggeritrice ufficiale della sindaca: miss Daniela Santanché.
Però magari è troppo…

Che cosa si inventeranno sul povero Pisapia…
Potrebbero insinuare per esempio che ha comprato lui a Scaiola la casa a Roma di cui l’ex ministro non sapeva nulla.
Oppure che ci sia lui dietro a questa terribile macchinazione per costruire su una delle nazioni più sismiche d’Europa 10 nuove centrali nucleari sul modello di Fukushima.
Potremmo dire che è stato lui a non fare una benamata minchia mentre Marchionne e la Piccola Emma si mangiavano a pezzi il contratto nazionale dei Metalmeccanici.
Potremmo ancora dire che Pisapia si porta le minorenni a casa, ma non per dargli una generosa palpata al culo, solo perché lui è buono e non sa dire di no ai bisognosi.

Potremmo dire tutte queste cose ma non credo che la gente ci crederebbe, in un paese civile non sono degne di un uomo politico, un politico in una situazione del genere si sarebbe dimesso (anche suicidato se fossimo in Giappone).

Giuliano è un uomo perbene, che è quanto di meglio si possa dire di un politico negli ultimi anni, ci faccia un gigantesco piacere Berlusconi con le sue tattiche bollite: lasci perdere.
Cerchi di finire la sua ingloriosa carriera come l’ha cominciata: sotto processo.
E poi, ormai avrebbero pure dovuto capire che a Milano come a Napoli la gente ha votato perché è stufa di essere presa per il fondello e vuole credere a qualcosa, sì, ma non alle favole grottesche di uno Psicotico brianzolo.

venerdì 13 maggio 2011

LA FINE DELLA CORSA... l'inizio della speranza


La vita non è uno scherzo prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a novant'anni pianterai ulivi
non per i tuoi figli ma perchè non crederai alla morte
pur temendola
e la vita peserà di più...

ecco il sunto della campagna elettorale che si chiude oggi per noi a Milano e per tutti gli amici e compagni in tutta Italia.
Si chiude per noi con il concerto di Roberto Vecchioni, con piazza Duomo talmente piena che dobbiamo sollevare la nostra amica per renderci conto della dimensione reale della marea delle teste.
Uomini e donne, vecchi e gente che ci crede ancora, o che ci crede per la prima volta.
Perchè il vento cambia e gonfia le nostre bandiere, perchè il cielo ci lascia il tempo della fine del concerto prima di farci piovere il diluvio sulla testa, e se qualcuno se lo ricorda anche il giorno dell'elezione di Giuliano alle primarie pioveva: da queste pagine lo scrivemmo.



Forse questa pioggia ha deciso di lavare via le nostre paure, la nostra città livida e incattivita vuole pulirsi, e noi vogliamo vederlo... e vogliamo riempire questi anni di silenzio di musica e parole...

Da domani si faranno i conti... ma noi oggi festeggiamo...

Luca, Sara, Maurizio, Alessandra.

mercoledì 11 maggio 2011

MILANO, IL TAPPO CHE SALTA... l'amore per la città che uccide l'immondizia di destra


Comincio con un sms che mi è arrivato ieri da Piazza Duca D’Aosta a Milano, durante il concerto “Milano Libera Tutti” organizzato per sostenere la campagna di Pisapia.
Me lo scrive Mariagrazia, un’amica, che a Milano lavora ma non vota, perché è di Avelino: “vorrei avere la residenza a Milano, questo è un momento RARO”.
Si è vero, è davvero un momento raro nella sua incredibile bellezza, non mi stufo di ripeterlo da più di un mese.
Milano si è svegliata, ha scoperto che si può andare oltre e che si deve avere quello scatto di orgoglio, che si deve mandare via, questa gente legata a filo doppio con la mafia, gli affari sporchi e l’estrema destra, che non si può più sopportare di far operare liberamente chi spaccia progetti e grandi opere da anni e alla fine regale ai soliti miliardari soldi e prebende e a chi vive questa città solo disagio e degrado.
Oggi protestano nuovamente gli abitanti di santa Giulia, i “fortunati” quelli che “hanno comprato una casa da sogno nel verde di Milano” e si sono trovati in un deserto inquinato dai veleni delle aziende che avrebbero dovuto risanare i terreni e non lo hanno mai fatto, “quelli che” nel loro quartiere l’asilo e la scuola ci sono ma non si possono aprire perché i livelli di inquinamento sono così altri che non sarebbe sicuro farci lavorare il personale, figurarsi farci vivere i bambini.

Milano si risveglia, e alla sindaca saltano i nervi.
Saltano i nervi a tal punto che si deve accontentare dei trucchetti da sagrestia, di accusare Pisapia di un crimine per il quale 30 anni fa ha dovuto scontare 4 mesi di carcere per poi vedersi assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.
Garantista d’assalto quando si è trattato di difendere i suoi impresentabili, gente che viene intercettata dalla polizia mentre si fa le sue belle chiacchierate con i capimafia magari augurandosi che chi non paga il pizzo “muoia come un cane”, oppure pronta a scusare il signor Lassini che paragona i PM alle Brigate Rosse, in una città che ha pianto fin troppi morti durante gli anni della strategia della tensione, molti dei quali magistrati, garantista d’assalto dicevo ma pronta a mettere l’armatura e lo spadone quando si tratta di calunniare quelli che la magistratura ha definito innocenti.

D’altra parte la sua parte politica ha precedenti storici in questo, chi può dimenticare della volta in cui Berlusconi disse che in Cina si “bollivano i bambini per concimare i campi”, facendo la solita figura da stronzo in tutti i consessi internazionali.

L’impressione che traggo da questi movimenti scomposti e da altri segnali che arrivano da mezza Italia è quella che sia saltato un tappo.
Fino ad oggi nel bene e nel male Berlusconi è stato il parafulmine della immondizia di varia maniera che il suo partito ha caricato.
Il fatto che ci fosse Lui e sempre lui, con le sue idiozie internazionali e con le sue figuracce planetarie, con gli Obama “abbronzati” e con le veline dentro casa ha fatto sì che nessuno si accorgesse del resto, che tutto sommato la gente non capisse.
Adesso le cose cambiano. Adesso che il re è nudo la sua “classe dirigente” vien fuori per quello che è.
Vengono fuori i candidati napoletani che festeggiano il compleanno di Hitler, escono foto imbarazzanti in cui i coordinatori del movimento giovanile PdL del veneto si fanno immortalare mentre il 25 aprile salutano il tricolore di Salò con il braccio teso, ed esce fuori l’assessore all’istruzione della regione veneto che commenta dicendo “Sono giovani, la loro è stata una provocazione, non si può metterli in croce”.
In croce no. Fuori da un partito in Italia sì, e pensare che per cose del genere in Germania c’è la galera.

Sta saltando un tappo e sinceramente la paura mi viene, mi viene in mente che le bestie all’angolo sono pericolose e che Berlusconi sa che cadere questa volta equivale a crepare, quindi se vince sarà durissimo con i perdenti ma se perde sarà pericoloso per la nostra democrazia.
Ieri Milano ha risposto che non ha paura, lo farà anche Venerdì al concerto di Vecchioni che concluderà la campagna elettorale, alla quale siamo orgogliosi di avere partecipato, una campagna che questa città non potrà mai dimenticare indipendentemente da come vada…

Forza Milano, cerca di tornare bella come una volta.

lunedì 9 maggio 2011

COME DIFENDO IL FASCISTA... il movimento 5 stelle e l'ignoranza della storia



Racconto una storiella piccola piccola ma stranamente difficile.
Per farlo devo fare alcune premesse di tipo storico:
1. movimento 5 stelle: gruppo politico nato sulla spinta del neo profeta Beppe Grillo che tende a rivoluzionare la politica italiana mandando a fare in culo chicchessia e sostenendo che l’unico partito buono è il partito morto, che bisognerebbe cacciare a calci tutti i politici che la casta è fatta dalle solite facce,… il movimento 5 stelle negli ultimi anni ha avuto un certo interessante seguito nella politica italiaca, attirata come sempre dal qualunquismo tipo “piove, governo ladro”, “è tutto un magna magna” etc. tanto da aver eletto più di un consigliere comunale e regionale. Una delle azioni più interessanti di Grillo e del suo nascente movimento è stata quella di organizzare il secondo Vaffanculo day in concomitanza col 25 aprile dicendo al presidente della Repubblica che metteva in discussione l’opportunità del giorno che il 25 aprile è una festa morta e che lui era un fascista.
2. Casa Pound: centro sociale di ispirazione dichiaratamente FASCISTA nato a Roma nel 2003 che con una vagonata di soldi sporchi forniti dai soliti imprenditori nostalgici del saluto romano si è ingrandita fino a diventare il più importante network fascista in Italia, oggi Casapoud è registrata come associazione culturaleal registro civile di Roma. Il modello comunicativo di Casapound è molto interessante, evitano infatti le solite retoriche di estrema destra, teste rasate, svastiche, canzonette duciste del ventennio, preferiscono invece creare eventi e dibattiti dove vengono più o meno distorte verità storiche o culturali per dimostrare ai partecipanti, perlopiù giovanissimi che la maggior parte dei grandi pensatori, filosofi, politici e artisti italiani erano fascisti (l’ultimo esempio è l’appropriazione della figura di Rino Gaetano definito nelle loro assemblee un camerata estrapolando alcuni versi delle sue canzoni presi a capocchia e riletti secondo la loro personale interpretazione). Nello studio dei movimenti di estrema destra quelli del tipo Casapound sono considerati i più pericolosi (criptofascismo) perché mascherandosi e dandosi un patina “culturale” favoriscono, l’adesione a tendenze neonaziste dei giovanissimi reclutati perlopiù nelle scuole. Casapound è comunque un network fascista e collegata con le peggiori masse neonaziste d’Europa attraverso i gangli della rete Hammerskin.


3. Bolzano: ridente località dell’AltoAdige.

La tattica di Casapound è molto semplice, arrivare in una città, cominciare a fare piccole cose culturali, fare aderire un gruppo di ragazzi e di nostalgici del littorio, poi iscriversi al locale albo delle associazioni e aprire un circolo, da qui cominciare a parlare di Mussolini come difensore dell’Unità di Italia contro una presunta invasione comunista, a confondere temi nazionali con temi di ordine fascista e avanti così, successivamente cercare di eleggere un loro rappresentante al consiglio comunale normalmente con il PdL o con liste civiche di orientamento destro.
Sono rimasto spiacevolmente colpito quando un amico mi ha mandato una mail qualche settimana fa dicendomi che a fine marzo a Bolzano era avvenuto il solito teatrino cripto – fascista con una gustosa variante.
Casapound aveva già organizzato nella cittadina altoatesina senza che il presidente della provincia dicesse nulla una bella manifestazione che aveva visto 1000 brave camicie nere sfilare in fila per sette per la sua città agli inizi di marzo e passava all’incasso chiedendo di essere ammessa al registro delle associazioni.
Interpellanza in consiglio comunale, voto della giunta.
I consiglieri di destra per protesta a quella che ritengono essere un sopruso si alzano e se ne vanno dall’aula, seguiti dai due rappresentanti del Movimento 5 Stelle di Grillo votati nelle ultime elezioni a detrimento delle liste di sinistra.
Quest’atto ha scandalizzato mortalmente il mio amico trentino che pure aveva votato per loro alle regionali e lo ha spinto a mandarmi l’e-mail in cui mi raccontava la storia.
Prima di scrivere un pezzo di questo tipo mi sono voluto informare meglio e cercare in rete le motivazioni dei due consiglieri. Le ho trovate sul blog di uno dei due, certo Claudio Vedovelli.
“Siamo consci e attenti al pericolo che ogni forma di fascismo (anche quello contro l’ ambiente) può rappresentare e siamo altrettanto convinti che siamo tutti cittadini con il diritto di vivere con dignità, con le proprie convinzioni al contempo rispettando quelle degli altri.
Escludere un gruppo di ragazzi che non solo hanno le carte in regola (regole che si è dato il Comune!) ma anche , fino ad ora, organizzato serate su temi diversi e interessanti, senza segni di apologia, solo perché si ritiene siano in contatto con gruppi neo o nuovi fascisti, ci pare sbagliato oltrechè rischioso.”



Non trovo le motivazioni assolutamente valide e addirittura colpevolmente stupide.
Primo: piantiamola di sbagliare le parole, cosa diavolo è il fascismo contro l’ambiente?
Il fascismo è un’altra cosa, molto diversa dall’inquinare le falde acquifere o nel tagliare indebitamente gli alberi.
Confondere le cose, utilizzare parole sbagliate per parlare di qualcosa è un atto di stupidità e di leggerezza che in politica non ci è permesso, inoltre infilare l’ambiente in ogni discussione è un atto di qualunquismo che non ha ragione d’essere.
Confondere le parole è esattamente quello che fa Casapound quando parla di Democrazia, di ordine o di rispetto.

Secondo prima di prendere una decisione bisogna informarsi, e molto bene sull’argomento di cui si parla: dire che fino ad oggi i “ragazzi” di Casapound hanno organizzato serate su temi interessanti vuol dire non aver capito nulla del modo che hanno questi gruppi di espandersi, e quando si fa politica si deve avere questa responsabilità di fondo!
Dal 2003, quando a Roma questi Bravi Ragazzi hanno cominciato a fare “serate interessanti su temi vari” le aggressioni davanti alle università e ai licei di militanti di sinistra (perlopiù ragazzini dei collettivi che non fanno altro che distribuire volantini) sono aumentate vertiginosamente, così come le aggressioni a omosessuali e quelle a sfondo xenofobo.
Casapound si nasconde sempre dicendo che loro non sono responsabili delle azioni di questi gruppi che tuttavia si ritrovano costantemente presso di loro.

Terzo: quando si legge su un blog una frase del tipo: “Meglio sarebbe stato dare la possibilità a questo gruppo di avere un riconoscimento istituzionale e seguire con attenzione la loro attività, cercando di comprendere se ci possano essere segni di apologia di fascismo” viene da chiedersi se certa gente non dovrebbe tornare a scuola per un corso accelerato di diritto. Se un gruppo ha dimostrato in ognuno dei luoghi nei quali opera che si tratta di un gruppo fascista che bisogno c’è di lasciarli alle loro attività per poi vedere se c’è apologia? È come dire che bisogna lasciare che la Mafia a Torino lavori per qualche anno indisturbata per vedere se c’è qualche attività criminale comprovabile in questo gruppo che la associ alla Mafia siciliana.
Manco Provenzano arriverebbe a sognare una cosa del genere!



La verità è che l’atto dei due consiglieri del Movimento 5 Stelle è gravissimo e non ha giustificazioni di alcun tipo. Segnala ignoranza politica, storica e poco o nessun interesse per le motivazioni altrui, ivi compresi gruppi che si sono costruiti per difendere l’Italia dal ritorno del fascismo come L’ANPI.
Credo che il movimento di Grillo sia un’accozzaglia qualunquista e demagogica messa insieme dalle idiozie deliranti di uno che ha fatto il comico (in ottima maniera) e poi si è montato la testa.
Credo che quando si diventa consigliere comunale o regionale si dovrebbe avere il buon senso di capire che la verità va un po’ oltre la distanza del proprio naso e la percezione del proprio Vaffanculo

(ps. Mi sono preso la libertà di metterci parecchio tempo dopo i fatti per scrivere questo articolo per evitare di distorcere la realtà i fatti narrati sono avvenuti a fine marzo inizio aprile di quest’anno)

mercoledì 4 maggio 2011

DOMANI IO SCIOPERO... le ragioni della mia parte della mia Italia



Domani io sciopero!
Domani faccio quello che ritengo giusto fare, faccio in modo che le mie idee pesino e faccio sì che coloro che mi conoscono siano consapevoli di come la penso.
Domani sciopero perché sono Partigiano, come diceva il giovane Gramsci. E partigiano vuol dire stare da una parte, vuol dire avere il coraggio di scegliere in un mondo, quello contemporaneo, dove la scelta ormai è limitata a marca e modello della propria automobile.

Domani io sciopero perché quest’anno ci ha mostrato la faccia peggiore del capitalismo, ci ha fatto capire che la lotta di classe loro, i padroni, non hanno mai smessi di farla, e che se va avanti così sarà una guerra che vinceranno.
Domani sciopero per Mirafiori, per Pomigliano, per Termini Imerese e per i compagni della Bertone, sciopero per i compagni sardi della Vinyls che hanno dovuto rinchiudersi all’Asinara perché l’Italia si accorgesse che il lavoro è dignità e che non si può sottrarre nel silenzio delle istituzioni.
Domani sciopero per i lavoratori pubblici che non sono dei “fannulloni”, degli “incapaci”, dei “lavativi”, per i giudici che non sono “un cancro” e per gli insegnanti che non sono dei “comunisti”.
Domani sciopero per i migranti che non sono “immondizia” e per coloro che pensa che sia così, perché se il razzismo è diventato la base della cultura in Italia la colpa è anche un po’ mia che non ho urlato prima.

Domani sciopero per Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che ha dimostrato come si può fare politica di destra standosene a sinistra, signor Renzi, se al sindacato sono iscritti pochissimi giovani è perché sotto i trent’anni nelle sue condizioni (Sindaco a 10000 euro al mese e parlamentare) ce ne sono davvero pochi, la maggior parte sono ragazzi sottoposti a quella macelleria sociale che è il precariato, ragazzi che lavorano nei supermercati e nelle grandi distribuzioni che tanto le piacciono, perennemente in stage o con contratti di apprendistato, palleggiati da un marchio all’altro e che se si iscrivono al sindacato vengono immediatamente licenziati, nelle coop sociali (che oltre che di infamia puzzano pure di PD) con contratti a progetto o perennemente a termine, qualificatissimi, laureati, che pigliano 600 euro al mese e che se si iscrivono al sindacato non sanno manco a chi rivolgersi perché nello stesso anno cambiano 4 volte qualifica e comparto, sotto i trent’anni c’è l’ecatombe della disoccupazione che io dal sindacato denuncio e che voi dalla politica definte “dato strutturale”, c’è la solitudine di chi ha preso una laurea (e ci ha messo 4 anni), una specializzazione (e ce ne ha messi 3), ha fatto un master (e ce ne ha messi altri 2), e ora lavora nel call center di appaltato a qualche piccola cooperativa o aziendina a limite del legale e per due soldi cerca di cambiare a lei e a quelli come lei il gestore telefonico.



Domani sciopero per le compagne e i compagni che in questi giorni stanno facendo lo sforzo della campagna elettorale con me, per Silvia, per Carmen, per Luca, per Tamara, per le ragazze dei Nidi e per il movimento Palloncino Blu.
Per chi non ha voluto dare questo sistema economico e sociale per scontato, per chi ha voglia ancora oggi di dire che non è scontato che vada avanti così.
Ricordo Genova, ricordo che noi ci credevamo, credevamo sul serio che un altro mondo fosse possibile, che si poteva costruirlo tutti insieme.
Io ci credo ancora.
Io ho ancora questa fiducia.
Io non mi stanco di riporre la fiducia nei miei compagni.
Io credo nel mondo, e spero nell’oggi.
Io Sciopero.

sabato 30 aprile 2011

CANTO D'AMORE PER "EL Mé MILAN" la città che vuole cambiare




Sono un po’ lontano dal web negli ultimi tempi.
Una volta lessi un frase di Garcia Lorca che mi colpì, l’ho cercata parecchio nella mia biblioteca ma non riesco a ritrovarla, quindi sicuramente la citerò male ma il senso è quello: “Ci sono momenti in cui il poeta deve lasciare la penna per il fucile, non dovendo dimenticare che il suo amore è lo stesso”
Io non ho abbandonato la tastiera del computer per il fucile ma per le elezioni.
Il giornalismo si fa anche facendo altro. Per comprendere una città come Milano spesso è necessario calarsi nel suo corpo vivo incontrare la gente. Vedere come si muovono i capi dei movimenti e dei partiti è meno importante di capire come la gente misura le proprie priorità di fronte a quello che gli accade.
Durante il Biennio Rosso, quel periodo di lotte tremende che và dal 1919 al 1920, i giornali socialisti chiudevano durante le occupazioni e gli scioperi perché i giornalisti (tra cui Gramsci, Bordiga, Terracini, Fortichiari,…) sentivano l’obbligo morale e civile di aiutare gli operai di cui scrivevano.


Oggi questi obblighi morali non li sente più nessuno, sporcarsi le mani quando si è arrivati in un posto di potere è troppo, ma non mi pare che le cose vadano meglio.
Nelle ultime settimane ho incontrato persone davvero singolari e magnifiche, alcune davvero indimenticabili, di quelle che faranno parte della mia vita molto a lungo, anche se le ho viste una volta sola, e questo in barba a chi dice che fare politica è uno sporco gioco di ricchi e potenti e che nessuno è buono.
Ho incontrato molti giovani che ci credono, che vogliono cambiare le cose, che vogliono lottare per i loro amici e compagni.
Silvia, che lavora nei nidi appaltati di cui spesso ho parlato in questo spazio, che prende 700 euro al mese, che fa tre lavori per vivere, e che si è candidata perché “Non è giusto che la gente sia trattata in questo modo, e non dico solo le lavoratrici ma anche le famiglie i genitori che credono di affidare i figli ad un posto sicuro e non sanno che non ci danno nemmeno i guanti di lattice per pulire i bambini, e non sanno nemmeno che in certi nidi le ausiliarie si devono portare i detersivi da casa”
Luca, che vive in zona 1 a Milano, il centro, quello dove fino a 20 anni fa c’erano anche le case degli operai tra porta ticinese e parco delle basiliche, tra Piazza Vetra e il Naviglio, il centro che adesso sembra diventato un grande parco giochi a solo uso e consumo delle migliaia di turisti russi e giapponesi che vengono a svuotarsi le tasche e che dopo una cert’ora diventa un luogo spettrale dove hanno chiuso tutti e girano solo le volanti della polizia, a difesa di non si sa chi.
“Bisogna cambiare le cose, bisogna chiedere spazi dedicati alla cultura all’arte al fare…”
E così ieri sera un piccolo aperitivo diventa la scusa per provarci sul serio.
Ci prendiamo (in prestito e senza sporcare) il chiostro dell’anfiteatro di via De Amicis, e in questa location surreale, nel pieno centro di Milano, nascosta agli occhi di tutti, mettiamo insieme teatro e musica, la rabbia degli studenti delle scuole superiori e la forza degli amici del CSA Cantiere, la voglia di lottare di Silvia di Carmen di Luca degli amici della Federazione Della Sinistra, le lavoratrici dei Nidi, gli amici che vengono da lontano.
Facciamo solo musica e teatro, facciamo solo discussione. Cerchiamo solo di cambiare la testa a Milano… e via via succede quello che qui non ti aspetti: succede che la gente che è andata ad ascoltare Pisapia qualche strada più in là entra a cantare un pezzo con noi, succede che le anziane signore del “Circolo del bridge Milano” si fermino a bere un bicchiere di vino e ci raccontino di come la Moratti non la voteranno mai più, “Perché è una che parla parla e che le mani non le fa andare mai” (… e questo nella filosofia meneghina è davvero un peccato capitale).
Ecco il senso di mollare la penna per il fucile: negli anni Milano è diventata una città arida e triste, e tutti credono invariabilmente che sia così perché a Milano la gente si sia inaridita e intristata, ma questa è la favola dei morattiani e delle giunte di destra, che con la scusa della Milano vuota e triste sventrano quartieri per fare palazzoni, sbattono i poveracci (che poi nella loro filosofia sono quelli che non guadagnano 3500 euro al mese) dal centro alla periferia più estrema, levano servizi e chiudono i centri aggregativi.
Ma come in quelle storie dell’orrore dove pare che dietro ai muri ci siano solo mostri, in realtà dietro ai nostri muri di paure c’è solo la forza dei compagni.

mercoledì 13 aprile 2011

PROCESSO BREVE, STRAGI IMPUNITE PER SEMPRE...



10 aprile 1991, il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo entrano in collisione appena fori dal porto di Livorno per cause ancora poco chiare.
Muoiono durante l’incendio che ne segue il numero impressionante di 140 persone.
Le indagini sono difficili, soprattutto per la moltitudine di fattori ed eventi che emergono sin dalle prime ricostruzioni.
I soccorsi sono lenti, inizialmente il capitano dell’Agip Abruzzi dice di aver urtato una “bettola”, una piccola nave di servizio e chiede di concentrare sulla petroliera i soccorsi, dice le parole testuali: “non confondete loro con noi”.
Anche se danneggiato e ormai in balia delle fiamme il relitto del traghetto riesce a distanziarsi di alcuni metri dal punto dell’impatto e questo rende ancora più difficile l’operazione di soccorso.
Le piste che vengono seguite sono molteplici, spunta una pista americana, molte navi americane sono presenti in rada e non è mai stato chiarito se il loro traffico possa in qualche modo aver danneggiato le rotte delle due navi.
Il processo è lunghissimo, i familiari delle 140 vittime si costituisono in associazione, ma la verità non è mai davvero stata chiarita e le responsabilità sono ancora tutte da accertare.
QUESTO PROCESSO POTREBBE ESSERE PER SEMPRE CHIUSO GRAZIE ALLA NORMA CRIMINALE CHE LA DESTRA STA VARANDO IN ITALIA.

Notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007.
Una normale notte di turno alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino, non è un bel periodo, e gli operai lo sanno.
I vertici aziendali vogliono chiudere l’impianto e portare l’intera produzione a Terni.
Si lavora comunque, ma qualcosa va storto si propaga un incendio sulla linea 5 Laminati.
Vengono gravemente feriti 7 operai.
Le indagini scoprono ciò che nessuno vorrebbe scoprire: in previsione della chiusura i vertici dell’azienda non avevano più tenuto in alcuna considerazione le norme di sicurezza. L’intero impianto era una polveriera pronta a saltare, e già in precedenza c’erano stati degli incidenti che avevano mosso i sindacati. Si scopre che nemmeno gli estintori erano stati caricati.
I 7 operai non sono morti per una fatalità: sono stati ammazzati.
Parte il processo che vede imputati per strage dolosa tutti i responsabili dell’azienda perché non solo erano a conoscenza del pericolo ma non hanno fatto nulla per prevenire una catastrofe annunciata.
Torino in quei giorni sembra un sacrario, ci vado per raccogliere delle storie, la città è sgomenta, ne parla la gente al mercato, ne parlano al bar le persone qualunque, ne parlano gli immigrati africani. Torino è Thyssen, Thyssen è Torino.
I vertici aziendali però non sono disposti ad ammettere le proprie responsabilità, parte il processo che è lungo e difficile, come sempre accade quando si parla di morti sul lavoro, di assassini bianchi.
QUESTO PROCESSO POTREBBE ESSERE PER SEMPRE CHIUSO GRAZIE ALLA NORMA CRIMINALE CHE LA DESTRA STA VARANDO IN ITALIA.


6 aprile 2009 ore 3.32 del mattino.
Una scossa di magnitudo 5,9 della scala Richter fa tremare la provincia dell’Aquila, epicentro tra i comuni di Roio Colle, Genzano e Collefracido, la città più colpita è l’Aquila.
Bilancio definitivo 308 morti.
A seguito del sisma la procura della Repubblica dell’Aquila apre diverse inchieste, le più importanti sono quelle sul sistema protezione civile e sulla sottovalutazione dell’evento sismico nei giorni precedenti al sisma, nonostante questo fosse stato preceduto da un intenso sciame di scosse a causa delle altre faccende in cui la protezione civile era impegnata, primo fra tutti il G8 calendarizzato per il mese di luglio nell’isola sarda della Maddalena.
Importanti anche le indagini sul crollo della casa dello studente e dell’ospedale dell’Aquila che vede molti progettisti e ingegneri citati in giudizio, le due costruzioni, infatti, non sono antiche abitazioni medievali bensì moderni palazzi costruiti in zona sismica che non avrebbero dovuto cadere come castelli di carta.
Soprattutto gli studenti che risiedevano nella casa dello studente avevano più di una volta denunciato lo stato pessimo di condizioni dei pilastri ma nessuno aveva provveduto.
QUESTI PROCESSI POTREBBE ESSERE PER SEMPRE CHIUSO GRAZIE ALLA NORMA CRIMINALE CHE LA DESTRA STA VARANDO IN ITALIA.

29 giugno 2009, ore 23.48 il treno merci 50325 Trecate-Gricignano, con il suo convoglio di quattordici carri cisterna contenenti GPL, deraglia per cause probabilmente legate al cedimento del carrello del primo carro cisterna, che trascina fuori dai binari altri quattro carri. Solo dal primo carro, la cui cisterna viene perforata da un picchetto di segnalazione posizionato lungo la massicciata, fuoriesce il gas GPL che al contatto con l'ossigeno e alla prima possibilità d'innesco si è incendiato.
Muoiono sul colpo 11 persone per le fiamme o per il crollo degli edifici, altre due muoiono per infarto. Ma l’incendio miete altre vittime, alla fine Viareggio ne piange 33.
L’inchiesta è difficile, sin da subito si comprende che le responsabilità oggettive e soggettive sono molteplici, i dubbi moltissimi: il convoglio era appena stato revisionato, come può aver ceduto una cisterna? I picchetti segnaletici erano stati lasciati lì per errore o erano utili e comunque che tipo di responsabilità hanno le ferrovie italiane con le loro molteplici sigle?
Perizie, controperizie, lunghi tempi tecnici, costituzione dei familiari delle vittime come parte civile… passa il tempo.
QUESTO PROCESSO POTREBBE ESSERE PER SEMPRE CHIUSO GRAZIE ALLA NORMA CRIMINALE CHE LA DESTRA STA VARANDO IN ITALIA.

Ieri nella sua colpevole stupidità Angelino Alfano ha sostenuto, mentendo in aula, che la legge interessa solo lo 0,2 per cento dei processi in atto.
Vorrei dire al signor Alfano dalla mia umile posizione di cronista, che questa infamia fatta per salvare un uomo ormai degno solo di un TSO, interessa soprattutto l’Italia.
Ci sono città ferite, e l’elenco sopra è solo esemplificativo, ci sono persone che rivivono il dramma delle loro perdite giorno per giorno e ora per ora.
Ricordo di aver parlato con un operaio della Thyessen l’anno dopo il disastro e mi disse che ogni volta che pensava che aveva scampato la morte per un soffio, solo perché aveva finito il turno poche ore prima dell’incendio non stava meglio, lui una famiglia non ce l’aveva e forse era più giusto che fosse morto lui piuttosto che Roberto Scola che aveva due figli piccoli o Antonio Schiavone che di figli ne aveva tre e il più piccolo di appena due mesi.

Un giorno, non nell’aldilà nel quale personalmente non credo, questa feccia mascherata da rappresentanti di uno stato dovrà pagare tutte le vigliaccate e le porcherie che si è ingoiata per salvare il proprio Padrone, e soprattutto per questa.

Noi italiani dovremmo chiedere scusa, scusa per questo orrore perché anche noi siamo colpevoli.
Colpevoli di non aver capito, di non aver avuto voglia di informarci e quindi di continuare a dare loro fiducia.
Ma soprattutto loro dovranno vergognarsi di aver impedito di fare giustizia per la morte di tutte le persone che elenco qui sotto
Anche se l’elenco è incompleto perché non sono riuscito a recuperare tutti i nomi degli aquilani morti e quindi per rispetto non ne scrivo nessuno.


PER FUTURA MEMORIA.



Deceduti nel rogo della nave Moby Prince – Agip Abruzzo


Abbattista Giovanni 45
Allegrini Stefano 23
Alves Sandrine 24
Amato Natale 52
Ambrosio Francesco 22
Ambrosio Vittorio 30
Andreazzoli Marco 28
Averta Rocco 36
Avolio Antonio 45
Baffa Nicodemo 52
Baldauf Gernard 27
Barbaro Luciano 24
Barsuglia Luca 24
Bartolozzi Umberto 48
Belintende Sergio 31
Bianco Gavino 40
Bisbocci Alberto 20
Bommarito Giuseppe 43
Botturi Adriana 60
Brandano Raimondo 60
Campo Antonino 26
Campus Giovanni B. 53
Campus Gianfranco 21
Canu Angelo 28
Canu Sara 5
Canu Ilenia 1
Caprari Alessia 19
Cassano Antonello 25
Castorini Rosario 39
Cervini Domenico 21

Cesari Diego 14
Chessa Ugo 54
Cinapro Graziano 45
Cirillo Ciro 25
Ciriotti Tiziana 22
Congiu Giuseppe 23
Crupi Francesco 34
Dal Tezzon Antonietta 47
Dal Zotto Pasquale 32
D'Antonio Giovanni 22
De Barba Mauro 30
De Caritat Beatrice 31
Defendenti Anna 24
Degennaro Giuseppe 29
De Montis Angelita 23
De Pretto Tatiana 18
Esposito Francesco 43
Falanga Nicola 19
Farnesi Cristina 22
Ferraro Sabrina 20
Ferrini Carlo 32
Filigheddu Maria 40
Filippeddu Giovanni 46
Fondacaro Mario 57
Formica Maria G. 51
Fratini Bruno 34
Frulio Ciro 18
Fumagalli Alfredo 23
Furcas Daniele 33
Fusinato Angelo 58

Gabelli Antonino 72
Gasparini Giuseppe 62
Ghezzani Maria G. 57
Giacomelli Piera 55
Giampedroni Lido 29
Gianoli Giorgio 29
Giardini Priscilla 23
Giglio Alessandra 26
Gnerre Erminio 29
Granatelli Giuseppina 27
Guida Gerardo 23
Guizzo Gino 52
Ilari Salvatore 31
La Vespa Gaspare 31
Lazzarini Giuseppe 32
Lazzarini Romana 22
Lipparelli Raffaela 50
Manca Giuseppe 48
Marcon Maria 83
Martignago Giuseppina 46
Massa Angelo 30
Mazzitelli Francesco 56
Mela Maria 44
Minutti Giovanni V. 50
Molaro Gabriele 35
Mori Aldo 52
Mura Paolo 34
Padovan Giovanna 54
Padula Aniella 44
Pagnini Vladimiro 59

Paino Vincenzo 34
Parrela Maurizio 15
Pasqualini Ignazio 36
Paternico Rosana 43
Perazzoni Arnaldo 28
Perez De Vere Luigi 24
Pernice Rocco 41
Picone Arcangelo 34
Piu Pasqualino 28
Porciello Pasquale 23
Primi Silavana 38
Prola Mauro 27
Regnier Bernardo 53
Rispoli Liana 29
Rizzi Monica 27
Rizzi Umberto 47
Rizzo Salvatore 29
Rodi Antonio 41
Romano Rosario 24
Romdoni Cesare 56
Roncalbati Amelio 54
Rosetti Sergio 52
Rota Vania 22
Saccaro Ernesto 50
Saccaro Ivan 17
Salsi Giuliano 41
Salvemini Nicola 35
Sansone Massimo
Santini Roberto 53
Sari Gianfranco 39
Scano Salvatore 73

Sciacca Giuseppe 53
Scuotto Mario 31
Serra Maria A. 54
Sicignano Gerardo 34
Simoncini Maria Rosa 25
Sini Antonio 42
Soro Gabriella 29
Stellati Mara 44
Tagliamonte Giovanni 38
Timpano Giulio 29
Trevisan Ranieri 30
Trevisan Rino 58
Tumeo Francesco 58
Vacca Alessandro 37
Vidili Raimonde 22
Vigerello Giuliano 44
Vigliani Carlo 31
Vinattieri Roberto 44
Vitiello Ciro 31



Deceduti nel rogo della Thyessen di Torino

Roberto Scola, 32
Angelo Laurino, 46
Bruno Santino 26
Antonio Schiavone 36
Rocco Marzo 54
Giuseppe de Masi 26 Rosario Rodino 26



Deceduti nell’incidente di Viareggio

Hamza Ayad 15
Iman Ayad 1
Aziza Aboutalib 42
Mohamed Ayad 49
Mohamed Ayad 38
Lorenzo Piagentini 2mesi
Luca Piagentini 2
Ilaria Mazzon 34
Michela Mazzoni 31
Elena Iacopini 30
Federico Battistini 32
Emanuela Milazzo 60
Nouredine Boumalhaf 26
Abdellatif Boumalhaf 32
Magdalena Cruz Ruiz Oliva 38
Rachid Moussafar 23
Antonio Farnocchia 49
Nadia Bermacchi 56
Claudio Bonuccell 58
Rosario Campo 39
Maria Luisa Carmazzi 47
Andrea Falorni 50
Ana Habic 39
Mario Pucc 87
Roberta Calzoni
Elisabeth Guadalupe Silva
Emanuela Menichetti 21
Sara Orsi 24
Angela Monelli, 69
Marina Galano, 44