lunedì 5 dicembre 2016

COSA VINCE IL VINCITORE? riflessione postelettorale

Qualche valutazione a margine (che lascia il tempo che trova, ci mancherebbe).
La costituzione NON è salva. Tanto i principi costituzionali sono sempre stati considerati poco più poco meno che carta straccia e non ho ragione di credere che da oggi cambi qualcosa.
Chi ha voluto questo pasticcio riforimatario lo ha fatto con una protervia che poco aveva di senso civico e con una megalomania rivoltante. È stato punito perché la gente, il popolo, si è sentita tirata in mezzo in un plebiscito pro o contro il rottamatore fiorentino.
Sempre Renzi doveva capire che, quando si governa, certi modi di fare devono essere ridimensionati. Fai fatica a parlare di progresso e avanti Italia dopo la buona scuola, il Job Act ed MPS.
Il PD ha dimostrato di essere quello che è, un partito troppo di centro per essere a sinistra e con troppa sinistra al suo interno per ambire ad essere il nuovo centro. Spiace, sarà per la prossima resa dei conti congressuale.
Dall'altra parte il Fronte del NO non deve pensare di aver vinto nulla. Io non mi sento un vincitore. Mi sarei sentito un vincitore se oggi non avessi dovuto festeggiare la salvezza della costituzione antifascista con gentaglia come Salvini e Casa Pound. Sarei stato più contento se questa campagna non si fosse giocata a chi la sparava più grossa sui social e a chi insultava peggio l'avversario (approposito che avete contro le scrofe?). Da oggi dobbiamo capire che ci spetta di dover riscrivere la legge elettorale e, che ci piaccia o no, quelli che avranno maggior diritto a farlo saranno quelli seduti in parlamento e lì non c'è l'anpi, non c'è il PCI, non ci sono i giornalisti e, fino ad oggi, nemmeno Piero Pelù. C'è la Lega, c'è forza Italia e ci sono i 5 stelle che sappiamo, non sono famosi per essere quelli che si siedono sul tavolo con gli altri per discutere.
Oggi il vero perdente è il modello di stato capitalista che dobbiamo digerire obtorto collo. Il modello degli Scalfaro, del Financial Times, del Washington Post, il modello che vede lo sviluppo come la somma delle plusvalenze dei settori bancari al netto dei dividendi d'impresa.
Il NO ha messo in luce che il popolo bue non è così bue. Ma dobbiamo ammetterlo, non è bue nemmeno quando vota Trump o quando decide di votare per il leave.
Lo sappiamo, il capitalismo senza una forza a controbilanciare il suo potere esplode da solo. È nelle cose. Bisogna capire come mettere insieme tutte le forze centrifughe che ai muovono nel mondo. E questo è un dilemma per fisici e per matematici

lunedì 13 luglio 2015

ALLA FINE DELLE BUGIE EUROPEE

Cosa è successo in Grecia nelle ultime 48 ore.
Se lo chiedono in molti e in molti non se ne danno ragione.
A che è servito un referendum per dire no ad un accordo iniquo e ingiusto se poi Tsipras è stato costretto ad accettarne un altro peggiore e più ingiusto.
A che è servito fare accorrere le masse in un vero e proprio rigurgito di orgoglio nazionale se poi, a conti fatti, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. taglio delle pensioni, IVA aumentata per le isole e tagli indiscriminati.
La realtà è davanti a tutti, bisogna solo avere il coraggio di leggerla.

Come al solito quello che è accaduto va letto nell'ottica del mostruoso inganno capitalista che da anni stiamo vivendo e subendo sulla nostra carne viva.
L'Europa non è mai esistita come entità politica o, se la parola vuol dire qualcosa, sociale. L'europa è un trust economico governato dalle due nazioni più grandi e dai loro satelliti immediati: Germania e Francia.
E' curioso scrivere un pezzo come questo nel luglio del 2015 quando le stesse parole erano vergate da giornalisti ed economisti nel 1914, agli albori del macello novecentesco che fu la grande guerra europea, ma le cose non sono cambiate per nulla.
Oggi come allora le leve economiche e di potere sono in mano a questi due stati i quali, oggi alleati, non possono permettersi che qualche staterello satellite devii dalla loro idea di profitto e guadagno.
Meglio che muoiano i pensionati greci, gli operai, i lavoratori pubblici.
Meglio che esploda uno stato sotto una violenza generalizzata e pantoclastica che non si metta in dubbio una leadership che ormai non ha rivali nel continente.
Syriza è arrivata al capolinea, non per demerito di questo o quel leader ma per sua magnanimità (o per mancanza di lungimiranza).
Non puoi sperare di fare le regole al campetto di pallone se i tuoi amichetti bulli e più grandi hanno portato il pallone, hanno affittato il campo e hanno delle mazze chiodate ai piedi delle loro biciclette.
La Germania è esattamente questo bambino bullo.
Dico bambino perché la sua mancanza di lungimiranza è quasi sconcertante. Non so come ragioni un tedesco ma non riesco a credere che nessuno a Berlino sia capace di capire che i movimenti antieuropei non faranno altro che crescere a dismisura dopo quanto è accaduto oggi.
POss pensare che sia tutto nel calcolo del macrosisitema economico, e posso credere che tale calcolo abbia un ritorno, seppur incredibile e corrotto.
E' questione di tempo. La Grecia uscirà dall'Euro e a ruota seguiranno tutti gli altri.
Non possiamo competere con l'economia di uno stato come il loro, la Merkel lo sa ma, con una coscienza pari a quella di un lombrico, non capisce.
Ora come ora sembra che il problema si sia arginato ma è solo questione di tempo. Il fuoco si riaccenderà in Spagna (podemos) o in Italia (qui ho terrore poiché non sarà certa sinistra pavida e tremebonda a prendere la palla al balzo).
Cosa ha da perdere un pensionato con la pensione ridotta al minimo o un disoccupato senza speranza di essere riassunto?
Cosa ha da temere chi vede, giorno per giorno, che la sua opinione non conta più un cazzo di fronte alle decisioni di banchieri detentori di un debito che non hanno voluto certo loro, che non potranno mai ripagare, alimentato ad arte per anni dalla stessa finanza che ora li vuole morti?

LA finanza europea, per anni, ha prestato soldi a uno stato che non avrebbe mai potuto restituire i debiti. Molti, moltissimi economisti lo avevano detto, ma non sono stati presi in considerazione.

Nelle ultime 48 ore non è finita la Grecia. E' finita l'Europa tutta. E' finito il mondo che ci siamo illusi di conoscere ma che in realtà è durato solo tre folli lustri.

Ora tutto è lecito, poiché di fronte alla prossima scheda elettorale quei pochi greci che si recheranno alle urne saranno legittimati senza meno a pensare che è pur meglio regnare all'Inferno piuttosto che servire in Paradiso (che poi è solo un altro inferno dove manco hai la possibilità di reagire alle vessazioni).
Di fronte a questa ennesima idiozia germanica non possiamo che essere stupiti e sconcertati, ma forse non sorpresi.
Quando abbiamo assunto il fatto che per essere uniti avremmo dovuto tutti adottare in primis una moneta e solo in un secondo tempo, che mai è arrivato, una politica integrata, avremmo potuto capirlo.
Ora la sbornia è passata e i primi a risvegliarsi dal trauma non hanno saputo che fare per ripulire il disastro.
Ora siamo alla fine e sulle nuove macerie d'Europa non rinascerà alcun sole, almeno all'inizio.

mercoledì 20 maggio 2015

RENZI: CORRI CORRI, ma dove c...o vai.



Ci ho messo molto tempo a capire perché, a differenza di molti dei suoi predecessori, Matteo Renzi mi facesse davvero paura.
Non scherzo nel dirlo, al cospetto di tutti coloro che lo hanno preceduto il premier in carica, quella specie di ibrido un po' Pierino, un po' Berlusconi, un po' ducetto da strapazzo mi riempie di sgomento.
Ci ho messo molto e ho deciso di prendere una pausa lunghissima dalla scrittura immergendomi il più possibile nel clima delle miserie italiche per scavare a fondo sul modello comunicativo del Fonzie toscano e sui motivi antropologici che lo hanno reso così popolare in un'Italia davvero stremata.

Diciamolo subito chiaro e tondo, Renzi è riuscito in un miracolo. Ha fatto in Italia in un anno o poco più quello che Berlusconi &C. non avevano saputo fare in 25 anni.
Se dalla "cura Monti" il paese era uscito stremato e intontito, dalla supposta Renzi probabilmente non si riprenderà mai più, o meglio uscirà così trasformato da sembrare un organismo geneticamente modificato: un pò come il mais con il DNA dei tonni, solo che qui stiamo parlando di un paese occidentale con i diritti della Colombia.

E' inutile andare a fare una disamina complessiva di quello che sta accadendo, c'è stato qualcuno molto più bravo di me nel ripercorrere ogni passaggio della storia che va dal Jobs Act, alla riforma elettorale, alla Buona Scuola, alla ventilata riforma della Pubblica Amministrazione e via discorrendo   


La cosa che davvero mi terrorizza dell'uomo politico di cui sopra è il modello comunicativo e la struttura di pensiero che lo accompagnano.
Come ha evidenziato il professor Alessandro Amadori il modello comunicativo del buon Renzi è quello del pistolero, sempre impegnato in un duello, uno contro uno, con una categoria sociale o addirittura contro un singolo individuo.
Questo lo differenzia pesantemente da Berlusconi che concentrava la propria narrazione sulla costruzione di un nemico esterno potente ed etereo, nascosto nell'ombra e pronto a colpire: i Comunisti che hanno rovinato l'Italia e il mondo intero, solo per citare l'esempio più famoso.
Renzi ha bisogno di colpire qualcosa di concreto, di visibile, di riconoscibile per la strada: il sindacato che dice sempre no, la sinistra che vuol solo perdere (cioè tutti coloro che da sinistra gli dicono che lui ormai è saldamente a destra), coloro che non capiscono l'importanza del cambiamento, i giornalisti prezzolati.



Renzi è un corridore, ma non corre per il bene del paese, corre perché ha bisogno di smarcarsi in fretta dai pasticci che combina e focalizzare l'interesse dell'opinione pubblica su qualcosa di diverso, di nuovo e di altrettanto discutibile (così non parli più del guazzabuglio precedente).
Tutte le sue "riforme" sono un pasticciaccio e crolleranno da sole come neve al sole, buone solo a incasinare l'ovvio, a focalizzare il problema laddove il problema non c'è.
La scuola italiana andrebbe benissimo così com'è senza presidi con i poteri dell'Uomo Ragno, basterebbe che si cominciasse a dargli i soldi che merita, magari cominciando a non sovvenzionare scuole private spesso indegne e classiste.
Tanto per essere chiari fin troppi genitori italiani non iscrivono i bambini alle scuole pubbliche perché non vogliono che frequentino le classi insieme ad alunni figli di extracomunitari (la scusa è che il programma si rallenta ma i dati dicono che sono balle visto che i ragazzi usciti dalle private hanno un tasso altissimo di bocciature alle superiori ) e uno stato che vuole essere degno di questo nome non può sovvenzionare il classismo e il razzismo.
Casati, il primo ministro della pubblica istruzione d'Italia (1859 - 1869), scriveva che ogni investimento nella scuola era un investimento con guadagni da usura, poiché ogni soldo messo nella scuola ne faceva fruttare centinaia in ritorno economico per generazioni più competenti e pronte alle sfide del mondo.
- Per la cronaca, Casati non era un comunista... - 

Renzi semplicemente se ne fotte, corre come un treno, umiliando gli insegnati con il video della lavagnetta che, non sto scherzando, mi ha fatto venire i conati di vomito per la sua rozza teatralità (ci mancava Valentina Nappi vestita da professoressa sexy e c'era tutto)... il sottotesto del video è talmente chiaro da essere rivoltante: gli insegnanti sono come dei bambini che devono imparare con un metodo semplice e chiaro, come alle elementari, gessetti colorati e frasi brevi (e sbagliate grammaticalmente).

Renzi corre, corre come un treno anche per le elezioni regionali. Poi chi se ne fotte se in Campania nelle liste del suo candidato ci sono entrati cani e porci (e mi spiace per i cani e i porci a quattro zampe che non si meritano il paragone).
Chi se ne frega se lo stesso De Luca è condannato in primo grado per 4 reati tra cui il peculato la concussione e la diffamazione e se, cosa ben più grave è stato prescritto (dopo 20 anni di Berlusconi abbiamo ancora bisogno di spiegare che prescritto non significa assolto ma colpevole che non si può mandare in gabbia?) per un reato come lo sversamento di rifiuti tossici.


Renzi corre in Liguria, ma qui forse la corsa subirà la prima battuta d'arresto, giusto perché la gente si è accorta che la signora Paita non è proprio l'esempio di moralità che si voleva per risollevare le sorti di una regione che ne ha un pò le palle piene di abusi edilizi e politici.
Corre, Renzi, e fa correre file di cittadini extracominitari alle urne, pur di far fuori un rompiscatole che avrebbe potuto dargli delle grane.


Grazie al cielo siamo nel paese dei tromboni a reti unificate e, come sempre, troviamo lo strillone di corte che ciclicamente ci dice che i suoi sforzi da titano centometrista sono stati premiati e stiamo uscendo dalla crisi.

Il PIL è cresciuto di un timido 0,2% nell'ultimo trimestre (grandi applausi dalla platea).
Magari perché da gennaio ad aprile si sono dovute costruire tutte le infrastrutture intorno ad EXPO che 6 anni di pura ignavia prezzolata si sono scordati di costruire e già che ci siamo ci siamo allargati un pò costruendo anche un sacco di cose inutili tipo parcheggi da 30000 inutilizzati.
E magari il PIL sarà intorno allo 0,1% anche nei prossimi mesi per effetto dell'EXPO sulle industrie italiane e sull'occupazione (precaria, fottuta e di breve periodo).

Adesso ci sono le vacanze, poi bisognerà correre ancora su qualche altro pasticcio infernale, anche perché a novembre, a EXPO terminato la disoccupazione ricomincerà a crescere e il PIL ricomincerà a calare.
Bisogna solo capire chi impallinare a settembre.
Io due idee me le sono fatte: quei bastardi dei lavoratori pubblici che non sono nemmeno finiti sotto il job Act (cattivoni) e la sanità... troppo pubblica.
dopo la buona scuola si potrebbe fare IL MAGNIFICO PRONTO SOCCORSO... meno dottori ma più poteri ai primari di mandare via chi rompe le scatole con un calcio in culo (personale sanitario o malati chi se ne fotte).

Mi raccomando sono solo idee, magari non si tratta di questo... la corsa è ancora lunga, non sai mai chi ti trovi a sgambettare sulla pista per arrivare primo.  










mercoledì 26 marzo 2014

LA FRETTA DEL RIFORMATORE

"Non è detto che ci saranno dei tavoli, perché abbiamo tempi molto stretti", sottolinea il ministro a chi le chiedeva di un confronto con le categorie del pubblico impiego sulla riforma dello Stato: "Non lo so, può anche darsi, ma non per forza. Abbiamo chiesto ai sindacati proposte oltre il piano Cottarelli". Quello della Madia suona come un vero e proprio appello rivolto ai sindacati: "Di aiutarci a trovare risorse per la P.A., in particolare a me sta a cuore mettere risorse sull’entrata di nuove energie, di ragazzi e ragazze che da troppo tempo non riescono ad entrate in modo sano nella Pubblica Amministrazione". Quindi, sottolinea Madia, "mi auguro che i sindacati siano i primi a collaborare con noi" (il fatto quotidiano).
Queste in sintesi le parole della ministra Madia di ieri a chi le chiedeva del rapporto tra sindacati e governo nella riforma della pubblica amministrazione.
Se lo avesse detto Brunetta solo un paio di anni fa ci sarebbero le barricate, adesso a nessuno frega più un niente.
Ma sì, ma dai, che vuoi che importi... il sindacato, se vuole entrare in gioco per dire la sua, deve fare proposte alternative di riforma globale e poi io, ministro della pubblica amministrazione, se ho il tempo me le leggo, ma non è detto.
Questo è l'atteggiamento della peggior destra populista che tratta le parti sociali con disprezzo.
Nel caso dei sindacati che negli ultimi anni sono stati completamente egemonizzati dallo stesso PD la cosa fa sorridere.
Intere categorie (tra cui la stessa Funzione Pubblica CGIL) sono ormai solo e soltanto lo specchio delle sezioni PD di questo o quel comprensorio e spesso, per quanto un sindacalista di base sia uno in gamba non può entrare in apparato se non ha in tasca la tessera del PD, con grande svantaggio per i poveri lavoratori che si trovano a dover avere a che fare con sindacalisti ignoranti ma posizionati politicamente dalla parte "giusta".
Forse qualcuno di questa cosa avrebbe dovuto avvertire la signora Madia, e anche il suo capo, il dott.Renzi, anche per evitare qualche figuraccia di troppo, rischiano di perdere più di un militante se continua così anche perché qui è tra di loro che non si ascoltano.
Comunque, per stare sul pezzo, dire al sindacato che se vuole entrare in causa deve creare proposte globali alternative al piano Cottarelli e poi discutere, equivale a dire a un pilota di aerei che se vuole dire la sua sulla sicurezza del volo che deve pilotare e dei passeggeri che trasporterà, deve conoscere il funzionamento dell'intero piano industriale dell'azienda per cui lavora.
Magari il ministro non lo sa, sarebbe il suo mestiere, questo sì, ma non importa, ma di norma un piano di riforma si costruisce, si apre un tavolo con le parti sociali (tutte non solo quelle che ti piacciono al momento) se ne discute e si esce con una serie di miglioramenti... che poi le parti sociali non escono dalle selezioni del grande fratello, come pensa la ministra, ma dai voti dei lavoratori nelle imprese e sono rappresentanti di questi ultimi tanto quanto (e più) del ministro e dei suoi tecnici.

Ma sono solo tecnicismi, il vero problema non sono le semplici, per quanto brutte e prive di senso, parole della signora ministra. Qui il problema è di carattere globale, è un problema di imprinting.
Questo governo, questa generazione di TURBOPOLITICI è nata molto male, perché è nata sotto l'impronta del ritorno immediato di immagine.
L'immagine, per questi pseudo statisti è tutto e, in questo periodo di crisi, gli spin doctor dell'immagine hanno loro insegnato che è necessario dare l'impressione di sapere immediatamente quello che si fa, di essere sempre due passi avanti, non politici, amministratori della cosa pubblica per delega dei cittadini (che manco li hanno mai votati), ma super eroi che combattono per il Bene. 
in questa epica della salvezza, come in tutti i fumetti e film sui supereroi, si gioca sempre tutto all'ultimo secondo, non c'è tempo per ragionare, bisogna fare in fretta, non c'è tempo,. bisogna disinnescare la bomba prima che esploda e il timer è già a meno 5 secondi.

All'affermazione di ieri della signora ministra, sempre che tra i vari cameraman ci fosse stato un singolo giornalista, e non credo proprio, la domanda sarebbe dovuta semplicemente essere: "Ma se si aspettano per esempio quindici giorni cosa accadrebbe all'Italia? Il fallimento? La morte per inedia? La peste?" tanto più che dalle nostre parti le riforme non si impantanano sui tavoli della concertazione, ma tuttalpiù, nelle fogne degli emendamenti in Parlamento.

Avevo smesso di scrivere perché trovavo inutile continuare a rimarcare l'ovvio disgusto per questo genere di cose, avevo deciso che non era più mia intenzione occuparmi di politica, ma davvero, in questo paese non è etico smettere di parlare smettere di urlare la propria indignazione. 

martedì 25 marzo 2014

PAURE D'EUROPA

L’Europa ha paura.
Questo l’ho capito a sufficienza guardando qualunque giornale istituzionale in Italia… lo avrebbe capito pure un analfabeta, vista la profusione delle fotografie di Marine LePen che si sono viste ultimamente.
ImageQuello che non ho ancora ben chiaro in testa è di che cosa abbia paura l’Europa, lo so, me lo hanno insegnato a scuola, quando si parla di politica ci sono parole che immediatamente mettono agitazione nelle masse, che poi, spaventate a loro volta sono disposte a fare le solite scelte “ragionevoli” e “responsabili”. In effetti fino a qualche tempo fa la cosa ha funzionato per benino, ci siamo esercitati con le grandi epidemie di inizio millennio, ma poi con parole come default e spread abbiamo fatto davvero il botto.
D’altra parte il meccanismo psicologico che soggiace alla creazione della paura come pastore delle masse è evidente: se eleggo qualcuno per prendere delle decisioni al posto mio devo sapere che questo qualcuno saprà che pesci prendere anche quando io non ci ho capito più nulla da un bel pezzo; ora, se questo qualcuno mi dice di aver paura è legittimo che io sia terrorizzato e, se poco dopo questo qualcuno mi dirà che per evitare la fine devo fare esattamente quello che dice, anche se non è sicuro che sul lungo periodo funzionerà, io cercherò in tutti i modi di assecondare il mio eletto.
In pratica, questo meccanismo psicologico di accomodamento, segue la logica per cui un individuo, se isolato da un gruppo sociale, tende a prendere le decisioni che lo rassicurano maggiormente e gli lasciano l’illusione che non incorrerà in danni fisici.Image
Ora, a meno di due mesi dalle elezioni europee, viene fuori che l’Europa ha paura dell’avanzata dei movimenti euroscettici, e ce lo vengono a dire proprio tutti.
Napolitano, che se ha paura lui allora io sono proprio terrorizzato; Renzi, Letta, perfino Berlusconi che non ha paura praticamente di nessuna nefandezza si scopre europeista e dice di aver timore di quelli che fino a ieri lo hanno sostenuto e votato.
Mi dicono che tra gli impauriti ci sia pure Vendola.
In giro per l’Europa il fantasma della paura si è impadronito, dicono, pure della Merkel e di Barroso, gente che fino a ieri non avrei voluto incontrare di notte in un vicolo buio.
Dalle nostre parti qualcuno si è messo ad avere di nuovo paura pure della Lega.
Non temete cari amici e compagni, la paura funzionerà a meraviglia, e alla fine andranno tutti a votare i partiti della sicurezza e della disciplina, quelli che magari ti stanno prendendo per un bancomat da almeno sei anni, giocando a non fare finire una crisi che ormai e solo un pretesto per arricchire i ricchi sulle spalle del popolo, ma che rappresentano la moderazione dei toni, la sicurezza… quelli che te li immagini seduti sul divano con il plaid sulle ginocchia a sorseggiare the coi biscotti.
L’alternativa è portare in Europa gli euroscettici, quelli che te li immagini sulla carcassa di un’auto data alle fiamme con una spranga in mano… poi qui il trip cambia un attimo ma solo sulla base del tuo partitone di riferimento.
Se voti SeL ti immagini il fascista di Alba Dorata, nero vestito e con i capelli rasati, la svastica tatuata e la mazza di ferro con scritto Got mit uns.Image
Se voti il Forza Italia e tutto il marasma da quelle parti ti immagini il sovversivo di sinistra, il comunistone che mena fendenti con una chiave inglese al grido di “Potere al Popolo” e “Bandiera Rossa”
Se voti il PD…. uguale a Forza Italia, solo che non ti ricordi più come fa Bandiera Rossa e la confondi con La mia Banda Suona il Rock del compagno quartinternazionalista Ivano Fossati.
Ora, in Francia è semplicemente successo quello che doveva accadere. Il Front National è arrivato al 4,6% utilizzando le parole che l’Europa stessa gli ha messo in bocca. Un cittadino qualunque può pure non avere nessuna cognizione politica ma alla fine si sarà accorto che le grandi promesse di stabilità fatte nel 2000 alla vigilia della moneta unica erano solo una bufala.
Ci si sarà pure accorti che a parte un timido tentativo di Costituzione di stampo neoliberista, l’Europa non è assolutamente una nazione ma semplicemente un trust di banche utile a drenare i pochi soldi dei lavoratori e a bastonare chi è in difficoltà per girare il tutto in fondi in difesa del grande capitale.
Senza andare a scomodare pensatori contemporanei bisognerebbe andare a rileggere gente come Hobbes e il suo Leviatano per capire bene dove siamo arrivati. Uno può pure consegnare se stesso al Leviatano, ma in caso di grande crisi questo mostro inarrivabile deve pur difendermi, altrimenti sono legittimato a distruggerlo.
In altre parole, le condizioni del caos europeo le hanno costruite  questo branco di neoliberisti feroci che, mentre si impegnavano a distruggere l’Europa sociale (e quindi le sinistre a partire dai Comunisti) hanno fornito un intero vocabolario alle estreme destre (da Alba dorata al Front National, passando per l’FPO e il BZO austriaci e via discorrendo) e a partiti populisti antisistema come il nostro M5S che si appresta a fare il colpaccio alle prossime elezioni.
Che poi in un vero caso di schizofrenia collettiva da una parte spalleggino i Nazisti all’est dell’Impero in chiave antirussa e dall’altra li temano in casa loro è ancora più confiusivo per lo spettatore comune.
In questa situazione, dopo anni in cui ci si è impegnati a svuotare completamente di qualunque spirito rivoluzionario il pensiero di sinistra, fino a sentir definire estremisti quelli come noi da gente che fino al giorno prima andava a caccia di voti nei vari centri sociali del nord Italia, gli unici a dare al popolo un miraggio di cambiamento sono le destre estreme; quelle che dicono: “Noi le promesse le manteniamo, magari per mantenerle dobbiamo lastricare le strade di cadaveri, però le manteniamo”.
D’altra parte gli altri non prevedono nulla se non andare avanti tale e quale a prima, bisogna solo capire chi sarà il prossimo Baciato dalla Troika. 
Io da comunista non sono certo tranquillo, ma nemmeno spaventato a dire il vero, tutte le alternative mi paiono ugualmente mostruose.

lunedì 15 luglio 2013

A TARANTO SI MUORE DI FUMO... di sigarette!


Dottore: “lei ha un tumore maligno”
Paziente: “Mio dio dottore, ma da cosa può essere dipeso?”
Dottore: “Non so ci sono fattori ambientali e fattori personali, lei dove lavora?”
Paziente: “Lavoro presso un’acciaieria molto famosa del sud Italia, ho cominciato a 23 anni, sa per quelli della mia città è normale lavorare lì, poi mi sono sposato e ho comprato una casa proprio a ridosso della fabbrica in un quartiere che si chiama Tamburi, il bello è che sono così vicino al posto di lavoro che posso sentire l’odore acre delle ciminiere anche quando sono fuori turno”
Dottore: “Questo è interessante, mi parli delle sue abitudini”
Paziente: “Lavoro molto e il resto del tempo cerco di dedicarlo alla famiglia e agli amici, se non sono in fabbrica qualche volta vado con gli amici allo stadio, o ci vediamo al bar per bere un paio di birre, altrimenti porto i miei figli al mare, sa anche mio figlio di 9 anni soffre di asma da quando ne aveva 2 e la bimba ha sempre la bronchite”
Dottore: “Da quello che mi dice credo che la causa più probabile del suo tumore siano le due o tre birre che si beve con gli amici, comincerei a togliere quelle!”

Sembrerebbe paradossale, una farsa nera e ridicola, addirittura indegna, se non fosse che non è una farsa.
Se non fosse che ieri il signor Enrico Bondi abbia dichiarato: “È erroneo e fuorviante attribuire gli eccessi di patologie croniche oggi a Taranto a esposizioni occupazionali e ambientali occorse negli ultimi due decenni, Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”.
Siamo alle solite pantomime da basso impero che stufano ancor prima di averle commentate se non fosse che questo è cercare di banalizzare per non essere accusato della colpa di migliaia di morti.
Come quando le multinazionali del tabacco dicevano che non c’era alcuna correlazione diretta tra il fumo e il cancro, peraltro metterei il signor Bondi a discettare della cosa con qualche luminare pagato dai tabacchieri tanto per farmi due risate: “No guardi che la colpa è delle sigarette, fumo di tabacco e cancro sono correlati”
“lo dice lei, l’inquinamento è la vera causa del cancro”
Sì perché, vedete, a parti invertite le stesse scemenze che ieri ha sparato Bondi, le dicevano le multinazionali del tabacco quindici anni fa, negando la propria responsabilità con l’aumento dei tumori sostenevano che la vera causa fosse l’inquinamento atmosferico.
Cosa c’entri poi l’alcool con il tumore al polmone me lo deve spiegare il signor Bondi, perché da ciò che so io l’alcolismo è responsabile di molte patologie gravissime tra cui il tumore del fegato, dello stomaco, dell’intestino, del tratto gastroduodenale, è inoltre responsabile di alcune malattie al sistema nervoso, ma proprio del tumore al polmone, e soprattutto del mesotelioma proprio no! Però forse il signor Bondi ha in mano dati che possiede solo lui e che dovrebbe rendere pubblici alla comunità scientifica, ci sono delle vite in ballo, per dio!
All’inizio, quando ho letto questa notizia mi sono indignato, ma poi ho subito pensato, sei italiano santo celo, gli italiani non si devono indignare, devono stare buoni buoni nel recinto e bere tutte le cavolate che gli propinano.
Quindi ho cominciato a contare, tanto per rilassarmi un po’:
1)    In Puglia, dice Bondi, c’è difficoltà di accesso alle cure mediche e agli screening, strano perché la media dei posti letto per malati in Puglia è di 3,65 per 1000 abitanti in linea con il resto d’Italia e di molto superiore al resto del sud, eppure a Taranto si muore di tumore molto più che in provincia di Reggio Calabria o di Campobasso (per citare le due province con la sanità più carente) forse a Taranto e provincia ci sono pochi reparti di oncologia, e invece no, in provincia di Taranto ci sono ben 5 ospedali che forniscono cure specialistiche in oncologia, solo Bari in tutta la regione sta al passo, eppure si muore di tumore più a Taranto che non in provincia di Brindisi dove di polo ospedaliero per il trattamento dei tumori ce n’è uno solo.
2)    Il presidente della provincia di Foggia dovrebbe immediatamente pubblicare un libro su come a fatto a convincere i suoi concittadini a smettere di fumare e di bere, così dovrebbe fare anche il presidente della provincia di Bari, di Lecce e di tutte le altre province della Puglia, salvo quel cattivaccio del presidente della provincia di Taranto, infatti i tumori in generale in Puglia sono quasi sempre inferiori a quelli registrati a Taranto.
3)    Anzi a guardar bene i tumori ai bronchi e quelli al fegato (quelli più comuni nei fumatori e nei bevitori cronici) sono anche un pelo più bassi nella provincia di Taranto che non in altre province, invece se andiamo a vedere una particolare specie di tumore, il Mesotelioma, scopriamo che a Taranto l’incidenza e 4 volte superiore a quella di alcune province e 5 volte superiore a quella della media italiana… sapete dove trovate la stessa incidenza di mesoteliomi? A Porto Marghera e a Monfalcone, non c’è che dire, il Ministreo della Salute deve approntare immediatamente un programma di recupero per impedire a tutti questi operai di bere e fumare così tanto.
4)    Certi atteggiamenti così vergognosamente (o meglio criminalmente) faziosi, uno se li aspetta dal padrone dell’azienda, d’altra parte il padrone deve fare profitto e gli operai sono derubricati alla voce “costo del lavoro”, certo uno non se li aspetta da quello che essendo stato messo lì come commissario straordinario non ha nulla da perdere né da guadagnare a essere un po’ più serio e meno arrogante.

Taranto piange in continuazione i suoi morti e non si merita di essere presa in giro dall’ennesimo “servitore” dei potenti con la risposta facile sulle labbra.
Ma siamo sempre in Italia e la dignità ce la siamo persa per strada da un bel pezzo.

domenica 23 giugno 2013

QUELLO CHE NON DEVE NASCERE... insabbiamenti giornalistici alla nascita di Azione Civile


Ieri tra le tante cose che NON sono successe è Non nato un movimento politico.
Che cosa significa la contorta frase d’incipit a questo pezzo?
Significa che ieri presso il centro Frentani di Roma ha avuto sede l’assemblea costituente di Azione Civile, il nuovo soggetto politico che nasce dalle ceneri del progetto Rivoluzione Civile, strozzato in culla da molti burocrati che pensavano di saltare sul solito carretto per cercare di tornare in parlamento e che poi, una volta vanificato il loro piano hanno ben pensato di mollare baracca e burattini e tornare a farsi i loro giochini, mollando tanti militanti benintenzionati nel nulla (ovviamente nella speranza che alle prossime elezioni i militanti continueranno a votare il prossimo agglomerato di sinistra senza idee).
Cosa sarà questo movimento politico non lo so, staremo a vedere, come siamo stati a vedere negli anni tutti i movimenti di sinistra e destra e centro.
Non sposo mai le idee, non è il mestiere del giornalista.
Quello che chi scrive di politica deve fare è osservare, valutare, confrontare e, ultima azione necessaria, criticare.
Il nostro mestiere è quello della critica, senza non siamo giornalisti ma lacché.
Appunto, mi domando come mai né ieri né oggi sui giornali on line e sui quotidiani appaia la notizia dell’assemblea, se uno non fosse del mestiere nemmeno lo saprebbe (ho fatto la prova).
Certo, è vero, ci sono ben altri fatti di grande importanza a cui dare spazio, tipo la casa palestra di Josefa Idem (Repubblica), l’ennesimo contorsionismo sul fatto che Berlusconi sapeva (anzi no, anzi forse) che Ruby era minorenne (Corriere), la meteorologia, il papa che non va a un concerto… poi foto di uomini nudi per Dolce&Gabbana, foto di donne nude per fotografe emergenti, notizie di politica estera (queste sacrosante, ma come sempre prive di commenti geopolitica rilevanti).
Dell’assemblea di Roma niente.
Allora sono andato a dare un’occhiata a Google tanto per evitare che mi si dica che mi sono dimenticato qualcosa o qualcuno.
Niente nemmeno lì, solo un’ANSA e un lancio su “ilVelino” poi nulla.
Forse ho cercato male, magari sono stato troppo affrettato, un momento, riprovo: “Assemblea Nazionale Azione civile” nessun risultato sulle pagine dei giornali.
“Roma azione civile assemblea nazionale” nessun risultato.
“Azione civile, assemblea costituente” niente nemmeno così, poi alla seconda pagina leggo un link a
Libero, credo sia il giornale e invece è il provider di posta e la notizia è vecchia di due mesi.
Domanda da giornalisti: perché?
Non  è una notizia?
Eppure è un partito che alle elezioni ha preso quasi un milione di voti, magari non gli frega nulla a nessuno ma ci sarà pure un fesso in redazione per fare il copia incolla di un’ANSA e mandare tutto on line (ci vogliono più o meno 30 secondi, 50 se scegli una foto su google).
D’altra parte non si vede il motivo in Italia di un altro movimento politico che rompa la bellissima diarchia PD – PdL che così come, bella e litigarella potrebbe andare avanti per qualche annetto ancora, fino alla definitiva catastrofe.
Il problema è che se di mestiere fai il giornalista le cose le devi raccontare prima che il potente di turno te ne dia l’autorizzazione.
Soprattutto perché nel caso di Ingroia quando si è trattato di riempirlo di fango lo si è fatto in prima pagina con titolone e video.
A me il linciaggio mediatico non piace e nemmeno mi piace l’insabbiamento stile Unione Sovietica 1973. A Scalfari e soci probabilmente sì.

NB non sto qui a dilungarmi sui contenuti della riunione, questo blog non fa politica in quel senso ma visto che nessuno ve lo racconterà mai se volete farvi un’idea di quello che dice questo movimento andate su: http://www.azionecivile.net/?p=634.

Ai giornali bastava scrivere le ultime tre righe per non sembrare proprio dei servi!