martedì 28 dicembre 2010

TUTTI I FASCISTI DEL SINDACO DI ROMA... il curriculum che conta a Roma? I NAR.


Il bravo camerata non dimentica gli amici.
Questo deve aver pensato il buon Gianni “er celtica” Alemanno una volta giunto alla soglia del campidoglio.
Certo è difficile, perché uno con il suo curriculum di amici ne ha proprio tanti, e poi alcuni sono stati così sfortunati, porelli.
Sistemarli proprio tutti non si può ma pare giusto provarci e dove meglio se non nelle aziende municipalizzate romane.
Con tutti i problemi di bilanco che ci stanno, deve aver pensato il povero Gianni “er celtica”, con la possibilità di finire a gambe per aria coi registri in tribunale, figurati se si accorgono che ho sistemato figlie e figlie delle amiche, parenti, vecchi camerata, giovani picchiatori della nuova estrema destra romana e chi più ne ha più ne metta.
Appunto chi più ne ha più ne metta, perché uno potrebbe pure fare finta di niente se piazzi la figlia di un vecchio amico che ha a malapena finito ragioneria alla tesoreria del comune o al consiglio di amministrazione dell’AMA, però se si vuole fare una vera figura da stronzi, bisogna fare le cose col botto.
Che cosa avrà pensato Er Celtica, quando ha fatto assumere come impiegato all’ATAC nientepopodimeno che l’ex terrorista NAR FRANCESCO BIANCO?
Avrà pensato che tanto nessuno si ricorda più che cosa sono i NAR figurati se si ricorderà del buon Bianco processato per omicidio, rapina, tentato omicidio, aggressione, banda armata,…
Ci pensiamo noi a ricordare ad Alemanno che genere di gente frequentava in gioventù e magari a ricordare ai romani chi hanno votato sindaco con la scusa della sicurezza e dei ROM.

I NAR (nuclei armati rivoluzionari) furono fondati nel 1975 da un gruppo di balordi fascistoni, a capo del gruppo c’erano i tre allegri Giusva Fioravanti, la sua fidanzatina, poi moglie Francesca Mambro, e il di lui fratellino Cristiano. Loro definivano il loro movimento Spontaneismo Fascista Organizzato.
Fascisti a tutto tondo non si sono mai tirati indietro nell’onorare la causa e nel miglior stile nero si sono legati ai peggiori balordi della loro zona, che essendo a Roma erano ovviante i politici e la banda della Magliana.
Non sono mai riuscito a capire fino in fondo chi fosse più organico a chi, se la Magliana ai NAR o viceversa ma credo che a questo punto lo andrò a chiedere al sindaco Alemanno, sta di fatto che di belle cose i simpatici amichetti della nerissima Roma ne hanno fatte.
Una cosa che mi ha sempre colpito è che con la banda della Magliana il gruppo divideva soprattutto il deposito delle armi, nei sotterranei del MINISTERO DELLA SANITA’
Tra l’altro bisogna dire che Alemanno non ha scelto a caso, il buon Francesco Bianco è diventato famoso agli onori delle cronache perché fu autista del commando armato che uccise nel 1978 Francesco Anselmi durante una rapina all’armeria Centofanti.
Autista dei terroristi, assunto all’azienda dei trasporti, ora abbiamo capito quali sono i criteri di selezione utilizzati dal sindaco di Roma.

Troppi anni sono passati da quei brutti giorni deve aver pensato Er Celtica, chi vuoi che se ne ricordi più… così ha fatto assumere il suo amichetto Bianco all’azienda dei trasporti.
Come lo ripaga Bianco? Lavorando poco anzitutto visto che aveva il tempo di scrivere un sacco di bei pensieri su facebook agli amichetti suoi che condividono il suo pacifico pensiero:
«C’ho i rossi sotto la rimessa», avverte via Facebook Francesco Bianco. E Stefano risponde all’appello: «...che famo... caricamo». «Napalm a pioggia Fra’...»
(fonte il messaggero)
di metodi per fermare la manifestazione degli studenti che sta avvenendo sotto la sede dell’ATAC Bianco e i suoi amici ne hanno davvero tanti…
[…]Susanna sembra meno interessata al dialogo, più ai metodi. Al napalm preferisce, «il classico olio bollente efficace ed ecologico». E Bianco propone una gamma di soluzioni alternative: «Due colpi di mortaio? Pece bollente o piume d’oca? L’ho sempre detto che le donne nostre so’ più tranquille...». E infatti Jessica: «L’olio bollente non è ecologico, inquina! sono per due sane manganellate... sono per l’attività fisica!». E due righe più avanti «...me so’ scordata... pure due carci al culo». Susanna però insiste: «No, l’olio è ecologico se lo prepari secondo la “tradizione”...». Ma Silvia non recede, torna alla carica, ispirata forse da Apocalypse Now, la scena è quella degli elicotteri, accompagnati dalla Cavalcata delle valchirie di Wagner «...napalm come se piovesse... non lascia tracce e disinfetta».
Che bella combriccola di gente raccomandabile che sono gli amici di Bianco, ma non ci preoccupiamo troppo i problemi sono altri.
Si perché pare proprio che Giannino alemanno non se ne voglia lasciare scappare nemmeno uno dei suoi vecchi camerata e sempre sul messaggero troviamo una bella lista di fascisti impiegati, nella pubblica amministrazione romana:
Il suo nome si aggiungeva a un elenco, una “fascistopoli”, ramificazione interna della stratificata parentopoli Atac. Il nome di Bianco venne associato all’altro ex estremista. Gianluca Ponzio, anche lui assunto all’Atac come capo del servizio relazioni industriali, buon amico di Antonio D’Inzillo e vicino a Gennaro Mokbel, implicato nello scandalo Finmeccanica, nonché in contatto con Stefano Andrini, ex di Terza Posizione assunto dall’a.d. Panzironi e promosso manager Ama.

Ma si, sono bravi ragazzi che hanno sbagliato e poi, se riesci a organizzare un gruppo terroristico saprai pure organizzare un’azienda di nettezza urbana, inoltre se Alemanno da ex picchiatore fascista è riuscito a diventare sindaco e se La Russa è passato dal lancio di bombe a mano alla difesa dei poliziotti, anche loro possono trovare un impiego “tramite raccomandazione” come ammette candidamente Bianco “annate a lavorà e se no fateve raccomandà”.
Comunque il sindaco dovrebbe ascoltare il suo amico, ci sono almeno altri due disoccupati che meriterebbero una veloce assunzione in comune, uno è Luigi Ciavardini, accusato della strage di Bologna, che potrebbe insegnare agli amici del sindaco che le bombe nelle metropolitane, anche se non possono scoppiare è meglio riempirle di polvere nera e non di cemento bianco che poi la gente si accorge che è una fregatura; l’altro è Andrea Insabbato che è pure portatore di handicap, si è fatto saltare un piede mentre metteva una bomba alla sede del Manifesto nel 2000… magari un posticino alle pari opportunità lo si può trovare.

sabato 25 dicembre 2010

L'AMICO DI CL... la new economy in salsa PD


Organici e sodali, contigui e ben distribuiti.
Quando si parla di economia e politica in Italia si parla soprattutto di questi assi ideali.
Non ci sono amici e nemici, non ci sono ideali da difendere, non ci sono gli interessi del popolo.
Ci sono solo gli interessi corporativi delle varie lobby che si sono trasversalmente divise i settori sociali e istituzionali del paese per garantirsi una continuità assoluta nonostante i movimenti della politica e i corsi e ricorsi della storia patria.

Lobby e potentati, in Italia ne esistono di fatto migliaia ma senza paura di essere smentito credo che i più forti e immarcescibili siano 3: universo confindustria (che contiene anche le derive di Merchionne e le sue visioni scissioniste), universo cattolico – imprenditoriale, che in Italia e in Europa ha un unico grande nome, Compagnia delle Opere e, dulcis in fundo, universo delle cooperative con le sue tre centrali LegaCoop, Confcoperative, Agci.
Insieme questi tre grandi gruppi tentacolari si spartiscono più del 60% della ricchezza prodotta in Italia come fatturato e contribuiscono al 75 per cento del PIL nazionale.

Lasciando perdere il caso di Confindustria che ormai è stato trattato e sviscerato con estrema competenza da professionisti molto più blasonati di me credo che sia giunto il momento di parlare dello strano movimento che sta accadendo negli ultimi 10 anni e che la maggior parte degli italiani ignora, anche perché fino ad oggi la maggior parte delle persone ha sempre considerato le cooperative una cosa di sinistra e CL, e il suo braccio armato economico, che va sotto il nome di Compagnia delle Opere, come una realtà della Destra Cattolica.
Due realtà agli antipodi, quindi inconciliabili dal punto di vista dei fini e dei principi.
La verità è ben altra e ben più complessa e parte da molto lontano.
2003, Meeteng di Rimini, kermesse agostana del movimento cattolico fondato da don Giussani, invitato a parlare sul tema “La ripresa di Comunione e Liberazione” l’allora responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani pronuncia delle frasi che avrebbero dovuto gelare il sangue a tutta la sinistra italiana, ma che si sono subito dimenticati tutti:
Se vuole rifondarsi la sinistra deve partire dal retroterra di CL, la vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’800, il partito socialista arriva dopo, il partito comunista dopo ancora e i movimenti del sessantotto sono tutti morti, solo l’ideale lanciato da Cl negli anni 70 è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare, è lo stesso ideale che è alla base delle cooperative, un dare per educare.
Scroscio di applausi da parte del popoli ciellino.
Non è una captazio benevolentie tutti sanno che non si arriva a parlare dal palco di CL se non si è, in un certo qual modo, organici al movimento e tutti sanno (o sapevano) che Bersani non è un politico qualsiasi nella sinistra italiana.
Bersani è il primo ad avere capito che politica di sinistra e imprenditoria non possono più essere nemici, l’equazione che funzionava nella prima repubblica (chi governa tiene le leve del potere e diventa padre e padrone dell’imprenditoria) è arrivata alla fine già nel 1989, sulla politica che conta soffia un vento nuovo, si chiama Sussidiarietà: lo stato non ha più interesse a tenere in piedi le costose macchine del wellfare state, se ne vuole sbarazzare e deve demandare il tutto a terzi.
La politica qui gioca un ruolo diverso, non è più un problema di potere ma un problema di contrappesi, di accordi sottobanco, di piccoli giochetti di prestigio aziendali decisi all’interno delle commissioni parlamentari.
Non importa più a nessuno chi esce vincitore dalle elezioni, perché i politici sono espressione dei potentati economici e comunque sono al posto giusto (il parlamento) per fare pesare gli interessi del proprio gruppo e trasversali a tutti i partiti in modo da potere votare coesi in ogni caso.
Le elezioni sono sempre più una farsa e gli italiani, per mandare un segnale non votano più, ma a chi governa non importa proprio niente, perché non è di questo che si deve occupare un politico della seconda repubblica, la sua mission è il profitto.
Bersani tutto questo lo ha bene in testa, lo ha spiegato molto bene ai suoi più stretti collaboratori e sodali di partito, l’esultanza di Fassino in questa ormai famosa intercettazione lo dimostra:
Consorte: Ciao Piero, sono Gianni.
Fassino: Allora? Siamo padroni della Banca?
Consorte: È chiusa, sì.
Fassino: Siete padroni della banca, io non c'entro niente (ride).
Consorte: Si, sì, è fatta.
Fassino: È fatta.

(fonte Repubblica 13 giugno 2007)

Tutti arrivano sempre fino a qui, forse sarebbe bene andare avanti un pò nell’intercettazione per capire meglio come stanno le cose:

Consorte: Alla fine viene fuori che noi abbiamo... eh... diciamo quattro banche... dunque, quattro cooperative...
Fassino: Sì..
Consorte: Che sono...
Fassino: Che prendono?
Consorte: Quattro cooperative il 4% (...)
Fassino: Diciamo Adriatica, Liguria...
Consorte: Piemonte... e Modena.
Fassino: E Modena, perfetto. E poi?
Consorte: Poi ci sono, diciamo quattro banche italiane...
Fassino: Sì.
(fonte Repubblica 13 giugno 2007)


Sistemi di contrappesi, cooperative, banche, prestanomi che fanno operazioni pericolose in nome di non si sa bene quale benessere economico del partito.
Non è una cosa così strana è il sistema di potere economico del terzo millennio, nulla si crea nulla si trasforma, si passano titoli si costruiscono holding che comprano holding che creano finanziarie che si passano pacchetti di azioni, il lavoro non c’entra niente, anzi, senza operai tutto funzionerebbe ancora meglio…
Bersani, Fassino, D’Alema, Veltroni, lo hanno capito fin troppo bene, benvenuti nel nuovo mondo della politica!
Certo c’è qualcuno a sinistra che proprio non ne vuole sapere e che bisogna “normalizzare il prima possibile” (Veltroni aprile 2008, parlando di Rifondazione comunista e Comunisti Italiani – Fonte la Stampa – 15 maggio 2008) lo si farà durante le elezioni del 2008 dove la campagna elettorale del PD era giocata non tanto contro Berlusconi (“il nostro competitor” come veniva definito da Veltorni che non lo nominava mai) ma piuttosto contro Bertinotti e Vendola, poi c’è quell’imbecille di Romano Prodi che però con la sua maggioranza risicata rischia di cadere al primo soffio di vento e a cui, certamente non si offrirà un paracadute e, in fine, c’è il sindacato, l’ala operaia della CGIL, rappresentata dalla FIOM e dall’area sinistra, ma quelli si possono marginalizzare attraverso un congresso ad hoc vinto con qualche piccolo trucchetto da una maggioranza più vicina al PD e più disposta a vedere il mondo dell’impresa non come una controparte ma come un socio in affari.
Il gioco è fatto, non ci sono più rivali, c’è solo alta finanza e tanto amore.
Certo, purtroppo sono scomparsi pure gli operai e ci si deve attaccare a Gianfranco Fini se si vuole dare un’idea di cambiamento e di voglia di riscossa ma tanto ormai gli italiani non sanno più cosa credere e va bene così.

Liberi da queste pastoie politicanti è giunto il momento di fare le cose serie: gli affari.
Chi meglio di Compagnia delle opere può essere di sponda alle operazioni di finanza del nostro gruppo di ex compagni di sinistra che fanno l’occhiolino alla new economy.
Compagnia delle Opere 41 sedi in Italia e in altri 17 paesi, possiede 34000 imprese e 1000 aziende no-profit nel mondo (3 delle quali sono multinazionali dell’agroalimentare con fatturati coperti) un giro di affari fatturato di 70 miliardi di euro l’anno (dati della stessa CdO ritrovabili sul sito www.CdO.it).
Certo prima di tutto bisogna abbattere il tabù per il quale con CL non ci si mischia e quindi è meglio fare le cose per bene. Ci pensano i nuovi leoncini del partito a sdoganare il novo sogno del cattolicesimo in salsa PD, il più famoso Amico di CL nel partito è infatti il rottamatore Renzi (sindaco di Firenze) poi una lunga schiera di simpatici giovanotti e meno giovani.
Tutti a dire che certe differenze sono “old” e non più “cool” con le loro facce da “jung manager”.
Poi bisogna capirsi, perché si sa, per lavorare bene bisogna essere tutti insieme ma ognuno a casa sua. Bersani è il riferimento delle Coop e su quello non transige, per le coop e sulle coop si giocano molte delle sue riforme, e qui bisogna capirsi bene perché cane non deve mangiare cane.
CL rimanga tangenziale in alcuni settori e il PD piloterà appalti per favorire l’entrata del gruppo in alcune regioni “rosse” dove la presenza del gruppo non è proprio gradita dalla popolazione, il PD non romperà le scatole in Lombardia dove ormai non si entra più in un’ASL nemmeno per fare le pulizie se non si è organici al Movimento e CL non si scaglierà contro a certe cooperative sociali emiliane enormi che ormai lavorano peggio dei caporali agricoli in Puglia e Basilicata, trattando i lavoratori come carne da macello… e via discorrendo.
Qualcuno definì questo giochetto arte dei “cucinieri” della politica di CL.
Io so solo che qui il popolo paga, il popolo viene sfruttato e qualcuno, sulla scorta del guadagno personale ingrassa.
Alla faccia della socialdemocrazie e del rispetto per la persona.

mercoledì 22 dicembre 2010

LA ZONA ROSSA, i vigliacchi e i "già morti" della politica


“Voi chiusi nella zona rossa, noi liberi per la città” questo slogan sta scritto su uno degli striscioni dei ragazzi dell’università di Roma concentrati in Piazzale Aldo Moro.
Quelli che il ministro della difesa ha definito “vigliacchi”, che detto da da uno come lui è sempre un complimento.
Gli slogan hanno la caratteristica magnifica di sintetizzare la realtà con la velocità di un pensiero, come un pugno nello stomaco o come una carezza.
Voi chiusi nella Zona Rossa, quante zone rosse ha creato questo governo e questa seconda repubblica, nata dal rifiuto della “vecchia politica” del fare potere per il potere e diventata in breve politica del potere per difendere gli interessi economici dei ricchi a scapito di tutti.
Quante zone rosse sono nate qui e lì per l’Italia, la prima volta che ne sentimmo parlare eravamo a Genova, nel 2001 la zona rossa era un pretesto perché non fu mai violata, ci massacrarono nelle strade di periferia e durante i cortei autorizzati ci spararono in Piazza Alimonda e ci deportarono a Bolzaneto.
Poi le zone Rosse sono fiorite per tutte le città, per ogni stupido evento che la mente malata di questo o quello ha inventato, ricordo la più stupida che ho visto a Pavia per l’arrivo del papa dove vennero anche saldati i tombini delle fogne per 1 ora di messa e 3 ore totali di permanenza.
La dimostrazione della debolezza di uno stato, della vigliaccheria di quella classe politica indegna che ormai si autoelegge con le sue elezioni farsa, si autoassolve con le sue leggi ad personas (perché di persone ormai ce ne sono fin troppe) e si autodifende con le sue guardie padane, ché alla fine c’è pure voluto un corpo di pretoriani per difendersi perché come in tutte le dittature il potere finisce ad aver paura di tutto e tutti anche delle stesse forze dell’ordine che dovrebbero garantire stabilità al potere.
La vigliaccheria di questa classe politica si riassume e si compie in questo fiorire di Zone Rosse che magicamente si estendono sempre di più, perché la vera zona rossa è nelle loro teste.
Questi “potenti”; così vigliacchi che trasformano giovani studenti e ricercatori in Assassini Potenziali, così timorosi che vogliono estendere il DASPO ai manifestanti (il come è tutto da chiarire), così sciocchi che si mettono le bombe sulle metropolitane per aumentare la tensione.
Ma mentre loro si chiudono nelle zone rosse, sempre più frequenti e sempre più piccole, perché confinano sempre di più con il loro cervello di vecchi malati, la protesta sfila in periferia, offre fiori ai poliziotti, si allarga alle città minori, si riempie di libri usati come scudi o letti sotto la statua di Giordano Bruno… mentre la città intera, fatta di cemento e di abbandono, di rabbia e di colore (quello vero, della gente, non quello di cartapesta da fare fotografare ai turisti), si apre al vento della giovane protesta libera dalle gabbie e dalle catene dell’ideologia e della politica, la zona rossa incartapecorisce, muore in se stessa, si piega… e con un soffio, sparisce.

domenica 19 dicembre 2010

RUMORE DI SCIABOLE... chi prepara un golpe in Italia?




1) Creare disordini ad arte o favorire l’esacerbarsi di disordini all’interno di manifestazioni spontanee favorendo l’infiltrazione di elementi violenti e non contigui al movimento come le falange anarco insurrezionalista o di estrema destra.
2) Infondere nella popolazione l’idea che i fatti occasionali siano ripetibili più volte senza per questo motivo fornire dati sulla reale importanza del movimento in oggetto e sul potenziale distruttivo in esso presente.
3) Incolpare in modo pretestuoso i partiti di opposizione e le organizzazioni sindacali contigue al movimento stesso di complicità con le devastazioni e i saccheggi senza per altro fornire alcun dato di valore sul contenuto di tali affermazioni per impedire alla popolazione di farsi un’idea coerente di quanto accade.
4) Attraverso la strumentalizzazione di Media compiacenti riproporre in modo ossessivo le immagini degli scontri di piazza e dei violenti possibilmente affiancandoli alle dichiarazioni non univocamente di censura dei leader dell’opposizione.
5) Favorire la presenza sui mezzi di comunicazione di personaggi di forte immagine giustizialista presso che si ergano a difensori dell’ordine presso un pubblico spaventato e diviso.
6) Lanciare allarmi ingiustificati sulla possibile reiterazione degli scontri.
7) Trovare ampi strati della popolazione su cui concentrare l’attenzione che si facciano portatori di richieste di ordine e sicurezza che lo stato non può non evadere.
8) Progettare una nuova fase di scontri e annunciare la decisione di provvedere alla stesura di dolorose ma necessarie leggi speciali per ricondurre il paese in un alveo democratico.
9) Incarcerazione dei leader delle fazioni politiche di opposizione sociale al fine di decapitare la reazione e l’organizzazione spontanea dei gruppi sociali.
10) Instaurazione di un governo di salute pubblica che goda dei più ampi poteri.

Questo piccolo decalogo è una creazione del sottoscritto ma nasce dalla lettura approfondita di 4 documenti che ritengo necessari per comprendere la situazione politica presente:
IL PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA di Licio Gelli, gran maestro della loggia coperta Propaganda 2.
I documenti del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO che negli anni ‘60 con a capo Pino Rauti e tutta l’intellighenzia dell’estrema destra militante progettò la strategia della tensione.
I documenti e i pochi stralci giornalistici che ripercorrono l’avvento del regime dei Colonnelli nella Grecia egli anni 60 (21 aprile 1967).
Lettere sulla preparazione delle purghe staliniane (consiglio la lettura del bellissimo volume “il grande terrore” di Robert Conquest BUR Saggi).

Sentire Maurizio Gasparri, il fascistello di mezza tacca, come lo definì appunto Pino Rauti qualche anno fa, invocare un nuovo 7 aprile 1978 (sbagliano pure anno poveraccio, i fatti accaddero nel 1979) mi ha immediatamente inserito in questo clima da preparazione della giunta militare.
il 7 aprile del 1979 la polizia fece scattare le più grande operazione anti terrorismo del secolo che mise in manette tutti i capi dei partit contigui alle BR tra cui Autonomia Operaia, in manette finì anche Toni Negri considerato uno dei capi ideologici delle Brigate Rosse, cosa c'entri questo con la situazione attuale ce lo dovrebbe spiegare Gasparri che però nel frattempo ha riposto l'unico neurone che ha in cassaforte e che non è più interpellabile fino a nuovo ordine.

Gasparri è ovviamente un utile idiota, non ha nemmeno lo spessore culturale per potere parlare di certe cose ma serve, sicuramente, come apripista intellettuale a quanto qualcuno sta preparando o auspica di preparare.
Il copione è fin troppo chiaro e parte da molto lontano.
La destra cerca di usare i movimenti per colpire il dissenso e rimanere il più possibile al potere, purtroppo alcune caratteristiche dei movimenti fanno buon gioco al piano.
La caratteristica saliente dei movimenti del XXI secolo è sicuramente l’alta permeabilità dovuta soprattutto alla particolare frammentazione dei gruppi organizzati che spesso non superano le decine di individui e che non hanno una reale preparazione politica ma si basano soprattutto su una condivisione di esigenze specifiche: la scuola, la difesa dell’ambiente, le rivendicazioni territoriali come nel caso del No Tav e del No dal Molin. Questo tipo di gruppi è altamente infiltrabile perché privo spesso di servizi d’ordine durante i cortei, di reti nei territori in grado di leggere i segnali e nel caso di fare cambiare improvvisamente i contorni delle manifestazioni rendendole meno aperte.
Per i gruppi della destra estrema, che sono preparati da sempre in modo paramilitare e che sono collegati tra di loro da una serie di reti di contatti diretti e indiretti questo tipo di organizzazione è vera e propria manna dal cielo.
Gruppi di estrema destra come la rete Hammerskin, Forza Nuova o Casa Puond se messi in allerta da politici contigui a questi movimenti, come nel caso di Roma dove mezza giunta ha conosciuto le patrie galere da vicino o da dentro, possono creare azioni di disturbo e di infiltrazione che sono in grado di distruggere interi quartieri delle città per poi dileguarsi perdendosi nei cortei e lasciano che gli scontri degenerino all’infinito.
Se a questo aggiungiamo il contributo degli “Anarchici” (per modo di dire) che passano sotto il nome di Black Block allora si può portare un movimento alla degenerazione violenta nel giro di tre o quattro manifestazioni.

Gli scontri di Roma del 14 dicembre a cui è seguita la presa di posizione in difesa degli organi di polizia e contro i ragazzi del ministro Ignazio Una Bomber La Russa , teso soprattutto a buttare benzina sul fuoco prima, le dichiarazioni del ministro Gasparri poi creano l’humus culturale per arrivare ai punti 5, 6 e 7 del progetto.
Le condizioni politiche al momento sono quello che sono, lo sa chiunque si anche solo prossimale al governo, la puzza di decomposizione ormai è insostenibile, quindi si può scegliere o l’agonia con quello che ne conseguirebbe per personaggi come La Russa, Gasparri, la Brambilla, Alemanno… oppure la deriva autoritaristica che potrebbe dare loro ancora qualche lasciapassare.
Il risultato sarà sempre e comunque la morte del governo e la sua dolce uscita di scena con la complicità di alcuni membri più o meno sicuri dell’opposizione la differenza sarà probabilmente nel numero di morti che e feriti che questo genere di exit strategy presupporrà.
Per ora sono ombre lontane e indistinte ma attenzione, nella notte è bene tendere l’orecchio al rumore della sciabole…

sabato 18 dicembre 2010

QUANDO LA RUSSA CARICAVA I POLIZIOTTI... Storia di un giovane di belle speranze




Vigliacco, questa è apologia di reato” così il simpatico e sempre amabile Ministro della difesa Ignazio Benito Maria La Russa (nome completo di battesimo che il bravo politico tende a non pubblicizzare per ovvi motivi), apostrofava televisivamente l’altra sera il giovane studente dell’università La Sapienza di Roma reo di non aver detto chiaramente che ripudiava la violenza di piazza.
Si infervora il Ministro della difesa, fa la voce grossa.
Come quelli che appena prendono una manganellata voi a dire poverini, mentre invece (sic!) andare contro quei ragazzi che difendono la libertà e l’indipendenza (da chi?ndr) del paese… no, no non c’è nemmeno un poliziotto qui
Il copione è chiaro, tutti i manifestanti sono dei violenti chi non è violento non manifesta e sta contro i manifestanti, quindi è dalla parte del governo.
D’altra parte di getto viene da rispondere al Ministro che, grazie al celo per lui, non c’è nemmeno un poliziotto lì, perché quelli che fino ad ora ho sentito io, vorrebbero prenderlo a calci nel sedere visto che stanno sempre peggio e che il suo governo gli ha pure tagliato il pagamento degli straordinari (obbligatori) che verranno retribuiti in un futuro esercizio, che significa quando avremo un po’ di soldi e proprio non si tratta così gente che rischia la pelle per permettere a questi pagliacci di continuare a farci fare figuracce in giro per il mondo.

Comunque bisogna dire che La Russa parla con cognizione di causa e che di scontri di piazza ne sa qualcosa anzi ne sa davvero tanto, solo che li ha vissuti dalla parte opposta di coloro che oggi vuole difendere.
La storia che segue ha dell’incredibile, perché certe cose possono succedere solo in Italia e perché soprattutto a nessuno pare importare nulla.

Il bravo Ignazio, col suo fratellino più giovane Romano, da giovincello faceva la sua gavetta politica nel fronte della gioventù, venerabile movimento giovanile dell’allora MSI (di cui suo padre Antonino era senatore) e che tanto ha fatto per l’Italia per il terrorismo nero e non solo.
Nel lontano 1973 il piccolo Ignazio, irriconoscibile sotto il fluente capello nero e la barba lunga, era segretario provinciale a Milano del gruppo di giovani fasci di belle speranze: di per se un lavoro facile facile anche noiosetto a ben pensarci: tutto si riduceva a qualche sprangata a sedicenni comunisti davanti ai licei, due o tre sventramenti all’ arma bianca al mese, un po’ di attacchinaggio e il supporto politico ai camerati in difficoltà, che tradotto significa imboscare i terroristi in clandestinità nelle sedi e nei sottoscala.
Nulla di nuovo, negli anni settanta lo facevano tutti, anzi se non eri dentro a queste cose eri un’ameba e per questo forse che il giovane Ignazio e i suoi amici un po’ cominciavano ad annoiarsi e allora che fare? In quei giorni di dubbi e di inedia al piccolo rampollo di Nera famiglia non par vero di sapere che il grande Ciccio Franco (anche i fascisti hanno nomi idioti a volte), leader della rivolta dei Boia chi Molla di Reggio Calabria che regalò alla nazione altri sei morti inutili, stava per venire a Milano per una bella manifestazione primaverile. Le foto lo ritraggono allegro e felice vicino al suo “Padre Spirituale” mentre arringa la folla sull’esigenza di combattere il comunismo.
Però si sa, sono i mitici anni ‘70 e le cose non vanno sempre come dovrebbero andare, la situazione sfugge un pochetto di mano al giovane futuro ministro e di lì a poco la favoletta diventa tragedia.
Al comizio segue una manifestazione non autorizzata che vede alcune centinaia di appartenenti ai gruppi di destra scontrarsi, dall’archivio di stato della polizia raccontiamo il seguito:
Il 12 aprile 1973 alcuni appartenenti
all’estrema destra scagliarono due bombe a mano di tipo “SRCM” contro
una squadra del 3° Reparto Celere di Milano, provocando la morte della
guardia Antonio Marino e il ferimento di altri 12 militari: solo la presenza
in strada del Questore impedì ai colleghi dell’agente ucciso di scatenare una
caccia all’uomo. I responsabili di un simile gesto vengono arrestati dopo
poco: sono due conosciuti esponenti degli ambienti dell'estrema desta
milanese, Maurizio Murelli e Vittorio Loi rispettivamente 19 e 21 ann
i”.

Non sono riuscito a trovare in rete e negli archivi storici nulla (comunicati, interviste, lettere aperte, scritti sui muri… niente) a riguardo della riprovazione da parte del giovane Ignazio di questo barbaro omicidio, sì, perché se vai in manifestazione con un casco e lo tiri contro ad un agente uno può avere pure il dubbio che tu non lo abbia fatto in modo deliberato, magari stavi lì per caso magari sei arrivato in motorino oppure hai pensato che visti i tempi meglio coprirsi la testa prima che te la fracassino, magari non è così ma è plausibile… credo che invece se uno va ad un comizio con due bombe a mano in tasca lo fa con un preciso intento, ma anche io sono un vigliacco, come mi definirebbe il buon Ignazio, quindi non è giusto che pensi male dei bravi ragazzi Neri.
A pensare male, anzi malissimo, ci pensò infatti la magistratura, l’inchiesta si estende e cominciano a fioccare gli arresti (ché a quel tempo non ci si girava tanto intorno) a parlarcene questa volta è Francesco Fornari inviato speciale della Stampa:
Molti degli arrestati, infatti provengono da “Ordine Nuovo” e da “Avanguardia Nazionale” o hanno fatto parte delle SAM (squadre di azione Mussolini). Vi sono anche quelli del “Fronte della Gioventù”, l’organizzazione giovanile dell’MSI. Sembra infatti che Maurizio Murelli e Vittorio Loi abbiano chiamato in causa Ignazio La Russa, figlio del senatore missino Antonino La Russa, che da qualche mese ha preso il posto di Radice ed è responsabile provinciale. Questi secondo i due arrestati avrebbe partecipato attivamente alla manifestazione di giovedì guidandoli all’assalto della polizia in due momenti […]” (La Stampa dom. 22 aprile 1973)

L’inchiesta continua e qualche giorno dopo arrivano i mandati di cattura per tutti gli allegri ragazzi del Fronte della Gioventù milanese…
[…] a San Vittore sono finiti accusati di radunata sedizione e resistenza alla forza pubblica, Romano La Russa, figlio del senatore missino Antonino la Russa (e ora Assessore alla Protezione civile, polizia locale e sicurezza – lo so che è ridicolo!) […]. Per gli stessi reati sono ricercati Gaetano La Scala e Cristiano Rosati Piancastrelli scomparsi da parecchi giorni e un terzo personaggio di cui non è stata rivelata l’identità. Secondo voci non controllate potrebbe essere Ignazio La Russa segretario del Fronte della Gioventù

Da allora ne sono passati di anni e il giovane fascista di belle speranze ha fatto carriera, anche se probabilmente in un angolo del suo cuoricino Nero c’è ancora spazio per una bomba a mano e anche se ora si scaglia contro i giovani vigliacchi che si prendono manganellate e c’hanno pure il coraggio di dire che si sono fatti male.
Intendiamoci qui non si difende nessuna violenza, anche perché negli anni ho imparato che la violenza normalmente è organizzata per delegittimare un movimento e le immagini del giovane ragazzo romano che viene atterrato con un colpo di casco al volto da un tizio che subito dopo fa e riceve un saluto romano mi fanno pensare che qui l’infiltrazione è stata davvero pesante.

Mi piacerebbe fare due chiacchiere con il Ministro, possibilmente a distanza di sicurezza, che con certi personaggi estremisti e vigliacchi non si sa mai, per discutere di molte cose, tre cui per esempio il significato della parola coraggio in contrapposizione con la parola vigliaccheria, perché ci vuole proprio un bel coraggio per fare il paladino dei poliziotti, dopo un curriculum del genere…

martedì 30 novembre 2010

BERLUSCONI HA PERSO... nuove lotte per una generazione nuova.


“I veri studenti sono a casa a studiare”, la risposta strafottente e stupida di Silvio Berlusconi alla domanda su cosa pensasse della protesta degli studenti in lotta dice moltissimo dell’atteggiamento di lui e del suo governo nei confronti del Paese reale.
Esiste un paese, che si chiama Italia, di cui questa gente non ha mai nemmeno sentito l’esigenza di capire non i meccanismi profondi o le pulsioni (sarebbe chiedere troppo) ma il disagio evidente, quello che ciascuno di noi può vedere ogni giorno nei volti dei ragazzi che abbiamo di fronte.
Questa gente, i Governati, parla del nulla e ormai nel vuoto delle propria coscienza si convince di avere ancora un qualche seguito
Come se un giovane ricercatore fosse contento di non vedere alcuna prospettiva lavorativa nel suo paese.
Come se un laureato fosse contento di non avere alcuna prospettiva lavorativa al di fuori delle poche centinaia di euro che può garantire un contratto a progetto.
Come se per una famiglia non fosse straziante vedere i propri figli rinunciare giorno per giorno a credere nei propri sogni perché non c’è più nulla in cui credere e non c’è nulla per cui valga la pena di combattere.
Berlusconi è un povero perdente, ha ancora addosso la sua maschera da vincitore ma è un perdente.
A forza di evitare di vedere il mondo che lo circonda e di contornarsi di una corte di adulatori non si accorge che in tutto il paese la rabbia e la lotta stanno crescendo.
Ogni giorno partecipo a riunioni sindacali sempre più partecipate e dove i volti sono sempre più giovani e arrabbiati, ogni giorno incontro cortei per le strade di Milano, Roma,… e sempre di più vedo la voglia di cambiare, di scuotere dal profondo un sistema che non ha più nemmeno le parole per leggere il presente.
Oggi degli studenti liceali mi hanno chiesto di andare nella loro scuola occupata (o meglio come stava scritto sullo striscione nell’aula magna “okkupata”) per parlargli della riforma del mondo del lavoro e delle implicazioni che questa avrà sul loro futuro.
Mi spiace (si fa per dire) per Berlusconi, ma alla fine i giovani non si accontentano più del “Grande Fratello” e della realtà di plastica che ci ha resi tutti dei ricchi sottoproletari.
La rabbia e la lotta, prima o poi, sommergerà lui e la sua cricca di avvoltoi e qualcuno lo ha già capito e abbandona la nave prima di affogare.
Ora al Grande Padrone rimane solo la deriva autoritaristica, quella dell’esercito per le strade, ma non credo che abbia il coraggio di attuarla sul serio per la paura di quello che ne seguirebbe e allora rimane lì con i suoi slogan appiccicati alla faccia, con le sue paranoie di complotto, con le sue beghe da vecchio pensionato un po’ maniaco, che guarda le ragazzine nei parchi pubblici.

La riforma Gelmini può passare alla camera e al senato ma sarà solo un passo in più verso il baratro nel quale stanno cascando.
Per noi un passo in più verso un nuovo giorno della liberazione, perché il 25 aprile non è stato solo 65 anni fa!

venerdì 26 novembre 2010

BRIANZA CONNECTION vol. 1



Desio è una città tranquilla e sonnolenta, fatta da gente operosa, i brianzoli duri e puri, quelli che “lauri e fò i dané”.
Quando vai in giro per Desio, che ha dato i natali a San Pio X, come ricorda la piazza centrale e a Luigi Giussani come ricorda la piazza del comune, non ti vengono in mente gli scorci di Sciascia o le scene palermitane di certi film di Mafia.
Non ti aspetti di vedere Michele Placido nei panni del commissario Cattani della Piovra scendere da una volante della polizia.
Al massimo ti aspetti di vedere un padre di famiglia che torna a casa dopo una giornata di lavoro o una mamma che porta il bimbo a scuola con il suo ruggente SUV.
Ha ragione Berlusconi quando dice che questi scrittori di cose mafiose hanno dato un’immagine distorta dell’Italia e della mafia. Infatti d’ora in poi quando penseremo alla mafia dovremo pensare ai piccoli comuni del nord che sono così paesaggisticamente diversi dalla Sicilia e dalla Calabria, ma così simili dal punto di vista della struttura malavitosa.
Eh sì, perché ora in regione o in provincia o dove diavolo volete si dirà che il caso di Desio, centro di media grandezza nella nuova provincia di Monza e Brianza dove la giunta infiltrata dalla ‘ndranghta cade proprio oggi, è un caso isolato e che comunque si è arginato in fretta senza grandi problemi se non quello di dover andare a votare a breve per una nuova giunta ma tutti sappiamo che non è così.
Anzi, probabilmente la Lega adesso dirà che non appena ha saputo della cosa i suoi consiglieri sono usciti in blocco dalla maggioranza rendendo possibile il cambio e facendo gli eroi.
Chi conosce la Brianza sa che questo è falso!
Rosario Perri, l’uomo che a stare a quanto dicono le inchieste della magistratura faceva da trait d’union tra le ‘ndrine e la politica regionale è stato per decenni il city manager della città, tutti gli appalti, tutte le decisioni, tutti gli affidi di lavori in formula diretta con il comune sono passati sotto di lui e tutti, maggioranza e opposizione sapevano e dicevano che Perri era un mafioso, lo si sentiva dire negli uffici del comune e in strada tra i bene informati, lo si sussurrava in giunta e lo si diceva nelle sedi dei partiti di maggioranza e opposizione.
Sulla figura di Rosario Perri fioccavano addirittura leggende metropolitane la più famosa della quale voleva che la sua segretaria prendesse il doppio di lui per essere sicuri che stesse zitta sugli intrallazzi del capo.

Fossi nella nuova giunta comincerei a fare qualche sondaggio nei terreni di nuova edificazione in certi quartieri di periferia così come comincerei a dare un’occhiata a tutti i favori e le gare d’appalto fatte in associazione temporanea d’impresa (ATI) con altri comuni del circondario perché, date le distanze (nella zona i comuni si susseguono senza soluzione di continuità Desio, Seregno, Lissone,…) non credo che ci possano essere infiltrazioni mafiose a tenuta stagna. L’impressione è che questa sia solo la punta dell’iceberg e che quello che succederà nelle prossime settimane e mesi darà la cifra di quanto i sistemi mafiosi della Brianza si sono incistati nel territorio.
Chi fa antimafia sa che in queste situazioni possono accadere due cose, o tutto si inabissa e si torna alla vita di tutti i giorni con le mele marce fuori dal cesto e tutti contenti oppure le sinergie vengono a galla perché qualcuno parla e allora sono guai grossi.
Normalmente accade la prima cosa perché la seconda prelude la volontà di sapere da parte dello stato e spesso questa manca.

La provincia di Monza e Brianza conta 55 comuni Desio è il 4° per grandezza con i suoi 41000 abitanti e tutti i comuni più grandi sono nella fascia sud della provincia uno attaccato all’altro. Ne girano di soldi e di interessi da quelle parti… la mafia se ne è accorta. e ora che si fa?

giovedì 25 novembre 2010

QUALCHE DOMANDA ALLA CAMERATA LETIZIA MORATTI, PODESTA' DI MILANO



Mi ricordo un mattino di novembre dell’anno scorso.
In zona Turro, uno dei quartieri semiperiferici della Metropoli, freddo tremendo e gelo nelle ossa.
Il gelo nelle ossa ce lo metteva quello che stava per accadere.
Mi avevano chiamato dei Compagni del sindacato per chiedermi di andare a fare presidio per evitare lo smantellamento forzato di una sede ANPI.
Non di un campo Rom, nemmeno di un centro sociale, il comune di Milano in forze, decideva di smobilitare la una piccola sede dell’Associazione Partigiani d’Italia.
Ho ancora negli occhi la scena, asserragliati dentro 30 metri quadri di saletta stavano una ventina di persone, uomini e donne, dei quali io e la mia compagna eravamo certamente i più giovani, fuori, come se si trattasse della cattura di un boss mafioso c’erano 4 camionette dei carabinieri due macchine dei vigili e almeno un centinaio tra poliziotti, carabinieri e vigili urbani.

Non capivano i partigiani perché accadesse quel parapiglia, la sede era stata regalata loro dalla popolazione del quartiere di Turro, il 26 aprile del 1945, per ringraziarli per lo sforzo per liberare il quartiere dalle ultime recrudescenze nazifasciste, visto che proprio lì la battaglia di Milano fu sanguinosissima, e proprio nel quartiere stava l’ultimo comando tedesco ancora funzionante.
Non capivano il parapiglia, non capivano perché la polizia del paese nato dalla lotta partigiana, ora abbattesse la porta della minuscola sede con i calci dei fucili.
Io un’idea ce l’avevo allora e ce l’ho anche oggi.
Milano, città medaglia d’oro della resistenza negli anni si è trasformata in una città addormentata, nella sua cittadinanza e Fascista nella sua amministrazione.

Perché mi tornano in mente queste considerazioni oggi?
Leggo sui giornali che il comune ha affittato nel centralissimo Corso Buenos Aires (per una cifra di poco superiore a 19000 euro all’anno) uno spazio per la realizzazione della nuova sede di FORZA NUOVA.
Fughiamo ogni dubbio, forza nuova non è un partito di destra, forza nuova è un partito FASCISTA.
Tra i suoi fondatori troviamo gente come Roberto Fiore che ebbe a dire che bisognava smettere di celebrare la resistenza e che la parte giusta della seconda guerra mondiale era Salò perché manteneva un “patto con l’Italia” e che Mussolina era un grande statista tradito dagli italiani.
Gli aderenti a forza nuova si ritengono fascisti e si definiscono tra loro camerati, hanno una preparazione di tipo paramilitare e spessissimo si rendono presenti in azioni di duro pestaggio a attivisti politici e sindacalisti di parte opposta.
Soprattutto negli ultimi anni si sono legati a filo doppio con le tifoserie più dure di certo calcio italiano e con le falangi xenofobe e razziste di tutta Europa in una specie di fratellanza globale.

Domande. Di fronte a queste notizie io non so dare giudizi e non so formulare risposte, riesco solo a mettere insieme una serie di dati e farmi delle domande:
1. Perché il comune di Milano è così sollecito nel trovare una sede a basso costo in zona centralissima di Milano ad un partito dichiaratamente fascista e non è altrettanto celere quando si tratta di risolvere il problema degli alloggi popolari alcuni di quali (nelle zone periferiche) versano in stato di semiabbandono con tetti d’amianto mai dismessi e con problematiche sociali che via via si fanno sempre più devastanti?
2. Come può una città premiare tra breve Liliana Segre (ex deportata sopravvissuta ad Auschwitz) con la medaglia d’oro al valore civile, e nello stesso tempo concedere un luogo di aggregazione a gente che quella deportazione la nega come professione di fede (se non sei negazionista non puoi essere di FORZA NUOVA)?
3. Come mai non appena un costruttore con evidenti simpatie destrorse caccia un gruppo di partigiani da 30 metri quadri il comune fa addirittura chiudere le stazioni metropolitane intorno al quartiere per permettere alla polizia lo sgombero (e rendere difficile ai giornalisti di venire a documentare) e poi non dice nulla sulla presenza nel territorio di pericolosi militanti di estrema destra?
4. Come mai la sindaca Moratti non vede alcun problema etico nel sostenere l’alloggio di un gruppo politico razzista e omofobo me nello stesso tempo rimosse addirittura un assessore (Vittorio Sgarbi) reo di aver dato il patrocinio all’immorale festival del cinema omosessuale.
E come mai a Milano si arrivò a censurare la mostra del fotografo Cecoslovacco Ian Saudeck considerato un pervertito per i suoi scatti gay ma non si censura un partito che ancora nei suoi cortei canta “Ce ne freghimo della galera camicia nera trionferà” e considera gli altri esponenti politici come nemici da eliminare.
5. La signora Letizia Bricchetto Arnaboldi (in Moratti), mi pare di ricordare, ha un padre ex deportato in campo di concentramento, alla sua età probabilmente chiedere il parere del babbo non si usa più ma quando questa mattina ha letto la notizia sui giornali (deduco che, visto che a Palazzo Marino non ci va quasi mai, non l’avranno avvertita della cosa prima di deliberare in comune e che quindi tra poco dirà che non ne sapeva nulla) se ne è ricordata non si è vergognata almeno un po’?
6. Visto che a Milano ormai “allarme sicurezza” sta diventando un ritornello comune come “città della moda”, il vicesindaco Walker Texas Ranger Decorato si è fatto delle domande sui problemi di sicurezza nel mettere la sede di un partito di quel tipo a un tiro di schioppo (o di calibro .22) da Via Padova, centro dell’immigrazione e del commercio degli stranieri di Milano e nemmeno così distante da via Paolo Sarpi, centro dell’immigrazione cinese? Facciamo a capirci un marocchino che spaccia è allarme sicurezza e un nazi skin italiano che manganella 2 prostitute, 1 barbone, 3 stranieri e uno con i capelli lunghi che gli sembra un comunista invece è un chierichetto?

Belle domande, ovviamente destinate a non avere alcuna risposta, tanto la Città sonnolenta dorme sonni tranquilli e le camice nere marciano nella notte!

mercoledì 24 novembre 2010

LA LOBBY DI DIO... Comunione e Liberazione una setta politica


Esce il 25 novembre in libreria un libro coraggioso.
La Lobby di Dio di Ferruccio Pinotti, grande giornalista d’inchiesta e ottima penna che più di una volta si è misurato con i sistemi delle segrete stanze cuore di quelle lobby affaristiche e di potere che sono i movimenti religiosi.
Credo che dei movimenti non si parli mai abbastanza, forse perché per poterne parlare bisogna avere delle infarinature religiose, forse perché quando si trattano argomenti di questo tipo la paura è quella di fare un torto a tanti che, in buona fede credono nella dottrina del movimento stesso oppure perché molti gruppi religiosi nelle loro filiazioni affaristico finanziarie controllano in parte o completamente molti mezzi di informazione.
A mio parere la chiesa non si è mai interrogata abbastanza sulla forza e sulla pericolosità di questi soggetti al suo interno e, troppo di sovente, li ha visti come dei validi aiuti nella predicazione.
Il caso di Comunione e Liberazione (quella che verrà descritta nel libro di Pinotti che consiglio senza alcun dubbio) è quello di maggiore interesse perché riassume in se tutta la nuova idea di imperialismo spiritual religioso che va via via instaurandosi nel pensiero della chiesa non solo in Italia.

Nel 1954 un prete di Desio, Luigi Giussani, fondò un movimento all’interno del liceo classico Berchet di Milano (il liceo dell’allora altissima borghesia milanese), inizialmente decise di chiamarlo GS (gioventù studentesca) poi il nome divenne CL (Comunione e Liberazione).
Da queste “umili” origini, il Movimento, come lo chiamano i suoi aderenti, si è ramificato nel mondo con una velocità degna di una multinazionale.

Oggi CL è un gigantesco intreccio di politica e affari che controlla case editrici, giornali, cooperative operanti nel sociale, ospedali, è padrona della quasi totalità della fiera di Milano (e governa in modo indiretto tutto ciò che si muove intorno all’expo 2015).
Dal lato politico da 12 anni è la padrona indiscussa della Lombardia, Roberto Formigoni è un laico consacrato di CL (un memores domine), una specie di frate con la missione di portare Gesù nella società.
A Milano e in Lombardia moltissimi primari ospedalieri sono di CL, e nelle università gira voce che se si vuole fare una carriera veloce e priva di intoppi è bene tesserarsi al Movimento. Questo vale anche per settori come il sociale saldamente in mano a dirigenti regionali tutti di area CL o fortemente simpatizzanti.
In quasi tutto il nord Italia uomini di CL siedono nei consigli di amministrazione delle più grandi aziende, ma anche nei consigli comunali, provinciali e regionali tanto che spesso intervistando politici di destra e di sinistra si sente parlare di “componente in area CL” come se esistesse un partito CL.
In effetti esiste un partito CL, che in Lombardia è al momento anche l’unico contropotere al debordare della Lega nelle istituzioni. Fin dai tempi di Forza Italia, Berlusconi ha stretto un patto d’acciaio con CL per farsi garantire i voti dell’elettorato ultraconservatore cattolico e così è stato, in Lombardia il Movimento pesa, secondo le stime più probabili, per il 10% dei voti complessivi dell’attuale PdL. Da sempre i beninformati parlano di una specie di lotta sotterranea tra gli esponenti ciellini e quelli della Lega nord per la spartizione del potere nel nord, la bilancia comunque per ora è sempre stata favorevole a CL.

Costantino il grande liberalizzo il culto nell’Impero Romano e rese di fatto lecito il cristianesimo nella convinzione che fosse meglio avere dei soldati che combattono accecati dalla fede che un esercito accecato dalla paura, questa potrebbe essere la risposta alla domanda: perché CL continua imperterrita ad espandersi fin dal 1954, sopravvivendo alla crisi dei partiti di riferimento (l’ala andreottiana della DC), alle crisi economiche e ai rivolgimenti conciliari (come tutti i movimenti anche CL è velatamente preconciliare e settaria)?
La risposta è semplicissima, la fede degli adepti ha fatto si che nessuno si ponesse domande e si facesse guidare ciecamente dal leader indiscusso, chi ha conosciuto CL nei suoi meccanismi più intrinseci può dire senza alcun problema che tutti i meccanismi della setta sono ivi riprodotti:

1) venerazione per il leader: Don Giussani che nel Movimento viene chiamato Don Gius veniva venerato come un Dio ancor prima che morisse girava negli anni novanta una barzelletta in ambiente religioso che diceva “Chi è l’unico santo in vita? San Luigi Giussani”. Al suo arrivo al Meeting di Rimini (il ritrovo annuale del movimento in cui tutti i politici vanno a fare passerella per genuflettersi idealmente al Movimento) si assisteva a vere a proprie scene di isteria collettiva.
2) Le opere del fondatore sono lette e rilette dai seguaci e sono anche l’unico filtro attraverso cui viene letto il Vangelo e la Bibbia. Il momento topico della vita di ogni niellino è la Scuola della Parola, dove ogni settimana viene letta spiegata e commentata la parola del Don Giuss
3) Nessuno mette mai in dubbio l’operato del Movimento che viene visto come la realizzazione del progetto di Gesù e don Giussani sulla terra.
4) Il movimento ha vari gradi di iniziazione dal simpatizzante al Memores Domine che vive una vita da religioso pur mantenendo la propria laicità.
5) Gli aderenti al movimento pur avendo possibilità di non farlo, fanno un vita separata dagli altri cristiani, hanno loro parrocchie dedicate, giorni particolari in cui recitano le loro preghiere comuni, libri delle preghiere diversi da quelli degli altri cristiani (la qual cosa rende di fatto impossibile la mescolanza tra ciellini e altri membri delle parrocchie), in alcuni paesi della Lombardia interi quartieri sono costituiti da abitazioni di soli ciellini che hanno creato cooperative edilizie che costruiscono case solo ai membri del movimento.
6) Il movimento ha una missione da compiere e tutti gli aderenti la devono portare a termine insieme, anche il dissenso è un modo per allontanarsi dalla meta.
7) Il Movimento è egemone nelle scelte politiche e sociali dell’aderente, tutti i ciellini (almeno in pubblico) sostengono Berlusconi, nessuno escluso e non sono disposti a mettere in discussione i comportamenti non proprio cristiani del premier (chi scrive ha interrogato moltissimi aderenti CL in merito e la risposta è sempre stata “non so se è vero ma so che Silvio ha fatto molto per la famiglia e tutto il resto non importa” ripetuta sempre uguale come una litania imparata a memoria)

Chi ha conosciuto CL da vicino sa che non c’entrano né politica né società ma solo un grande groviglio affaristico ed economico che come sempre siede all’ombra dei Sacri Palazzi e che alla Chiesa in preda negli ultimi anni ad un rinnovato delirio di persecuzione conviene mantenere così com’è.

giovedì 18 novembre 2010

OSSO MASTROSSO E IL CAZZANIGA... la Mafia dilaga a Milano


“Saviano deve avere il coraggio di ripetermi queste cose guardandomi negli occhi”
Davvero il Ministro Maroni desidera essere guardato negli occhi? Che incredibile esempio di fragilità personale ci regala il ministro dell’interno che si sente colpito sul vivo quando un intellettuale gli fa notare che c’è qualcosa che non và.
Il problema non è nemmeno se in Lombardia ci sia o non ci sia la Mafia, è talmente palese che la Mafia c’è che fa tenerezza sentire certi esponenti politici dire: “Si c’è una recrudescenza ma noi rispondiamo colpo su colpo, gli arresti sono aumentati del 20%” se gli arresti sono aumentati del 20% significa che la percentuale degli interessi mafiosi al nord è aumentata di almeno il 40% fare giri di parole sembra inutile, come inutile sembra cercare di capire quando questa infiltrazione su larga scale dal tessuto produttivo del nord abbia avuto inizio.
Negli anni un fenomeno desta la mia attenzione in modo costante: l’aumento degli omicidi mafiosi nell’hinterland o meglio nella parte a nord di Milano, il cuscinetto tra il capoluogo e Varese.
“Il ricco e riverito imprenditore è tranquillamente seduto al bar, con gli amici, sotto la veranda del circolo ex combattenti. È un pomeriggio d'estate. L'uomo d'affari si alza per chiedere un caffè. Appoggiati al bancone, lo aspettano in due. Sembrano clienti normali, con i giubbotti da moto e i cappuccini caldi ancora da consumare. Lo guardano negli occhi quel poco che basta per farsi riconoscere. Per fargli capire chi lo sta ammazzando e perché. Poi gli sparano in faccia. Quattro colpi di pistola calibro 38. E se ne vanno con calma. Killer professionisti. A volto scoperto.

Non siamo a Locri, Gela o Casal di Principe, ma nel cuore della Lombardia. San Vittore Olona è a metà strada tra Milano e Varese: un laborioso comune di 7 mila abitanti accanto a Legnano, la capitale della mitologia leghista”.

(espresso 19 ottobre 2010)

La lista è lunga:
7 gennaio 2005 Lonate Pozzolo (tra Varese e Legnano) Cataldo Murano e Giuseppe Russo, 27 febbraio 2006 Ferno (VA) a due passi dall’aeroporto di Malpensa Alfonso Murano. Tre omicidi collegati, dietro c’è la spartizione del territorio tra le famiglie Filippelli di Lonate e Rispoli di Legnano.

27 marzo 2008 Rocco Cristallo ammazzato a Verano Brianza (MI), 14 luglio 2008 Carmelo Novella San Vittore Olona, 27 settembre 2008 Cataldo Aloisio, Legnano, il cadavere di Aloisio viene fatto ritrovare davanti al cimitero di Legnano dove è sepolto Novella. I tre delitti sono da ascrivere a una faida familiare e a regolamenti di conti nel settore edilizio.

6 maggio 2009 Cavaria alle porte di Varese, Giuseppe Monterosso, in Lombardia in soggiorno obbligato, l’omicidio matura negli ambienti mafiosi probabilmente per il controllo del trasporto su gomma tra il varesotto (e quindi l’aeroporto di Malpensa) e i capoluoghi della Lombardia.

5 novembre 2009 Giovanni di Muro, ammazzato davanti allo stadio di San Siro probabilmente per regolamenti di affari tra cosche.

A questi andrebbero aggiunti i molteplici sequestri di case ville terreni agricoli e servizi che la DDA negli anni ha prodotto sul territorio con particolare prevalenza alle zone di Buccinasco, Pregnana Milanese, Cornaredo,…

Gli eventi su cui si stendono le mani della mafia (variamente intesa) a Milano sono infiniti. Partendo dall’affare colossale del movimento terra e delle bonifiche del territorio, le cosche hanno fondato cooperative sociali che forniscono servizi di facchinaggio, imprese di pulizia, consulenze di green economy, bar e ristoranti di lusso… non c’è aria del commercio e dei servizi che non sia di loro interesse e pertinenza.

Sul territorio si susseguono voci, che poi via via diventano fatti, anche perché prima o dopo ci scappa il morto.
Expo 2015: mi viene da ridere quando leggo frasi del tipo: “Bisogna vigilare affinché le cosche non allunghino le mani sui lavori dell’EXPO”
L’area della fiera di Milano, su cui si costruirà la maggior parte dell’evento sorge per la maggior parte sui terreni dell’ex raffineria IP del comune Pero/Pantanedo.
Terreni inquinati da metalli pesanti, agenti chimici di produzione, benzene,… si raccontano storie molto interessanti sulla bonifica di quella zona, affidata per la maggior parte a maestranze immigrate di cui non sappiamo più nulla, sono vivi, sono morti?
Milioni di metri cubi di terra tossica da movimentare e da smaltire, un affare colossale.
C’è chi dice che lo smaltimento è stato fatto solo per la minima parte e che la maggior parte della terra sia finita a formare il terrapieno della linea Alta Velocità, Milano Torino che passa proprio di lì e prosegue sui terreni di Pregnana Milanese, Cornaredo e Rho (guarda caso dove sono avvenuti i maggiori sequestri di terreni alla ‘ndrangheta).

Smaltimento dei rifiuti, notizia di ieri (17/11/10) che prendiamo dalla Provincia Pavese, giornale di Pavia e dintorni:
Riso Scotti Energia, arresti per traffico illecito di rifiuti. Inceneritore sequestrato
L'inchiesta conta sette arresti e dodici indagati[…]

PAVIA. Sette arresti sono scattati questa mattina, intorno alle 7, in relazione all'inchiesta avviata tempo fa sull'inceneritore della Riso Scotti Energia. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate all'attuale presidente della società Giorgio Radice e all'amministratore delegato e responsabile dell'impianto Giorgio Francescone. L'accusa è di traffico illecito di rifiuti.

L'impianto di coincenerimento è stato sequestrato. I sigilli sono stati messi dalla Forestale intorno alle 8, subito dopo la notifica delle ordinanze di custodia cautelare ai dieci che erano già indagati. Risultano anche dodici nuovi indagati. Oltre al sequestro dell'impianto e di una quarantina di automezzi, sono state perquisite le abitazioni degli indagati dove è stata acquisita della documentazione.

Tra gli arrestati ci sono anche Massimo Magnani, l'ex responsabile dell'inceneritore di Pavia, Marco Baldi, ex-titolare del laboratorio di Genzone incaricato di fare le analisi sui rifiuti, Silvia Canevari, tecnico del laboratorio, Cinzia Deilacqua, Alessandro Mancini.

Sono tutti agli arresti domiciliari.

Nell'inceneritore, secondo l'inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. Venivano utilizzati nella produzione di energia elettrica e termica, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura, legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti, che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri, previsti dalle autorizzazioni.[…]

Non si fa menzione della Mafia ma se ne riconoscono metodi e firma. Non importa che Cosa Nostra o la ‘Ndrangheta siano personalmente implicati all’interno di una singola azione illegale, la verità è che sempre più spesso il sistema mafioso fa parte della “normale” logica degli imprenditori. La logica mafiosa è entrata nel DNA economico del nord con il suo sillogismo più evidente: c’è da fare qualcosa, ci si può guadagnare di più facendolo illecitamente, se ci si associa nell’illecito si ha maggior protezione.

Con o senza i morti, il ministro Maroni dovrebbe avere il coraggio di capire che la condizione mafiosa è diventata parte del nord e non sentirsi punto nell’orgoglio come fosse un reato di lesa maestà dire la verità su certi fatti.
Basta con la logica infantile del fare vedere ai genitori i buoni voti (gli arresti compiuti peraltro dalla DDA e dalla magistratura sempre e comunque con difficoltà inenarrabili dovute ai tagli alle spese) e nascondere la nota (il marcio sta dilagando a nord soprattutto nei territori governati ormai storicamente dalla Lega), la mafia a nord esiste sta diventando sempre più estesa e ramificata, forse esprimerà già sin d’ora le sue preferenza politiche.
Perché bisogna ricordarlo, la mafia non è né di destra né di sinistra, la mafia sta dove c’è il potere, se il potere lo ha la Lega, la mafia sta con la Lega, nell’Italia degli anni 60 e 70, la mafia è stata spesso e volentieri contigua allo Stato contro i movimenti di rigenerazione e cambiamento, oggi la Mafia vuole egemonia industriale, e siede nei consigli di amministrazione delle aziende a Milano e nel nord.
Se il ministro Maroni vuole guardare qualcosa negli occhi, guardi questa realtà e ci indichi la soluzione, se ce l’ha.

martedì 16 novembre 2010

STRAGI GIUDIZIARIE, STRAGI STORICHE


“Scusa tu che conosci il giornalismo, mi spieghi qualcosa di piazza Fontana, il prof. ci ha detto delle cose ma non ci ho capito granché, il libro non ne parla e magari venerdì mi interroga”.
Non mi sono stupito della ragazzina di 19 anni che qualche mese fa è venuta a chiedermi notizie sulla prima strage della strategia della tensione con lo stesso tono di voce e la stesso interesse che gli studenti italiani riservano a qualunque fatto narrato sui libri.
Roba vecchia che non gli appartiene, così come non mi stupii quando si sorprese che esistesse ancora un comitato parenti delle vittime.
Eh sì, perché in effetti, i fatti della storia sono tutti fatti vecchi, messi nella teca di cristallo della scuola, sono lì per essere studiati e non capiti, figurarsi apprezzati le piramidi come le crociate, come il brigatismo o come la P2: tutto un indistinto fatto lontano.
Ecco perché mi arrabbio mostruosamente, anzi no, ecco perché mi incazzo come una bestia, quando sento qualche parruccone parlare di Verità Storica indipendente dalla Verità Giudiziaria.
Non esiste una verità storica se non le diamo la dimensione e lo spessore della verità giudiziaria, resta una figurina appiccicata al muro, resta un numero dentro a una infinita serie di numeri.
Stalin diceva: “Un morto è una tragedia un milione di morti sono una statistica”, la verità storica da sola è una statistica.
DELFO ZORZI, FRANCO MARIA MAGGI, IL GENERALE DELFINO, PINO RAUTI, MAURIZIO TRAMONTE e tutti gli artefici della più sanguinosa strage degli anni settanta, la strage di Piazza Della Loggia a Brescia oggi sono entrati a tutti gli effetti nel novero dei macellai salvati dalla verità giudiziaria e imbalsamati all’interno della verità storica.
La quinta istruttoria per la strage si è conclusa pochi minuti fa e ha mandato tutti ASSOLTI.
8 morti, 102 feriti, alcuni gravissimi che riportarono per tutta la vita o segni di quella bomba cacciata in un cestino dei rifiuti.
8 morti, 102 feriti, nessun colpevole per la giustizia…
La verità storica ci parla di una strage organizzata con freddezza nelle alte sfere di Ordine Nuovo l’organizzazione fondata da Pino Rauti alla sua uscita dal MSI, ci parla delle bombe confezionate dagli ordinovisti Veneti, ci parla, forse la parte più odiosa delle macchinazioni messe in atto dal generale dei carabinieri Francesco Delfino per depistare le indagini (che arrivò a fare lavare la piazza con i getti degli idranti per disperdere eventuali tracce), di tutto questo ci parla la verità storica.
Ma per legge e per diritto, queste sono solo congetture, e i signori Maggi, Zorzi e compagni sono uomini liberi e innocenti.
A Milano accadde di peggio, all’ultimo processo su Piazza Fontana l’affronto più grande fu quello di dover vedere i parenti delle vittime puniti con l’addebito delle spese processuali.
Io credo nella giustizia, voglio continuare a credere nello Stato e nelle Leggi, ma questa sta diventando sempre di più una professione di fede astratta come per i cristiani il credo Apostolico.
Credo in Dio, anche se non lo vedo, credo che risorgerò dopo la morte anche se non è mai risorto nessuno, credo che Gesù Cristo sia figlio di Dio anche se lo sto facendo sulla parola di altri uomini che non avevano le prove…
Non voglio che la mia fede nello Stato sia ridotta a questo: credo nello Stato anche se lo vedo in altre faccende affaccendato quando il popolo soffre, credo nel Parlamento anche se composto da pregiudicati, seccessionisti, mascalzoni e ignoranti, credo nella Giustizia, anche se resta inapplicata elusa, disertata.
La parola fine su questa vicenda non è ancora stata messa (mandano le motivazioni della sentenza e manca un eventuale ricorso in appello), ma la strada è sempre più dura e la luce in fondo al tunnel è sempre più nera!

lunedì 15 novembre 2010

SAPESSI COME E' STRANO... le primarie a Milano


Ieri a Milano pioveva, oggi un po’ di più.
Sotto la pioggia è avvenuto quello che, probabilmente, doveva avvenire già da tempo.
Milano ha scelto.
Milano ha scelto di dare la sua fiducia a Giuliano Pisapia, di affidargli il compito di provare a prendere il forte di Milano, da troppo tempo in mano a un governo incapace e immobile.
Chiunque viva Milano (perché la città o la vivi o la usi come dormitorio con annesso lavoro e quindi non sai nemmeno ciò che accade poco oltre la porta di casa tua), sa come gli anni del centrodestra abbiano modificato in modo negativo la città.
Da Formentini ad Albertini al devastante mandato della Moratti, con l’apporto del sempre presente e intraprendente vicesindaco Riccardo Decorato, Milano si è come mummificata.
La capitale morale d’Italia ha perso lo slancio e l’amore per se stessa e, di pari passo è diventata più livida e intollerante, più violenta nelle sue periferie ormai abbandonate a se stesse e, per contro, transennata e blindata nel centro, ormai diventato un gigantesco centro commerciale a uso e consumo dei turisti.
Le fabbriche e i servizi arrancano, i laureati trovano solo piccoli lavori in stage, capita spesso di incontrare vecchi compagni d’ateneo che, venuti dal sud nella sicurezza di far carriera, ormai fanno le valige per tornare a casa perché non ce la fanno più a vedersi pagate le bollette dai genitori da Bari o da Napoli.
I luoghi di libera associazione vengono chiusi o sono presidiati dalle forze dell’ordine e al loro posto vengono costruiti locali per milionari che chiudono anch’essi dopo poche stagioni.
Camminare per le strade di periferia significa vedere una lenta agonia, uno straziante soffocamento.
Camminare la sera per il centro significa invece addentrarsi per il deserto, da piazza San Babila al Castello Sforzesco, quello che solo una generazione fa era il centro vivo e pulsante della metropoli, è possibile camminare dopo le dieci di sera senza incontrare quasi nessuno, in una città fantasma praticamente imbozzolita su se stessa.
Qui si dà la caccia ai graffitari, non importa se poi sono gli stessi che vendono quadri a New York e sono considerati i nuovi maestri della Pop Art, qui non si devono esprimere; qui si sventrano interi quartieri o si distruggono interi parchi pubblici in una notte senza alcun rispetto per la vita della gente e si costruiscono nuovi grattaceli che servono solo all’altissima borghesia, per la gente normale si costruiscono nuovi quartieri da sogno in periferia, dimenticandosi di bonificare le aree su cui vengono costruiti e sui quali prima sorgevano discariche o impianti chimici e così facendo regalando oltre al sogno di una casa nel verde oggi anche la certezza di un cancro domani.
In questo clima davvero apocalittico Donna Letizia (Moratti) non si degna di presentarsi in consiglio comunale se non per sporadiche comparsate senza senso, non si prendono decisioni serie da anni lasciando tutto all’intraprendenza, talvolta criminale, di assessori e consiglieri di maggioranza.
Qui, in quella che viene ormai definita l’università della Mafia (perché tutti i capi delle cosche di tutte le sigle mafiose hanno i loro fiduciari diretti in qualche ufficio del centro), il comune decide di non far mai partire, unico comune in Italia, una commissione comunale antimafia, con la motivazione che: “il problema non sussiste e che una commissione incuterebbe timore e allarme nei cittadini”, una motivazione che sembra un po’ quel ritornello di certi esponenti democristiani siciliani negli anni ’60: “Vede, in Sicilia ci sono tanti banditi, ma mi lasci dire, la mafia che cos’è? È una bella invenzione di voi giornalisti, la mafia non esiste”.

Questa Milano ha scelto Pisapia, per molti motivi, primo tra tutti perché è un uomo Onesto, e lo si può dire, perché è un uomo che conosce la città e che fa politica in questa città non da ieri ma da sempre.
Perché è uno che ha difeso i poveracci senza soldi, contro i soliti noti, quindi contro la Milano che conta, quella che Paga e quindi pretende di non essere disturbata.

Eppure siamo alle solite. Oggi i vertici del PD si dimettono in massa perché il loro candidato (l’archistar Stefano Boeri) non ha vinto.
Oggi sentivo qualcuno dire: “Se volevano fare vincere Boeri perché hanno fatto le primarie, lo indicavano come il loro candidato e la smentiamo con le pagliacciate”.
Che mossa stupida, che mancanza di sensibilità anche nei confronti degli elettori.
Come dire: “Visto che avete votato sbagliato, ora abbandoniamo la nave, vi lasciamo soli contro la macchina organizzativa del PdL. In modo che se dovesse vincere la Moratti di nuovo potremmo dire che abbiamo perso ma per colpa della sinistra”
Ha votato Milano, e Milano ha scelto, il PD la vuole abbandonare?

Voci tremende corrono per i corridoi dei giornali da qualche giorno, se avesse vinto Pisapia allora il PD avrebbe potuto schierarsi con FLI, UdC e ApI e indicare come candidato Gabriele Albertini, ex berlusconiano di ferro ora con Fini per ovvi motivi di convenienza.
Speriamo che non sia così, speriamo che non si veda questa orrenda situazione profilarsi all’orizzonte perché sarebbe il tradimento delle speranza di molti che nella coerenza del PD credono ancora e che sono disposti a perdonare molte delle stupidaggini che negli anni, i quadri del partito, hanno fatto.

Potrebbe essere l’inizio della primavera, perché Milano è stanca, non ne può più e vuole voltare pagina.
Potrebbe essere se lo vogliamo veramente.

sabato 13 novembre 2010

PRIORITA' PRIVATE (soldi alle scuole purché non di stato)


Di notte si muovono i ladri, di notte si compiono crimini, di notte...
Forse perché metaforicamente l'Italia è oscurata da una notte continua che dura da troppi anni, forse perché certe cose è meglio farle ma non farle sapere, consapevoli del fatto che le notizie se dette il giorno dopo non sono più notizie, forse per questi o altri motivi, il governo ultimamente ha deciso di fare molti straordinari notturni.

L'aria di caduta muove le urgenze più viscerali dei potenti, questo si sa, e l'incombenza prima è quella di fare il bene dei grandi elettori, quelli che in tutto rappresentano meno del 1 per cento della popolazione italiana ma senza dei quali non si vincono le elezioni nemmeno per sbaglio.
Confindustria e il Vaticano.

Svegliati la mattina dal canto del gallo, leggiamo così, sulle pagine on line dei giornali che il governo ha magicamente trovato i fondi per le scuole private, non per i precari, non per le famiglie, non per i disoccupati, hanno trovato 254 milioni di euro per il finanziamento statale alle scuole private. più della metà dei 500 milioni che dovrebbero entrare nelle casse di tutte le università del paese, più dei fondi all'editoria che dovrebbero arrivare appena sotto i cento milioni ma che dovrebbero anche essere difficili da afferire, più dei soldi che vengono dati alle popolazioni colpite dalle alluvioni.
Certo è vero, le popolazioni colpite sono un peso, i giornali sono pericolosi, meno ce n'è meglio è, le università che si ostinano a sfornare quei disadattati sociali che passano sotto il nome di laureati, bamboccioni che passano la vita a studiare e poi pretendono anche di lavorare, poi, sono il vero cancro della nostra società, soprattutto se hanno una facoltà di giurisprudenza (che è un noto covo di maoisti che spingono i giovani verso la carriera di magistrato - comunista).

Mentre le scuole private, di ogni ordine e grado devono aver rispetto, perché è la vera classe dirigente che vi studia, che apprende quei valori che se sei figlio di un operaio e non hai i soldi per entrarci, non possiedi geneticamente.

Insomma che vogliono questi bifolchi e questi operai, già tanto che hanno diritto di cittadinanza e di voto.

Sono sempre molto incuriosito da queste notizie, primo perché visto che sono costretti a fare queste modifiche a tarda notte probabilmente si accorgono delle stupidità della cosa, secondo perché sono colpito dal fatto che i precari della scuola sono arrivati allo sciopero della fame pur di aver visibilità e fare difendere i propri diritti mentre pare sia bastato un articolo di Avvenire (mi pare pubblicato la settimana scorsa) per far comprendere a Tremonti il valore della cultura: evidentemente con Dante non mi posso fare un panino ma con Santa Teresa sì, oppure il problema è che, visto che tra poco saremo tutti alla fame meglio tenere in salute la chiesa Cattolica che, si sa, amministra la maggior parte delle mense dei poveri.

venerdì 12 novembre 2010

QUANTO COSTA UN CROLLO


Mi spiace che qualcuno abbia ritenuto che la mia affermazione "sempre che non si affoghi tutti al prossimo diluvio" fosse un moto "razzista" nei confronti dei veneti, mi dispiace ma non torno assolutamente indietro nel sostenere quello che ho descritto nei post precedenti.
Destra e sinistra in Italia, negli ultimi anni, hanno colpevolmente trascurato ogni aspetto del territorio e della vita sociale del paese, da Nord a Sud e questo ha irrimediabilmente comportato un declino repentino di tutto il sistema che oggi, in particolare, sta chiedendo il conto.

Non ha alcuna importanza ora se il ministro Bondi darà o meno le dimissioni, o se sarà sfiduciato con i voti o con l'astensione dei finiani.
Il punto non è questo, il punto è che piuttosto di raccontarci idiozzie in televisione e di dire: "ma anche quando c'era l'altro ministro è crollato il tetto della domus aurea e nessuno ha detto niente" (che sembra la tipica ripicca dei bambini in stile: "ha cominciato prima lui..." ), ci dovrebbero spiegare cosa hanno fatto in 10 anni di sprechi, di commissariamenti e di leggi speciali per recepire finanziamenti europei

Secondo i dati raccolti oggi dall'Espresso a Pompei sono stati spesi: 80000 euro per una visita del Presidente del consiglio mai avvenuta nel 2008, 12000 euro per rimuovere dei pali della luce (19 in totale), 100 mila euro per potenziare l'illuminazione, 91000 euro per la ricerca musicale, 72000 euro erogati alla onlus romana CO2 crisis opportunity per i progetto Pompei viva, 72000 euro all'associazione Mecenate 90 (presidente onorario Gianni Letta, che è anche il testimone di nozze della presidentessa della società CO2 Crisis) per una ricerca di mercato sul pubblico, 724000 euro all'universita di Tor Vergata per non meglio definite ricerche per lo sviluppo di tecnologie sostenibili, strano soprattutto che il finanziamento sia stato erogato dal secondo Commissario straordinario Marcello Fiori, che proprio di tale università è stato docente del corso di "pianificazione degli interventi di sviluppo sostenibile del territorio" (ma guarda)

Certo non si può dire che Fiori sia stato uno stretto di manica visto che ha speso la bellezza di 1700 euro per la divisa del suo autista e 4000 euro per la parete attrezzata del suo ufficio (costo di una libreria IKEA 60/80 euro, magari non è chic ma ci si guadagnava).
Fiori poi è un genio della finanza creativa, alla faccia dei tagli, con lui la gestione commissariale passa da un costo complessivo di 200 mila euro a 800 mila euro più altri 2 milioni e 300 mila per stipendi di vari contratti a progetto di fiducia e adeguamenti vari di stipendio.

Nessuna voce va alla gestione ordinaria del patrimonio.

se a questo si aggiunge che il secondo crollo di Pompei è quello di un muro di cinta ristrutturato di recente, si capisce che anche la supervisione del lavoro corrente non è stata soddisfacente
Allora uno si dovrebbe chiedere a cosa serve il commissariamento.

se a posto di dire "io non c'entro, scrivo solo poesie" il ministro Bondi avesse detto in aula, "abbiamo denunciato alla magistratura competente i responsabili della gestione commissariale" avrebbe fatto un ottimo lavoro e si sarebbe dimostrato un ministro capace, ma non lo ha fatto... perché?

In Italia pochissime gestioni commissariali hanno nella storia risolto problemi, tuttavia hanno riempito le tasche a moltissimi esperti o presunti tali.

Se la malagestione del patrimonio ora chiede il conto, ci sarà qualcuno che andrà a chiedere il conto a questi signori? Non crediamo proprio, visto che il gioco piace a tutti e la storia si ripete a ogni catastrofe, evento o atto straordinario!

giovedì 11 novembre 2010

2000 piccoli stranieri… una sola Ruby


2000 piccoli stranieri… una sola Ruby

C’è un aspetto della vicenda della giovane Ruby su cui la maggior parte della stampa non ha sprecato nemmeno un puntino d’inchiostro.
La parte probabilmente che rende davvero odioso il comportamento della cricca del presidentissimo e dei lenoni accreditati (Mora, Fede, Minetti, e chissà quanti altri che non hanno avuto ancora l’opportunità di salire agli onori della cronaca).
Nessuno ha detto cos’è e che tutele giuridiche gode un minore straniero non accompagnato, quanti sono in Italia e come vengono trattati questi minori.
Forse perché è più interessante mettere in mostra le foto soft poro di una ragazzina, o forse perché bisogna cercare di non dare agli italiani l’idea della dimensione di un problema che esiste e che, per molti versi, è davvero angosciante.

Sulle vicende della notte in questura della giovane Ruby il questore non ha detto tutta la verità, Maroni non ha detto tutta la verità e nessuno ha potuto ribattere alle loro bugie perché nessuno si è degnato di andare a sapere cosa succede in questi casi.
L’impressione che ho avuto leggendo i giornali, soprattutto quelli che scusavano la leggerezza delle forze di polizia è che si pensi, che quei poliziotti si siano trovati di fronte a un evento eccezionale, mai capitato o comunque capitato molto di rado e che, complice l’inesperienza abbiano fatto una serie di errori di procedura, o di leggerezze che tutte unite hanno concorso al rilascio della giovane marocchina Karima (creduta la nipote di Mubarak).

Falso. Milano accoglie GIORNALMENTE decine e centinaia di minori stranieri non accompagnati e la polizia sa benissimo come comportarsi in questi casi.

Si è detto che la ragazza non aveva i documenti e quindi non si poteva procedere all’identificazione, e allora? Nessun minore straniero ha con se i documenti, una delle primissime incombenze delle comunità ai quali il giudice li affida è proprio procedere al rilascio di Passaporto e permesso di soggiorno presso i loro consolati. Proprio perché la minore era priva di documenti nessuno avrebbe dovuto procedere a un affidamento a qualcuno che non fosse parente (e anche qi sarebbe comunque da dimostrare).

Si è detto che nessuna comunità era disponibile ad accogliere la ragazza: altro falso, in città ci sono moltissime comunità per minori stranieri non accompagnati, le comunità sono così organizzate.
Esistono un numero variabile di posti di Pronto Intervento, da 5 a 20 e più, in ogni comunità. Quando un minore viene inviato in comunità la questura chiama tutti i pronti intervento e, accerta la disponibilità del posto letto, successivamente (a qualunque ora del giorno e della notte) accompagna il minore in comunità affidandolo a un educatore responsabile.
Nella mia esperienza lavorativa con i minori stranieri non è MAI successo che non ci fosse posto in nessuna delle comunità di Milano, e anche se così fosse, comunque si dovrebbe procedere a interpellare le altre comunità dell’hinterland. Nessun minore è stato mai affidato a uno sconosciuto per carenza di posti.

Sembra che il mondo dell’informazione per la prima volta abbia sentito parlare dei minori stranieri, e in effetti è proprio così.
Mi sembra orribile che sia così.
Negli anni ho raccolto storie orribili, quelle si meritorie di finire su un giornale, di ragazzini che si erano fatti il viaggio sdraiati nell’intercapedine di un camion frigorifero, oppure di ragazzi di 15 anni che avevano viaggiato su barche piene dei cadaveri dei loro connazionali, ragazzi violentati dai soldati libici nei luoghi di raccolta.

Questi ragazzi hanno affidato a noi educatori delle storie tremende, e quando vediamo Berlusconi andare a stringere la mano a Gheddafi, mentre parla di respingimenti, ci viene da vomitare.
Respingimenti significa che molti di questi ragazzini che sono anche loro, per legge come era Ruby fino a qualche giorno fa, verranno ammazzati nel deserto, moriranno di fame o di sete o saranno usati per il proprio sollazzo da qualche soldato Libico.

Non mi ricordo di aver sentito queste storie in Italia negli ultimi tempi, non mi ricordo di aver sentito qualche politico indignato di questo.
Non mi ricordo di aver sentito l’opposizione chiedere che il ministro venga a riferire in Aula per spiegare come mai la polizia trova a Milano decine di ragazzini di 12 anni che dormono sulle panchine dei parchi pubblici, e spesso, per fretta o perché ci sono altri 10 casi più urgenti, il primo pasto di quel dodicenne si consuma 20 ore dopo in comunità.

Ora non vorrei, che quando si parlerà di minori stranieri, a tutti verranno in mente tante piccole Ruby, perché non è così.

Perché la maggior parte di quei ragazzi tra i dodici e i quindici anni non appena imparano qualche parola di italiano chiedono una sola cosa: “quando posso cominciare a lavorare?”

Questo il premier non lo sa e a Lele Mora ed Emilio Fede non importa, così come non gli importa di molte altre cose!

USA E GETTA, storie di giovani lavoratori (1)


Vivere in un paese che non ti vuole.
La sensazione che molti giovani hanno dell’Italia è più o meno questa.
“Per quanto ti sbatterai ci sarà sempre qualcuno che ti fregherà il posto, se poi un lavoro te lo daranno, dovrai farlo con il massimo sforzo e il minimo risultato in termini di ritorno economico”, Mattia frequenta l’ultimo anno in Bocconi, gli mancano una manciata di esami e poi la tesi, la vuole fare sulla vertenza nello stabilimento FIAT di Pomigliano e sull’ipotesi di un nuovo contratto del settore auto.
“Poi mi ammazzerò per trovare un posticino in stage da qualche parte, se mi va bene, altrimenti si vedrà, mio padre non può mantenermi a vita”.

Ti vogliono qualificato e flessibile, così flessibile che tra poco perderai pure la tua forma umana e assumerai semplicemente quella di zerbino. Semplice e utile.

Ho cominciato dalla storia di Mattia che spera di trovare il lavoro della sua vita per raccontare la storia di S. (che mi chiede di non fare il suo nome e di non specificare dove lavora perché rischia grane se viene fuori che parla con me) che il lavoro lo ha trovato ma che sta male lo stesso.
Una storia che deve ancora cominciare e una che è già cominciata.
S fa un lavoro per il quale la città di Milano dovrebbe esserle grata.
Ovviamente non è così, anzi S. non sa quanto ancora resisterà prima di diventare matta.
Fa la maestra d’Asilo Nido, un lavoro per il quale ha studiato e per il quale ci si è laureata.
“Scienze dell’educazione, a fine mese quando arriva la busta paga di 840 euro per di più decurtata della quota sociale alla cooperativa mi viene da mollare tutto e mi sento pure una cretina ad aver perso tempo a studiare, mia sorella col diploma da ragioniera porta a casa 1400 euro, ha la 14° e tutti i dannatissimi diritti”.
Razionalizzare, esternalizzare, appaltare.
Questo genere di concetti sono diventati comuni in ogni angolo d’Italia, ma sono nati qui, a Milano.
Rendere l’amministrazione più leggera, questo è il fine ultimo delle giunte della “capitale economica d’Italia”.
Si appalta di tutto, anche perché quando lo si fa si possono sempre apportare delle piccole modifiche al servizio e la gente nemmeno si accorge.
Il sociale si è appaltato quasi per intero, si sono appaltati i servizi per il disagio, poi i servizi per gli adulti, le case di riposo e gli Asili Nido, tutto per migliorare il servizio e far “contente” le famiglie…

La torta degli asili nido è ghiottissima, perché è anche il modo per molte cooperative sociali con mire espansionistiche di entrare nella città e ingraziarsi i vari assessori e tecnici, …e poi costa poco.

Anche perché l’unica cosa che interessa davvero al comune, al di là delle stupidate sul miglioramento dei servizi, è risparmiare soldi sulla pelle dei cittadini.

Si comincia riducendo i costi legati agli stipendi: una lavoratrice comunale prende circa 1100 euro al mese e può arrivare fino a 1300, una lavoratrice di cooperativa 800 euro, chi se ne frega, tanto è una donna e avrà sicuramente un marito imprenditore che la mantiene, pensa il comune.
Qualcosa però bisogna aumentarlo, prima che qualcuno si accorga della fregatura… infatti si aumenta il Rapporto Numerico, se una educatrice “comunale” lavora con un massimo di 6 bambini a testa, nei nidi convenzionati si lavora con un numero di 8 per educatrice.
S. fa l’educatrice in una sezione di cui è anche l’unica lavoratrice, come se la cava?
“I bambini li devo cambiare quasi in batteria” ci dice: “via uno sotto l’altro, loro la prendono come un gioco, io un po’ meno soprattutto quando qualcuno è un po’ agitato”.
E se ci sono degli imprevisti?
“Se devo cambiare un bambino li porto tutti in bagno sperando che non ci si faccia male, non ti dico cosa succede se qualcuno riesce ad aprire la porta e scappa nel corridoio, devo chiamare in fretta l’ausiliaria sperando che non abbia altro da fare e corrergli dietro”
Ma quale tipo di lavoro educativo fai, domando: “Così, pensare di fare un lavoro di tipo educativo è difficile, si può dire che i bambini vengono guardati e nutriti, è assistenza non educazione”.

È rischioso? Si lo è, soprattutto per l’educatrice, perché se sbagli la colpa è solo tua, prima ti licenziano e poi ti lasciano da sola con il processo per negligenza che ti becchi sicuramente.
La cooperativa ne esce pulita perché i rapporti educativi sono “formalmente rispettati”.

Il rapporto 2010 sulle donne e il lavoro dell’ISTAT presentato ieri mattina (10/11/2010) dice che il 76% del lavoro familiare ricade sulle donne, asimmetria che è data dal fatto che una volta finito il lavoro la donna si trova con un altro lavoro a casa.
Per contro se si osserva la lista dei lavori classificati usuranti, ci sono pochissime professioni dove l’impiego femminile è preponderante: secondo la nostra legislatura (che raccoglie la definizione dell’OMS)
Sono considerati lavori particolarmente usuranti quelli per il cui svolgimento è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee.

Un’educatrice di asilo nido lavora 6 ore più straordinari, deve fare moltissimo lavoro anche a casa (non retribuito ma essenziale per la continuità pedagogica), con un numero variabile di 8/10 bambini di età 0 – 3 anni, li deve cambiare, deve giocare con loro deve accudirli (“impiego psicofisico particolarmente intenso”…).
I bambini piangono strillano e non sono controllabili: “Quando torno a casa il mio ragazzo e i miei mi dicono di non urlare, in realtà non me ne accorgo più, inoltre spesso quando c’è troppo silenzio intorno a me sento le urla dei bambini ancora nelle orecchie”
La tensione nervosa spesso è impressionante, alcuni bambini si mettono in situazioni pericolose in pochi secondi: “Ci sono notti in cui mi sveglio e urlo ‘prendi il bambino’ o cose del genere, mi sogno che un bimbo cada da un balcone o che picchi la testa contro uno spigolo, è tremendo” (…”e continuativo”…).
Guardando contemporaneamente 8 bambini spesso qualcosa sfugge: “qualche tempo fa mentre prendevo in braccio un bambino che aveva riempito i pannolino, un altro si è tirato addosso una seggiolina di legno del tavolo, per fortuna a parte la paura non si è fatto nulla, ma comunque non avrei potuto fare ugualmente niente a meno di non lanciare per terra l’altro bambino” (…”condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee”)

Ovviamente un lavoro di questo tipo porta con se una serie di malattie professionali quali:
patologie agli arti e alla colonna vertebrale, una educatrice di nido procede a una media di 25/30 cambi al giorno e non tutte hanno il fisico di un camionista bergamasco, a questo si deve aggiungere il sollevamento dei bambini per altre decine di altri motivi.

Patologie legate all’apparato uditivo, si registra un calo significativo delle competenze uditive dopo i primi 5 anni di lavoro, una donna che fa questo lavoro per 35 anni rischia la sordità!

Patologie nervose: sono moltissimi i casi riscontrati di patologie invalidanti a carico del sistema nervoso.

Vivere in un ambiente altamente rumoroso e imprevedibile con una serie di possibili eventi che potrebbero accadere senza che tu ne abbia alcun controllo è terribile.

Ma ovviamente sono donne che lavorano, a chi volete che importi.
Magari domani S. non potrà più lavorare, sarà giudicata inabile al lavoro e non avrà diritto nemmeno a vedersi riconosciuta una pensione di invalidità per danni arrecati dalla sua professione.
È sui giovani lavoratori, soprattutto sulle donne, che lo stato sta costruendo il proprio futuro, quanto si dovrà attendere per avere anche la considerazione dei diritti?

(per la stesura di questo articolo mi sono avvalso della consulenza di Carmela Lucaselli che ringrazio sentitamente)