mercoledì 22 dicembre 2010

LA ZONA ROSSA, i vigliacchi e i "già morti" della politica


“Voi chiusi nella zona rossa, noi liberi per la città” questo slogan sta scritto su uno degli striscioni dei ragazzi dell’università di Roma concentrati in Piazzale Aldo Moro.
Quelli che il ministro della difesa ha definito “vigliacchi”, che detto da da uno come lui è sempre un complimento.
Gli slogan hanno la caratteristica magnifica di sintetizzare la realtà con la velocità di un pensiero, come un pugno nello stomaco o come una carezza.
Voi chiusi nella Zona Rossa, quante zone rosse ha creato questo governo e questa seconda repubblica, nata dal rifiuto della “vecchia politica” del fare potere per il potere e diventata in breve politica del potere per difendere gli interessi economici dei ricchi a scapito di tutti.
Quante zone rosse sono nate qui e lì per l’Italia, la prima volta che ne sentimmo parlare eravamo a Genova, nel 2001 la zona rossa era un pretesto perché non fu mai violata, ci massacrarono nelle strade di periferia e durante i cortei autorizzati ci spararono in Piazza Alimonda e ci deportarono a Bolzaneto.
Poi le zone Rosse sono fiorite per tutte le città, per ogni stupido evento che la mente malata di questo o quello ha inventato, ricordo la più stupida che ho visto a Pavia per l’arrivo del papa dove vennero anche saldati i tombini delle fogne per 1 ora di messa e 3 ore totali di permanenza.
La dimostrazione della debolezza di uno stato, della vigliaccheria di quella classe politica indegna che ormai si autoelegge con le sue elezioni farsa, si autoassolve con le sue leggi ad personas (perché di persone ormai ce ne sono fin troppe) e si autodifende con le sue guardie padane, ché alla fine c’è pure voluto un corpo di pretoriani per difendersi perché come in tutte le dittature il potere finisce ad aver paura di tutto e tutti anche delle stesse forze dell’ordine che dovrebbero garantire stabilità al potere.
La vigliaccheria di questa classe politica si riassume e si compie in questo fiorire di Zone Rosse che magicamente si estendono sempre di più, perché la vera zona rossa è nelle loro teste.
Questi “potenti”; così vigliacchi che trasformano giovani studenti e ricercatori in Assassini Potenziali, così timorosi che vogliono estendere il DASPO ai manifestanti (il come è tutto da chiarire), così sciocchi che si mettono le bombe sulle metropolitane per aumentare la tensione.
Ma mentre loro si chiudono nelle zone rosse, sempre più frequenti e sempre più piccole, perché confinano sempre di più con il loro cervello di vecchi malati, la protesta sfila in periferia, offre fiori ai poliziotti, si allarga alle città minori, si riempie di libri usati come scudi o letti sotto la statua di Giordano Bruno… mentre la città intera, fatta di cemento e di abbandono, di rabbia e di colore (quello vero, della gente, non quello di cartapesta da fare fotografare ai turisti), si apre al vento della giovane protesta libera dalle gabbie e dalle catene dell’ideologia e della politica, la zona rossa incartapecorisce, muore in se stessa, si piega… e con un soffio, sparisce.