sabato 25 dicembre 2010

L'AMICO DI CL... la new economy in salsa PD


Organici e sodali, contigui e ben distribuiti.
Quando si parla di economia e politica in Italia si parla soprattutto di questi assi ideali.
Non ci sono amici e nemici, non ci sono ideali da difendere, non ci sono gli interessi del popolo.
Ci sono solo gli interessi corporativi delle varie lobby che si sono trasversalmente divise i settori sociali e istituzionali del paese per garantirsi una continuità assoluta nonostante i movimenti della politica e i corsi e ricorsi della storia patria.

Lobby e potentati, in Italia ne esistono di fatto migliaia ma senza paura di essere smentito credo che i più forti e immarcescibili siano 3: universo confindustria (che contiene anche le derive di Merchionne e le sue visioni scissioniste), universo cattolico – imprenditoriale, che in Italia e in Europa ha un unico grande nome, Compagnia delle Opere e, dulcis in fundo, universo delle cooperative con le sue tre centrali LegaCoop, Confcoperative, Agci.
Insieme questi tre grandi gruppi tentacolari si spartiscono più del 60% della ricchezza prodotta in Italia come fatturato e contribuiscono al 75 per cento del PIL nazionale.

Lasciando perdere il caso di Confindustria che ormai è stato trattato e sviscerato con estrema competenza da professionisti molto più blasonati di me credo che sia giunto il momento di parlare dello strano movimento che sta accadendo negli ultimi 10 anni e che la maggior parte degli italiani ignora, anche perché fino ad oggi la maggior parte delle persone ha sempre considerato le cooperative una cosa di sinistra e CL, e il suo braccio armato economico, che va sotto il nome di Compagnia delle Opere, come una realtà della Destra Cattolica.
Due realtà agli antipodi, quindi inconciliabili dal punto di vista dei fini e dei principi.
La verità è ben altra e ben più complessa e parte da molto lontano.
2003, Meeteng di Rimini, kermesse agostana del movimento cattolico fondato da don Giussani, invitato a parlare sul tema “La ripresa di Comunione e Liberazione” l’allora responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani pronuncia delle frasi che avrebbero dovuto gelare il sangue a tutta la sinistra italiana, ma che si sono subito dimenticati tutti:
Se vuole rifondarsi la sinistra deve partire dal retroterra di CL, la vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’800, il partito socialista arriva dopo, il partito comunista dopo ancora e i movimenti del sessantotto sono tutti morti, solo l’ideale lanciato da Cl negli anni 70 è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare, è lo stesso ideale che è alla base delle cooperative, un dare per educare.
Scroscio di applausi da parte del popoli ciellino.
Non è una captazio benevolentie tutti sanno che non si arriva a parlare dal palco di CL se non si è, in un certo qual modo, organici al movimento e tutti sanno (o sapevano) che Bersani non è un politico qualsiasi nella sinistra italiana.
Bersani è il primo ad avere capito che politica di sinistra e imprenditoria non possono più essere nemici, l’equazione che funzionava nella prima repubblica (chi governa tiene le leve del potere e diventa padre e padrone dell’imprenditoria) è arrivata alla fine già nel 1989, sulla politica che conta soffia un vento nuovo, si chiama Sussidiarietà: lo stato non ha più interesse a tenere in piedi le costose macchine del wellfare state, se ne vuole sbarazzare e deve demandare il tutto a terzi.
La politica qui gioca un ruolo diverso, non è più un problema di potere ma un problema di contrappesi, di accordi sottobanco, di piccoli giochetti di prestigio aziendali decisi all’interno delle commissioni parlamentari.
Non importa più a nessuno chi esce vincitore dalle elezioni, perché i politici sono espressione dei potentati economici e comunque sono al posto giusto (il parlamento) per fare pesare gli interessi del proprio gruppo e trasversali a tutti i partiti in modo da potere votare coesi in ogni caso.
Le elezioni sono sempre più una farsa e gli italiani, per mandare un segnale non votano più, ma a chi governa non importa proprio niente, perché non è di questo che si deve occupare un politico della seconda repubblica, la sua mission è il profitto.
Bersani tutto questo lo ha bene in testa, lo ha spiegato molto bene ai suoi più stretti collaboratori e sodali di partito, l’esultanza di Fassino in questa ormai famosa intercettazione lo dimostra:
Consorte: Ciao Piero, sono Gianni.
Fassino: Allora? Siamo padroni della Banca?
Consorte: È chiusa, sì.
Fassino: Siete padroni della banca, io non c'entro niente (ride).
Consorte: Si, sì, è fatta.
Fassino: È fatta.

(fonte Repubblica 13 giugno 2007)

Tutti arrivano sempre fino a qui, forse sarebbe bene andare avanti un pò nell’intercettazione per capire meglio come stanno le cose:

Consorte: Alla fine viene fuori che noi abbiamo... eh... diciamo quattro banche... dunque, quattro cooperative...
Fassino: Sì..
Consorte: Che sono...
Fassino: Che prendono?
Consorte: Quattro cooperative il 4% (...)
Fassino: Diciamo Adriatica, Liguria...
Consorte: Piemonte... e Modena.
Fassino: E Modena, perfetto. E poi?
Consorte: Poi ci sono, diciamo quattro banche italiane...
Fassino: Sì.
(fonte Repubblica 13 giugno 2007)


Sistemi di contrappesi, cooperative, banche, prestanomi che fanno operazioni pericolose in nome di non si sa bene quale benessere economico del partito.
Non è una cosa così strana è il sistema di potere economico del terzo millennio, nulla si crea nulla si trasforma, si passano titoli si costruiscono holding che comprano holding che creano finanziarie che si passano pacchetti di azioni, il lavoro non c’entra niente, anzi, senza operai tutto funzionerebbe ancora meglio…
Bersani, Fassino, D’Alema, Veltroni, lo hanno capito fin troppo bene, benvenuti nel nuovo mondo della politica!
Certo c’è qualcuno a sinistra che proprio non ne vuole sapere e che bisogna “normalizzare il prima possibile” (Veltroni aprile 2008, parlando di Rifondazione comunista e Comunisti Italiani – Fonte la Stampa – 15 maggio 2008) lo si farà durante le elezioni del 2008 dove la campagna elettorale del PD era giocata non tanto contro Berlusconi (“il nostro competitor” come veniva definito da Veltorni che non lo nominava mai) ma piuttosto contro Bertinotti e Vendola, poi c’è quell’imbecille di Romano Prodi che però con la sua maggioranza risicata rischia di cadere al primo soffio di vento e a cui, certamente non si offrirà un paracadute e, in fine, c’è il sindacato, l’ala operaia della CGIL, rappresentata dalla FIOM e dall’area sinistra, ma quelli si possono marginalizzare attraverso un congresso ad hoc vinto con qualche piccolo trucchetto da una maggioranza più vicina al PD e più disposta a vedere il mondo dell’impresa non come una controparte ma come un socio in affari.
Il gioco è fatto, non ci sono più rivali, c’è solo alta finanza e tanto amore.
Certo, purtroppo sono scomparsi pure gli operai e ci si deve attaccare a Gianfranco Fini se si vuole dare un’idea di cambiamento e di voglia di riscossa ma tanto ormai gli italiani non sanno più cosa credere e va bene così.

Liberi da queste pastoie politicanti è giunto il momento di fare le cose serie: gli affari.
Chi meglio di Compagnia delle opere può essere di sponda alle operazioni di finanza del nostro gruppo di ex compagni di sinistra che fanno l’occhiolino alla new economy.
Compagnia delle Opere 41 sedi in Italia e in altri 17 paesi, possiede 34000 imprese e 1000 aziende no-profit nel mondo (3 delle quali sono multinazionali dell’agroalimentare con fatturati coperti) un giro di affari fatturato di 70 miliardi di euro l’anno (dati della stessa CdO ritrovabili sul sito www.CdO.it).
Certo prima di tutto bisogna abbattere il tabù per il quale con CL non ci si mischia e quindi è meglio fare le cose per bene. Ci pensano i nuovi leoncini del partito a sdoganare il novo sogno del cattolicesimo in salsa PD, il più famoso Amico di CL nel partito è infatti il rottamatore Renzi (sindaco di Firenze) poi una lunga schiera di simpatici giovanotti e meno giovani.
Tutti a dire che certe differenze sono “old” e non più “cool” con le loro facce da “jung manager”.
Poi bisogna capirsi, perché si sa, per lavorare bene bisogna essere tutti insieme ma ognuno a casa sua. Bersani è il riferimento delle Coop e su quello non transige, per le coop e sulle coop si giocano molte delle sue riforme, e qui bisogna capirsi bene perché cane non deve mangiare cane.
CL rimanga tangenziale in alcuni settori e il PD piloterà appalti per favorire l’entrata del gruppo in alcune regioni “rosse” dove la presenza del gruppo non è proprio gradita dalla popolazione, il PD non romperà le scatole in Lombardia dove ormai non si entra più in un’ASL nemmeno per fare le pulizie se non si è organici al Movimento e CL non si scaglierà contro a certe cooperative sociali emiliane enormi che ormai lavorano peggio dei caporali agricoli in Puglia e Basilicata, trattando i lavoratori come carne da macello… e via discorrendo.
Qualcuno definì questo giochetto arte dei “cucinieri” della politica di CL.
Io so solo che qui il popolo paga, il popolo viene sfruttato e qualcuno, sulla scorta del guadagno personale ingrassa.
Alla faccia della socialdemocrazie e del rispetto per la persona.