venerdì 26 novembre 2010

BRIANZA CONNECTION vol. 1



Desio è una città tranquilla e sonnolenta, fatta da gente operosa, i brianzoli duri e puri, quelli che “lauri e fò i dané”.
Quando vai in giro per Desio, che ha dato i natali a San Pio X, come ricorda la piazza centrale e a Luigi Giussani come ricorda la piazza del comune, non ti vengono in mente gli scorci di Sciascia o le scene palermitane di certi film di Mafia.
Non ti aspetti di vedere Michele Placido nei panni del commissario Cattani della Piovra scendere da una volante della polizia.
Al massimo ti aspetti di vedere un padre di famiglia che torna a casa dopo una giornata di lavoro o una mamma che porta il bimbo a scuola con il suo ruggente SUV.
Ha ragione Berlusconi quando dice che questi scrittori di cose mafiose hanno dato un’immagine distorta dell’Italia e della mafia. Infatti d’ora in poi quando penseremo alla mafia dovremo pensare ai piccoli comuni del nord che sono così paesaggisticamente diversi dalla Sicilia e dalla Calabria, ma così simili dal punto di vista della struttura malavitosa.
Eh sì, perché ora in regione o in provincia o dove diavolo volete si dirà che il caso di Desio, centro di media grandezza nella nuova provincia di Monza e Brianza dove la giunta infiltrata dalla ‘ndranghta cade proprio oggi, è un caso isolato e che comunque si è arginato in fretta senza grandi problemi se non quello di dover andare a votare a breve per una nuova giunta ma tutti sappiamo che non è così.
Anzi, probabilmente la Lega adesso dirà che non appena ha saputo della cosa i suoi consiglieri sono usciti in blocco dalla maggioranza rendendo possibile il cambio e facendo gli eroi.
Chi conosce la Brianza sa che questo è falso!
Rosario Perri, l’uomo che a stare a quanto dicono le inchieste della magistratura faceva da trait d’union tra le ‘ndrine e la politica regionale è stato per decenni il city manager della città, tutti gli appalti, tutte le decisioni, tutti gli affidi di lavori in formula diretta con il comune sono passati sotto di lui e tutti, maggioranza e opposizione sapevano e dicevano che Perri era un mafioso, lo si sentiva dire negli uffici del comune e in strada tra i bene informati, lo si sussurrava in giunta e lo si diceva nelle sedi dei partiti di maggioranza e opposizione.
Sulla figura di Rosario Perri fioccavano addirittura leggende metropolitane la più famosa della quale voleva che la sua segretaria prendesse il doppio di lui per essere sicuri che stesse zitta sugli intrallazzi del capo.

Fossi nella nuova giunta comincerei a fare qualche sondaggio nei terreni di nuova edificazione in certi quartieri di periferia così come comincerei a dare un’occhiata a tutti i favori e le gare d’appalto fatte in associazione temporanea d’impresa (ATI) con altri comuni del circondario perché, date le distanze (nella zona i comuni si susseguono senza soluzione di continuità Desio, Seregno, Lissone,…) non credo che ci possano essere infiltrazioni mafiose a tenuta stagna. L’impressione è che questa sia solo la punta dell’iceberg e che quello che succederà nelle prossime settimane e mesi darà la cifra di quanto i sistemi mafiosi della Brianza si sono incistati nel territorio.
Chi fa antimafia sa che in queste situazioni possono accadere due cose, o tutto si inabissa e si torna alla vita di tutti i giorni con le mele marce fuori dal cesto e tutti contenti oppure le sinergie vengono a galla perché qualcuno parla e allora sono guai grossi.
Normalmente accade la prima cosa perché la seconda prelude la volontà di sapere da parte dello stato e spesso questa manca.

La provincia di Monza e Brianza conta 55 comuni Desio è il 4° per grandezza con i suoi 41000 abitanti e tutti i comuni più grandi sono nella fascia sud della provincia uno attaccato all’altro. Ne girano di soldi e di interessi da quelle parti… la mafia se ne è accorta. e ora che si fa?