martedì 9 novembre 2010

LA RETORICA DELLA LEGA, PUNTO PER PUNTO



Dopo l’alluvione veneta, la prima alluvione cancellata dai media nazionali per volere dei padroni, ho sentito parecchie voci di perplessità sia nel mondo di tutti i giorni sia nel dorato sopramondo della cultura e del giornalismo.

“Ma come?” ci si domanda dall’Olimpo della comunicazione globale, dove tutto si sa: “Gli argini non hanno retto, gli invasi di riempimento non si sono riempiti, ma non siamo nel moderno nerd est delle Lega Nord, dove tutto splende e dove non c’è spazio per il malessere, tanto che ci sono comuni che danno residenza solo a chi ha un reddito dimostrabile sopra i 12000 euro annui?”

La Lega è come gli argini del fiume Bacchiglione, alla prima pioggia un po’ più forte si sgretola e crea solo danni.
Peccato che nessuno se n’ era accorto prima, e, c’è da credere, nessuno se ne vorrà accorgere dopo e chiedere il conto.

Se gli intellettuali o i giornalisti avessero fatto il proprio dovere fino infondo avrebbero dovuto scoprire le carte della Lega già da anni e demolire il suo castello prima che il virus dell’intolleranza razziale e dell’ignoranza fatta passare per cultura popolare diventasse egemone in Italia (non solo a nord).

Mettiamo dei punti fermi a cosa la Lega nord NON è ,e per farlo andiamo a osservare i luoghi comuni che ogni buon leghista o simpatizzante tale dice del suo partito:

1. La lega è un movimento nato fra la gente della Lombardia stufa di vedere come i meridionali e gente venuta da fuori rubava posti di lavoro al nord: la Lega nasce a Varese nei tumultuosi anni 80 dalla mente di Umberto Bossi e, soprattutto di Gianfranco miglio (che quando abbandonò il movimento ebbe a dire all’ex compagno di partito “se non ci fossi stato io tu saresti solo un ubriacone da osteria”). Non ne fanno parte, almeno inizialmente popolani scontenti, ma piuttosto liberi professionisti e personaggi prossimali a tutti i movimenti politici che, non riuscendo a trovare spazio nei grandi partiti di massa hanno bisogno di trovare nuovi (o vecchi) slogan per inserirsi in un mondo a loro precluso. Siamo nel bel mezzo di quel sistema politico e di potere che poi verrà chiamato Tangentopoli, dove se non riesci a entrare nelle stanze del potere a Milano e in Lombardia per dirla con Paolo Pillitteri (ultimo sindaco socialista di Milano):“Non vali un cazzo”. I leghisti scelgono di cavalcare una tigre mai tramontata nel nord e nel milanese, il sarcasmo per i meridionali.
Negli anni sessanta e settanta quel genere di sarcasmo aveva portato a moment antipatici di vero e proprio razzismo ma nessuna compagine politica aveva mai dato corpo alle intemperanze razziali del lombardo medio la lega lo fece.

2. La Lega è sempre stato un partito magari sopra le righe nelle affermazioni ma onesto e al di fuori delle beghe del potere: falso, i primi processi alla Lega non riguardano le amene prese di posizione sulla bandiera o sulla secessione (che di per se sarebbero un reato costituzionale ma nel mondo a testa in giù sembra che certi reati non valgano niente), errore, la prima condanna a 8 mesi in via definitiva con sospensione della pena è da fare risalire alle dichiarazioni rese dal senatur in data 5 gennaio 1994 alla corte di assise di Milano per la maxi tangente Enimont. La Lega degli onestuomini del nord si era beccata 200 milioni di lire per ungere le ruote ai maneggi di Gradini e soci.
E’ cosa curiosa notare che proprio il giorno dopo, il 6 gennaio 1994, Berlusconi dichiara la sua “discesa in campo” subito seguito dai leghisti che avevano finalmente trovato un cavallo su cui saltare per giustificare i loro maneggi.

3. Dove è andata a governare la Lega prima c’era lo sfacelo poi è arrivato il buon governo e la buona gestione della cosa pubblica: altro falso storico, in realtà la Lega ha sempre ereditato amministrazioni comunali ben governate del centro nord, normalmente infatti per prendere il potere ha bisogno di inventare pretesti belli e buoni come l’invasione di extracomunitari (l’ho visto fare in paeselli del lecchese dove magari gli extracomunitari ammontano a 2 famiglie con figli), oppure la legalità, i mussulmani, i Rom, rammento un cartellone autoprodotto per la zona dell’alta brianza con la foto della preghiera del venerdì alla Mecca e sotto la scritta no moschee qui da noi, non c’erano moschee in programma ma fa lo stesso per loro. È improbabile che riescano ad attaccarsi al malgoverno o a cose del genere perché di fatto questo malgoverno non c’è mai, anche perché normalmente diventano egemoni in piccoli e piccolissimi centri e città di medie dimensioni dove difficilmente si possono fare grandi maneggi di capitale.
Tra l’altro il caso Veneto dimora su larga scala come lavorano i Leghisti, ché se è vero che fino a poco fa la regione era governata da Galan (PdL) è pur vero che la quasi totalità delle province e dei comuni è governata da loro quindi non si capisce su che materassi abbiano dormito fino ad oggi, anche se adesso chiedono i soldi a Roma Ladrona e minacciano lo sciopero delle tasse (dimenticandosi di essere la maggioranza in Veneto come in Italia e che quindi si minacciano da soli).

4. La lega difende le tradizioni e le culture dei popoli padani: falso anche questo, la Lega negli anni ha più che altro inventato mitologie parallele che con le culture lombarde non c’entrano proprio niente, che oggi vadano a difendere la cristianità (dando del mussulmano al Cardinale di Milano) è un puro esercizio di accattonaggio voti. Bossi, Castelli come Calderoli e molti altri papaveri della Lega sono sposati con rito Druidico, come ci ricorda questa bellissima pagina del corriere del 21/091998
Atmosfera d'altri tempi per il matrimonio del segretario della Lega lombarda Roberto Calderoli con Sabina Negri, sorella del suo predecessore.
Un rito celtico per le prime nozze padane. L'ex sindaco Formentini in versione druido offre sidro agli sposi e il senatur al pianoforte intona "Va' pensiero".
- Il druido Formentini ha qualche incertezza tipica dei debuttanti: chiama "vino" il sidro e "Sabino" la sposa. Ma per il resto fila tutto liscio e la prima, anzi unica, coppia legittima della Padania Libera celebra in dieci minuti le sue nozze celtiche in mostarda cremonese. Lui e' Roberto Calderoli, segretario nazionale della Lega Lombarda. Lei e' Sabina Negri, sorella del precedente segretario, spodestato tre anni fa dallo sposo. Una cupa e perfetta saga nordica che ha comportato l'esclusione del cognato Luigi dai festeggiamenti nel castello che fu degli Affaitati, gli antichi sponsor di Carlo V nelle guerre di Fiandra, e che ora appartiene ai piu' pragmatici signori Vialli, genitori dell'ex attaccante juventino e attuale allenatore del Chelsea.
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Inoltre è risaputo che di cultura lombarda non sanno proprio nulla, considerando che sono andati in Svizzera a fare le loro mascherate sotto la casa di Carlo Cattaneo al grido di “Contro l’Italia corrotta e massona noi proponiamo Carlo Cattaneo” che, purtroppo per loro era massone.

5. La lega è contro la casta e contro il potere di vecchio stampo vuole uno stato più federale e leggero: preferisce probabilmente quello di antico lignaggio, considerando che nella Lega si fa strada solo chi è figlio di un leghista o si sposa con un leghista o è consanguineo di un leghista.
Un esempio: la lega sbraita per il concorso “truccato” per i notai a Roma, ma chi ha memoria un po’ più lunga si dovrebbe ricordare che a Brescia accadde pure di peggio l’autunno scorso come si legge dall’articolo di Bresciapoint dell’8/09/10
IL CONCORSO (che si tratti di Miss Padania?)
La storia che Tempo Moderno ha scelto per la seconda della sua “escursione” riguarda una materia, per il vero, non del tutto nuova: si tratta di un concorso articolato su prove scritte e orali, per l’assunzione di otto istruttori amministrativi (qualcosa di simile all’impiegato di concetto, per capirsi) bandito dall’Amministrazione provinciale di Brescia alla fine del 2008.
Della cosa si sono già occupate le cronache allorché furono resi noti i risultati della prova scritta, nell’autunno scorso; oggi, però, non pare superfluo circostanziare un poco i fatti.
Il punto è questo: al concorso vengono avanzate oltre 700 candidature, e si presentano alle prove circa 240 candidati. La graduatoria, all’esito degli scritti, vedeva, tra i primi 14 classificati, ben 7 candidate riconducibili a fede o frequentazione leghista più o meno marcata. Dopo l’orale, il destino delle stesse 14 persone è piuttosto singolare: ci sono candidati non “leghisti” che scompaiono dalla graduatoria, nonostante il voto altissimo allo scritto, e ci sono candidate “leghiste” che, dopo aver meritato punteggi lusinghieri (in un caso addirittura il massimo) allo scritto, all’esame orale conseguono votazioni appena sufficienti.
Il risultato di tutto ciò, è che la graduatoria finale vede sette candidate “leghiste” nelle prime dieci posizioni.
Chi sono? Ecco i nomi, in ordine di classifica, e le relazioni “leghiste” attribuibili a ciascuna di loro.
VITALI Cristina, simpatizzante leghista dell’area dell’assessore provinciale Aristide Peli, beneficiaria di un contratto ad personam presso l’assessorato provinciale alle attività produttive, retto dal collega di partito Giorgio Bontempi. Dopo un brillante voto agli scritti (28,67) all’orale rimedia un dignitoso 25 che la pone prima in graduatoria.
PONZONI Anna, altra simpatizzante leghista dell’area dell’assessore provinciale Aristide Peli, anch’essa beneficiaria di un contratto ad personam sempre presso l’assessorato provinciale alle attività produttive dell’assessore leghista Giorgio Bontempi. A un buon 27 allo scritto non ha corrisposto analoga valutazione dopo l’orale: un 25 che le assicura, comunque, il terzo posto in graduatoria.
ARCARI Cristina, accreditata di simpatie e frequentazioni leghiste, che le hanno permesso di lavorare, in passato, per l’azienda provinciale della formazione professionale e, attualmente, per il broker assicurativo che cura le polizze dell’Amministrazione provinciale. Quanto ai suoi voti, allo scritto porta a casa il massimo, un bel 30; quando si sottopone alla prova orale, però, la sua preparazione viene valutata ai minimi, e le viene assegnato un 21; con la media dei due voti si piazza al quarto posto.
RAINERI Silvia , è una donna della cui fede leghista non si può dubitare: moglie di Fabio Rolfi, vicesindaco nonchè assessore leghista di polizia (e altro) del Comune di Brescia, è capogruppo della Lega nel Consiglio Comunale di Concesio, ma anche capogruppo leghista alla circoscrizione Nord del Comune di Brescia e coordinatrice della commissione sicurezza civica e bilancio. I suoi voti sono identici a quelli della Sig.ra Arcari, con la quale condivide il piazzamento: pirotecnico 30 agli scritti e fumoso 21 agli orali.
PELI Katia, un’altra concorrente la cui appartenenza è, come dire, nel sangue: nipote dell’assessore leghista provinciale Aristide Peli, è stata assunta fin dal 2004 dall’Amministrazione provinciale come portaborse dello zio. Ora concorre per il posto fisso. Ancora una volta, lo scritto (27) è assai più brillante dell’orale (24); il tutto le vale il sesto posto in graduatoria.
GRUMI Sara; dal capo assoluto in giù, si può ben dire che nella Lega Nord il sangue non è acqua (che pure è l’elemento in cui nuota la trota): infatti, la giovane signora Grumi è figlia di Guido Grumi, da Gavardo, candidato della Lega Nord alle recenti elezioni regionali e, certo casualmente, è attualmente assegnataria di un incarico a termine di collaborazione con l’Amministrazione provinciale. Evidentemente, l’aspirazione al posto fisso nella pubblica amministrazione non è appannaggio esclusivo dei terroni. Allo scritto, un bel 28; all’orale un men che mediocre 22. La media, comunque, assicura un utile ottavo posto.
FEBBRARI Margherita, un nome già salito agli onori delle cronache quando, con provvedimento che non è andato esente da critiche, il Comune di Brescia le ha conferito un incarico di consulenza in materia di sicurezza urbana, a fronte della sua brillante esperienza sia come giornalista della Padania che come portaborse dell’On.le Caparini, della Lega Nord. Anche questa candidata riesce molto meglio allo scritto che all’orale: infatti, al brillante 28 della prima prova segue un misero 21 della seconda, e la media dei due risultati la relega al decimo posto, appena fuori dal novero delle destinate all’assunzione.
Non è poi un segreto per nessuno che la Lega si sia strenuamente battuta per non fare abolire le province considerate da moltissimi enti inutili ma che per il partito di Bossi sono una delle maggiori fonti di reddito e come si è capito Pecunia non olet.

L’elenco potrebbe essere infinito ma tanto credo che sia inutile continuare oltre, si sa tanto che tutte le controargomentazioni sarebbero inutili nello scontro con il leghista doc, perché come dice il Trota la Lega non è politica è Fede, già anche perché se fosse politica non si capisce lui che cosa ci starebbe a fare