domenica 7 novembre 2010

POVERI IMMIGRATI MASCHI!


Mohamed è un uomo strano.
Mi dice sempre che in paese meno schifoso di questo, in un paese con una classe dirigente europea e non africana, lui sarebbe un uomo di destra.
Qui non può, per ovvi motivi, essere un uomo di destra, qui può solo essere un uomo arrabbiato.
Mi mostra il giornale di oggi e mi dice: “tu che hai lavorato per anni con i ragazzi migranti come le spiegheresti a mio figlio queste due notizie”.
Una, manco a dirlo, è l’ennesimo approfondimento sullo scandalo delle donnine del premier e dei suoi abusi di potere per difenderle, l’altra è la notizia dei 5 migranti che sono appollaiati sulla ciminiera della ex Carlo Erba di Milano, saliti lassù per protestare contro le false sanatorie del governo nel 2009 e in sostegno ai loro colleghi bresciani.

Come potrei spiegare a un giovane marocchino, nato in Italia quello che sta succedendo.

Ruby Rubacuori al secoli Karima el Marough, giovane ladra d’appartamenti, ragazzina allo sbando che è scappata di casa per poter vivere il suo sogno di cubista e ballerina (a 15 anni) in contrasto con un padre che l’avrebbe voluta più morigerata, viene salvata dalla galera dall’intervento del presidente del consiglio e della sua cricca di ladri, puttane e leccapiedi e, per converso gruppi di lavoratori onesti se ne devono stare appolaiati sui camini per esigere un diritto che dovrebbe essere il minimo esistenziale.

Già di per se, nel mondo occidentale, la legislatura sui migranti è un abominio morale ed etico.
Che significa infatti che un uomo ha dei diritti solo nel momento in cui lavora?
I diritti sono dati dal lavoro? Perché se è così significa che abbiamo perso in assoluto il senso dell’umanità con buona pace di tutti i principi sociali o religiosi che propaliamo ad ogni buona occasione.

Ma tornando al problema degli immigrati sulle gru. Per che cosa protestano? Per il riconoscimento, almeno di un non diritto. Ossia: se esisto come individuo in quanto lavoratore allora almeno tutti i lavori siano uguali davanti alla legge.

Nel 2009 si è proceduto alla sanatoria più incredibile della storia dell’immigrazione italiana, quella definita “sanatoria per colf e badanti” ma che gli interessanti preferiscono chiamare SANATORIA TRUFFA.

Di fronte alle leggi repressive e miopi volute dalla Lega Nord a suggellamento del patto con Berlusconi, i primi ad avere qualche piccolo problema furono, guarda un po’ i benestanti, i ricchi e gli straricchi.
Ho ancora nel cuore il grido disperato della neo-ministra Mara Carfagna che sosteneva davanti a un colpevole cronista: “Ho i brividi a pensare a come se la caverà mia madre senza la sua colf”.
Così, come succede sempre in Italia, se i ricchi chiamano il governo risponde, quasi sempre a discapito dei poveri ma tant’è.
In una notte dal cappello del ministero uscì il proverbiale coniglio: la prima sanatoria ad personas.
Se fai la badante a casa della Marcegaglia sei sanata, se ti spacchi il culo nella sua fonderia sei un clandestino, per di più pure pericoloso.

Poveri immigrato maschio, che fregatura hai sbagliato stato, o hai sbagliato sesso.
Se fossi nato donna, almeno avresti avuto due possibilità: la prima è farti sfruttare sessualmente la seconda è farti sfruttare dalla “padrona del castello” come novella serva o schiava.

Forse dovrei dire a Mohamed il mio amico marocchino che vorrebbe potersi dire di destra, che potrebbe spiegare la cosa così a suo figlio.
Non è detto che capisca ma probabilmente si farà un’idea della bella Italia e del suo patrimonio culturale.