giovedì 18 novembre 2010

OSSO MASTROSSO E IL CAZZANIGA... la Mafia dilaga a Milano


“Saviano deve avere il coraggio di ripetermi queste cose guardandomi negli occhi”
Davvero il Ministro Maroni desidera essere guardato negli occhi? Che incredibile esempio di fragilità personale ci regala il ministro dell’interno che si sente colpito sul vivo quando un intellettuale gli fa notare che c’è qualcosa che non và.
Il problema non è nemmeno se in Lombardia ci sia o non ci sia la Mafia, è talmente palese che la Mafia c’è che fa tenerezza sentire certi esponenti politici dire: “Si c’è una recrudescenza ma noi rispondiamo colpo su colpo, gli arresti sono aumentati del 20%” se gli arresti sono aumentati del 20% significa che la percentuale degli interessi mafiosi al nord è aumentata di almeno il 40% fare giri di parole sembra inutile, come inutile sembra cercare di capire quando questa infiltrazione su larga scale dal tessuto produttivo del nord abbia avuto inizio.
Negli anni un fenomeno desta la mia attenzione in modo costante: l’aumento degli omicidi mafiosi nell’hinterland o meglio nella parte a nord di Milano, il cuscinetto tra il capoluogo e Varese.
“Il ricco e riverito imprenditore è tranquillamente seduto al bar, con gli amici, sotto la veranda del circolo ex combattenti. È un pomeriggio d'estate. L'uomo d'affari si alza per chiedere un caffè. Appoggiati al bancone, lo aspettano in due. Sembrano clienti normali, con i giubbotti da moto e i cappuccini caldi ancora da consumare. Lo guardano negli occhi quel poco che basta per farsi riconoscere. Per fargli capire chi lo sta ammazzando e perché. Poi gli sparano in faccia. Quattro colpi di pistola calibro 38. E se ne vanno con calma. Killer professionisti. A volto scoperto.

Non siamo a Locri, Gela o Casal di Principe, ma nel cuore della Lombardia. San Vittore Olona è a metà strada tra Milano e Varese: un laborioso comune di 7 mila abitanti accanto a Legnano, la capitale della mitologia leghista”.

(espresso 19 ottobre 2010)

La lista è lunga:
7 gennaio 2005 Lonate Pozzolo (tra Varese e Legnano) Cataldo Murano e Giuseppe Russo, 27 febbraio 2006 Ferno (VA) a due passi dall’aeroporto di Malpensa Alfonso Murano. Tre omicidi collegati, dietro c’è la spartizione del territorio tra le famiglie Filippelli di Lonate e Rispoli di Legnano.

27 marzo 2008 Rocco Cristallo ammazzato a Verano Brianza (MI), 14 luglio 2008 Carmelo Novella San Vittore Olona, 27 settembre 2008 Cataldo Aloisio, Legnano, il cadavere di Aloisio viene fatto ritrovare davanti al cimitero di Legnano dove è sepolto Novella. I tre delitti sono da ascrivere a una faida familiare e a regolamenti di conti nel settore edilizio.

6 maggio 2009 Cavaria alle porte di Varese, Giuseppe Monterosso, in Lombardia in soggiorno obbligato, l’omicidio matura negli ambienti mafiosi probabilmente per il controllo del trasporto su gomma tra il varesotto (e quindi l’aeroporto di Malpensa) e i capoluoghi della Lombardia.

5 novembre 2009 Giovanni di Muro, ammazzato davanti allo stadio di San Siro probabilmente per regolamenti di affari tra cosche.

A questi andrebbero aggiunti i molteplici sequestri di case ville terreni agricoli e servizi che la DDA negli anni ha prodotto sul territorio con particolare prevalenza alle zone di Buccinasco, Pregnana Milanese, Cornaredo,…

Gli eventi su cui si stendono le mani della mafia (variamente intesa) a Milano sono infiniti. Partendo dall’affare colossale del movimento terra e delle bonifiche del territorio, le cosche hanno fondato cooperative sociali che forniscono servizi di facchinaggio, imprese di pulizia, consulenze di green economy, bar e ristoranti di lusso… non c’è aria del commercio e dei servizi che non sia di loro interesse e pertinenza.

Sul territorio si susseguono voci, che poi via via diventano fatti, anche perché prima o dopo ci scappa il morto.
Expo 2015: mi viene da ridere quando leggo frasi del tipo: “Bisogna vigilare affinché le cosche non allunghino le mani sui lavori dell’EXPO”
L’area della fiera di Milano, su cui si costruirà la maggior parte dell’evento sorge per la maggior parte sui terreni dell’ex raffineria IP del comune Pero/Pantanedo.
Terreni inquinati da metalli pesanti, agenti chimici di produzione, benzene,… si raccontano storie molto interessanti sulla bonifica di quella zona, affidata per la maggior parte a maestranze immigrate di cui non sappiamo più nulla, sono vivi, sono morti?
Milioni di metri cubi di terra tossica da movimentare e da smaltire, un affare colossale.
C’è chi dice che lo smaltimento è stato fatto solo per la minima parte e che la maggior parte della terra sia finita a formare il terrapieno della linea Alta Velocità, Milano Torino che passa proprio di lì e prosegue sui terreni di Pregnana Milanese, Cornaredo e Rho (guarda caso dove sono avvenuti i maggiori sequestri di terreni alla ‘ndrangheta).

Smaltimento dei rifiuti, notizia di ieri (17/11/10) che prendiamo dalla Provincia Pavese, giornale di Pavia e dintorni:
Riso Scotti Energia, arresti per traffico illecito di rifiuti. Inceneritore sequestrato
L'inchiesta conta sette arresti e dodici indagati[…]

PAVIA. Sette arresti sono scattati questa mattina, intorno alle 7, in relazione all'inchiesta avviata tempo fa sull'inceneritore della Riso Scotti Energia. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate all'attuale presidente della società Giorgio Radice e all'amministratore delegato e responsabile dell'impianto Giorgio Francescone. L'accusa è di traffico illecito di rifiuti.

L'impianto di coincenerimento è stato sequestrato. I sigilli sono stati messi dalla Forestale intorno alle 8, subito dopo la notifica delle ordinanze di custodia cautelare ai dieci che erano già indagati. Risultano anche dodici nuovi indagati. Oltre al sequestro dell'impianto e di una quarantina di automezzi, sono state perquisite le abitazioni degli indagati dove è stata acquisita della documentazione.

Tra gli arrestati ci sono anche Massimo Magnani, l'ex responsabile dell'inceneritore di Pavia, Marco Baldi, ex-titolare del laboratorio di Genzone incaricato di fare le analisi sui rifiuti, Silvia Canevari, tecnico del laboratorio, Cinzia Deilacqua, Alessandro Mancini.

Sono tutti agli arresti domiciliari.

Nell'inceneritore, secondo l'inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. Venivano utilizzati nella produzione di energia elettrica e termica, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura, legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti, che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri, previsti dalle autorizzazioni.[…]

Non si fa menzione della Mafia ma se ne riconoscono metodi e firma. Non importa che Cosa Nostra o la ‘Ndrangheta siano personalmente implicati all’interno di una singola azione illegale, la verità è che sempre più spesso il sistema mafioso fa parte della “normale” logica degli imprenditori. La logica mafiosa è entrata nel DNA economico del nord con il suo sillogismo più evidente: c’è da fare qualcosa, ci si può guadagnare di più facendolo illecitamente, se ci si associa nell’illecito si ha maggior protezione.

Con o senza i morti, il ministro Maroni dovrebbe avere il coraggio di capire che la condizione mafiosa è diventata parte del nord e non sentirsi punto nell’orgoglio come fosse un reato di lesa maestà dire la verità su certi fatti.
Basta con la logica infantile del fare vedere ai genitori i buoni voti (gli arresti compiuti peraltro dalla DDA e dalla magistratura sempre e comunque con difficoltà inenarrabili dovute ai tagli alle spese) e nascondere la nota (il marcio sta dilagando a nord soprattutto nei territori governati ormai storicamente dalla Lega), la mafia a nord esiste sta diventando sempre più estesa e ramificata, forse esprimerà già sin d’ora le sue preferenza politiche.
Perché bisogna ricordarlo, la mafia non è né di destra né di sinistra, la mafia sta dove c’è il potere, se il potere lo ha la Lega, la mafia sta con la Lega, nell’Italia degli anni 60 e 70, la mafia è stata spesso e volentieri contigua allo Stato contro i movimenti di rigenerazione e cambiamento, oggi la Mafia vuole egemonia industriale, e siede nei consigli di amministrazione delle aziende a Milano e nel nord.
Se il ministro Maroni vuole guardare qualcosa negli occhi, guardi questa realtà e ci indichi la soluzione, se ce l’ha.