lunedì 10 ottobre 2011

NEL CUORE DELL'IMPERO VERDE... piccolo viaggio nella VArese leghista.

Negli ultimi tempi ho avuto degli impegni molto pressanti, e non sono riuscito a seguire le pagine di cui sono “papà”. Nonostante questo sono riuscito a raccogliere un po’ di quel fantastico “materiale da marciapiede” che tanto mi piace quando parlo degli umori dell’italiano medio. Dovendo stare intere giornate a Varese per motivi di lavoro e avendo parecchi amici che vivono nella capitale insubre la notizia dei malumori (ovvi) in casa leghista la potevo seguire praticamente in diretta. Varese non è per la lega una città qualunque e qualunque non è il suo bellissimo territorio fatto di valli e laghi bellissimi. Varese è la casa del padrone, il reame inespugnabile, il bunker di Berlino. A Varese un elettore su 2 è leghista o simpatizzante da almeno vent’anni e la lega non si mette in discussione semplicemente MAI. La notizia che Attilio Fontana fosse arrivato al ballottaggio durante le scorse amministrative ci lasciò parecchio di stucco, era una cosa impensabile nella Varese di 5 o 6 anni fa, alle scorse elezioni Fontana aveva stravinto contro il candidato di tutta la sinistra (dai DS a rifondazione) oggi rischiava un ballottaggio incerto contro la sfidante. Cominciammo così a dare un’occhiata disinteressata alla cosa. Dopo qualche mese e dopo il congresso quello che abbiamo capito è che la Lega a Varese non ha nulla da invidiare alle Soap Opera americane in stile “Beautiful” o “Sentieri”. Antropologicamente quello di insubre non è un bacino elettorale: è un feudo dinastico. “Ci sono tutti quelli che stanno intorno al Bossi e lo curano, come la moglie e il figlio e quegli altri (?), poi ci sono quelli di Bobo (Maroni nda)” e poi gli altri ancora” mi spiega una signora che dice che è iscritta dal 1995 “Però non si capisce più niente” conclude. Il problema principale delle dinastie feudali, dall’impero bizantino a oggi, è che la successione non è mai indolore, Luigi XIV prima di diventare quello che è diventato ha dovuto fare fuori parecchi “frondisti” e poi rinchiudersi nella reggia di Versailles perché al Louvre lo avrebbero ammazzato di sicuro. Renzo Bossi non è Luigi XIV e non lo diventerà mai, ma nemmeno Maroni ha le caratteristiche del leader che sbaraglia i dissenzienti e vince. Anni di servilismo Berlusconiano hanno profondamente fiaccato lo spirito militante della Lega, quello che urlava che “la Lega ce l’ha duro”. “Mi ricordo tutti i raduni, quando ho cominciato io qui, era il 1986, quando c’era la Lega Lombarda che di Roma non gli fregava un cazzo perché volevamo l’autonomia della Lombardia” mi dice un signore davanti a un bar appena fuori il centro, ha rughe profonde in faccia e una felpa con la scritta Lombardia addosso: “Adesso non ci sono andato a votare, che si vanno ad ammazzare. Per la prima volta non sono neanche andato a Pontida, ci sono andati mio figlio e la sua morosa ma io no” Chiedo ragione del suo malumore e lui mi risponde dirette: “Ma che malumore, qua della Lega non è rimasto un cazzo, io Bossi lo conosco di persona, da quando si parlava come io parlo a lei adesso, questi qui lo trattano come il Papa prima di morire ma io non ho bisogno del Papa, vogliono stare a Roma a dir cagate che lo facciano, ma non vengano a rompermi i coglioni a me”. Una regola storica fondamentale dice che, negli imperi, le guerre che si aprono in periferia ai confini del sistema, sono fisiologiche e servono alla sopravvivenza del sistema stesso, mentre quelle che si aprono nel cuore dell’impero sono predittive alla sua scomparsa. Il problema semmai è un altro. La deflagrazione leghista in termini di consenso popolare a cosa potrebbe portare. Per salvare se stessa e soprattutto per vendere un po’ di fumo ai militanti duri e puri, i proclami del partito verde negli anni si sono fatti sempre più razzisti e pseudo fascistoidi, si è passati dalla difesa del territorio dalla presunta colonizzazione meridionale alla difesa dall’orda musulmana che voleva fare chiudere le nostre chiese e imporre il Burqua alla nostre donne. Si è passati dal decreto espulsioni alla militarizzazione di stampo fascista del territorio che ha permesso alla peggiore feccia nazista nordista di mettersi la divisa e sperare di poter spaccare qualche testa. Adesso mi domando tutto questo dubbio patrimonio, che è stato permeato dal frange estremiste di destra, dove va a finire? “La lega è un partito con le palle sotto” mi dice un giovane padano dalle parti di Gallarate “solo noi abbiamo il coraggio di dire le cose come stanno” e come stanno? Chiedo: “che ‘sti negri e tutti gli altri ci vogliono invadere e magari fare come con gli indiani, ci dicono, tu che sei italiano stai nelle riserve che qua adesso comandiamo noi” I negri e tutti questi altri chi? “I negri, i froci, e poi ci sono anche i comunisti di Vendola, che è un frocio e io mica voglio diventare come lui” non i sembrava il caso di chiedere cosa ne pensasse il giovanotto leghista della situazione politica o economica della zona euro e del declino del sistema produttivo italiano. Qui non si tratta di questo qui si parla di “Patria e Sangue” poco più poco meno.