lunedì 17 gennaio 2011

MENTRE IL MONDO BRUCIA... l'Italia della farsa giornalistica



Sono uscite molte cose dalle pagine dei giornali negli ultimi giorni.
Risucchiati dall’ennesimo caso morale d’Italia, dai Bunga bunga, dai festini, dalle autorizzazioni a procedere dal legittimo impedimento sono scoparsi molti fatti che avrebbero meritato una disamina più attenta.
Questa Italia tutta concentrata sul leader maximo, sul signore del male, sul porco supremo, si è fatta scappare molte, forse troppe cose.
La vicenda fiat con i suoi incredibili rivolgimenti, che dovrebbe interessarci tutti e, d’altra parte la vicenda tunisina che dovrebbe ricordarci che comunque, vicino o lontano la rivoluzione esiste, si può fare e si può vincere ma a patto che una generazione se ne assuma la responsabilità.
Mentre l’Italia colpevolmente si masturbava sulle vicende di uno spettro che, come nelle favole esiste finché ci credi e finché gli dai spazio (e per questo ne cerca sempre di più e incredibilmente ne ottiene) a Torino la classe operaia ha battuto un colpo.
Mentre i soliti parrucconi di ogni schieramento spiegavano agli operai la produttività utilizzando formule matematiche tipiche di chi in fabbrica si è sempre guardato bene di entrare, gli operai hanno spiegato limpidamente a tutti due concetti chiari.
Il primo soprattutto alla politica parlamentare di questa Repubblica di buffoni: si può vincere anche senza di loro e, soprattutto, si può vincere malgrado loro.
Si può vincere contro i Berlsconi che fanno il tifo per spostare la produzione in America (perché lui farebbe così), si può vincere contro Bersani che non sa che dire e allora aspetta il risultato per dire cose che non vogliono dire proprio nulla.
La seconda a certo tipo di sindacato, non la fiom e non i sindacati di base (perché è bene ricordare che la fiom non era sola, c’erano anche loro), ma tutto il resto del sindacato, anche quella destra Cgil che fino all’ultimo voleva una firma tecnica o un accordo tattico: il lavoro è un’altra cosa, il lavoro non è quella strana alchimia di striscianti accordi sottobanco, di amici degli amici.
Il lavoro è dignità dell’uomo e mezzo per arrivare alla coscienza di classe.
Un operaio metalmeccanico mi ha detto l’altro giorno: “Vedi, quello che più mi fa schifo dei sindacati è che mi dicono che bisogna portare la produzione in Italia e toglierla alla Polonia, ma perché? Un operaio polacco vale meno di me? È meno umano di me?” la risposta la farei dare dai signori Bonanni e Angeletti.
… dentro Ruby con le cosce all’aria e fuori il signor Salvatore e il signor Nando operai del montaggio o della verniciatura.
Dentro le intercettazioni (tra l’altro sempre le stesse) e fuori i mille volti della Tunisia che rinasce dopo 25 anni di totale silenzio intellettuale.
E qui capisco perché i giornali non parlano granché della cosa: primo perché gli esteri non interessano a nessuno a meno che non ci dobbiamo mandare i “nostri Ragazzi” a combattere, secondo perché la maggior parte delle aziende italiane di un certo livello, tra cui quella turistica, con la Tunisia di Ben Alì ci hanno fatto affari d’oro.
Poi qualcuno si è accorto che era un dittatore e allora per poco non gli davano manco la benzina per fare ripartire l’aereo in quella singolare trottola che ha visto il dittatore più laico del Nord Africa chiedere asilo nel paese più fondamentalista del mondo (l’Arabia Saudita).
Ma se i cronisti, sempre attenti a ogni mezza rivelazione telefonica fossero stati più attenti a leggere la società non si sarebbero dovuti fare scappare alcuni paralleli tra Italia e Tunisia.
Un paese dove i giovani non hanno alcuna speranza (venivano chiamati la generazione delle spalle contro il muro)e dove i giovani si riprendono lo stato, lasciando a terra quasi 100 morti.
Un paese dove la disoccupazione era salita per anni in silenzio e nel disinteresse di una classe dirigente abile a stipulare contratti multimiliardari con le società del nord ma sorda alla sua popolazione al punto da essere sorda perfino alla propria imminente catastrofe (d'altra parte luigi XVI il giorno della presa della Bastiglia scriveva di quanti pochi conigli avesse preso nella battuta di caccia del mattino e lo zar il giorno di inizio della rivoluzione di febbraio parlava delle barchette con cui era andato su e giù per il volga).

Un tempo si sarebbero scritti fiumi d inchiostro sulle variabili demografiche nell’esplosione della rivolta, anche perché dati ISTAT alla mano le spalle dei nostri giovani non sono proprio in posti migliori di quelle dei giovani tunisini, oggi mentre andiamo giocondi verso la catastrofe economica e sociale non si trova scritto niente, solo rincorsa alla nuova storia torbida di un fantasma che ormai è ridicolo di un Mussolini da operetta che non riesce più a essere credibile nemmeno per i suoi collaboratori.
Marx scriveva che la storia si presenta sempre due volte, una volta come tragedia e la seconda come farsa…
Traete le conclusioni che volete.