sabato 28 aprile 2012

#SALVACICLISTI... una manifestazione di sana politica



Ogni giorno nella savana un leone si sveglia e sa che dovrà correre più veloce di una gazzella, ogni giorno una gazzella si sveglia…
Ogni mattina in ogni città d’Italia un ciclista si alza, si mette il casco va a prendere la sua bici in Garage e sa che dovrà essere più rapido e veloce di ogni singolo automobilista.
Il paragone è quanto mai azzeccato.
Per chi vive in città o per chi cerca di raggiungere le varie città da fuori utilizzando la bicicletta il rischio di lasciarci la pelle è all’ordine del giorno.

Oggi a Roma si tiene una manifestazione a cui non posso partecipare per impegni di lavoro.
Credo comunque che chiunque possa ci debba andare.
La manifestazione si intitola #Salvaciclisti (con l’hashtag di twitter) e benché voglia essere assolutamente apartitica e apolitica è davvero politica (laddove per politica si intende per il bene del  cittadino).
In realtà la manifestazione italiana riprende il famoso manifesto del Times dove si chiedeva una città a misura di ciclabilità urbana e dove il ciclista non fosse visto come un residuato da tollerare ma, al pari delle auto come un individuo da rispettare.

Per quanto sembri demagogico la bicicletta è la risposta al declino della nostra società.
È la risposta perché è ecologica ed economica.
È la risposta perché è sociale e soprattutto perché abbatte molti dei concetti che hanno distrutto le moderne città.
La bicicletta è un paradosso.
La bicicletta soprattutto in Italia fa paura.
Fa paura per migliaia di motivi, uno per tutti di natura economica.
Qui da noi, in barba al fatto che il nord è tutto una gigantesca pianura, così come vaste aree del sud (Puglia su tutte), la ciclabilità non solo è stata snobbata, visto come un divertimento per pochi rompiscatole che mi rallentano la domenica mattina quando sfreccio con la mia macchina, ma sempre più è stata osteggiata attraverso i tipici metodi all’italiana.
Si perché l’Italia ha un suo metodo preciso per osteggiare le idee sensate laddove danno fastidio alla FIAT e a tutto il gruppo di potere che la gestisce.
1)    Dire che è una cosa marginale, che non interessa, che sono ben altri i problemi, che in questa congiuntura economica (bla, bla, bla) non ci si può occupare di certe quisquiglie.
2)    Buttarsi a pesce morto sulle megaopere… a Milano la Moratti propose i Raggi verdi che avrebbero dovuto congiungere il centro della città alla periferie per una superficie di 500 e più chilometri totali.
Alla fine del megaprogetto abbiamo visto solo i disegni. Anche perché poi queste ciclabili sono delle opere davvero faraoniche con aiuole, illuminazione a terra, passaggi dedicati, ponti sopraelevati… così imponenti che poi di fatto non si fanno per mancanza di fondi e che si rimandano alle calende greche.

Eppure la bicicletta, se esistesse un piano preciso di sviluppo dello stato sarebbe la risposta.
L’anno scorso ho percorso nel tratto urbano (per fare acquisti, compere e quant’altro) e per andare a lavoro 723 km (tenuti rigorosamente segnati su foglio excel) se li avessi dovuto percorrere in macchina, visto che la bicicletta mi permette di tagliare e fare lunghe scorciatoie avrei dovuto percorrere 878 km.
Se vado a benzina (ho un’ibrida a Metano) la mia auto fa 190 km con 20€ ciò significa che solo di carburante ho risparmiato circa 100 euro, ma ho anche inquinato meno, mi sono mantenuto in forma senza ricorrere alla palestra, incredibilmente non mi sono ammalato mai.

Immagini di una critical mass a Torino
Inoltre la bicicletta è un fatto sociale, il fatto di usarla ti mette in contatto con altra gente, se per esempio la domenica percorri qualche piccolo tratto in bici sul percorso incontri altri appassionati come te, a volte scambi due chiacchiere e se sei disposto fai amicizia.
Incontri gente sui forum, io ho una "fissa" quindi frequento il forum degli appassionati di questo genere di ciclabilità ma ce ne sono migliaia, dagli appassionati di cicloturismo a quelli di corsa e via così.

La bicicletta crea posti di lavoro, la grande industria automobilistica se ne è accorta e ha demolito la grande tradizione italiana di costruire biciclette.
Ormai in Italia sono pochissimi i grandi marchi, Bianchi e Legano costruiscono per al maggior parte all’estero, e sono pochi i pionieri che ci provano.
Ma negli ultimi anni sta rinascendo una certa consapevolezza, molti non si accontentano più della bici da supermercato, cercano la qualità, il made in Italy.

Troppo pericoloso, se si pensasse a questo e si investisse una ragionevole quota di mercato in questo tipo di sviluppo la FIAT come farebbe.
Il ciclismo in Italia è stato visto da sempre solo come uno sport, o meglio è stato fatto percepire solo come uno sport.
Una roba da campioni, una roba da Pantani, Bugno, Coppi, Bartali, se non sei capace di scalare il Tonale allora comprati una bella macchina.
Da anni la media di percorrenza in auto durante l’ora di punta dentro le città è in media di 15 km ora.
Questo è il passo di un ciclista che passeggia.
Se la gente lo sapesse, almeno da aprile a ottobre le strade si riempirebbero di biciclette.
Ma la gente non lo sa.
Non conviene raccontarlo.
D’altra parte l’auto per molti è ancora l’oggetto del sogno. L’industria pubblicitaria ha fatto molto per creare il modello dell’automobilista, signorile, vincente, ricchissimo, oppure giovanissimo belloccio con fidanzatina a seguito, o padre di famiglia con villazza da cui andare a prendere i figli.
e' il modello dell'italiano che vince, contro quello dell'italiano perdente con la sua biciclettina, un po' a metà tra il comunistoide ecologista e lo sfigatello secchione.

Per questo la manifestazione di oggi è importante e decisiva.
Perché in Italia devono cambiare le teste per poter mettere in critica i modelli.
È giunto il momento di farlo…
Se non ora, quando?