venerdì 27 aprile 2012

UOMINI QUALUNQUE CRESCONO... il Movimento 5 stelle e il partito dell'Uomo Qualunque


Ci sono cose immancabili come la morte e le tasse.
In Italia una di queste è Beppe Grillo.
Il personaggio Grillo, lo showman Grillo, il politico Grillo mi ha completamente rotto le scatole.
Da 48 ore si sta montando un teatrino davvero ridicolo tra il comico e Napolitano, colpevole, di aver detto che la politica non deve cedere alla demagogia di pochi e di aver fatto un parallelo tra il Movimento 5 Stelle e il Partito dell’Uomo Qualunque.
Visto che se ne parla parecchio e visto che di paralleli con Grillo ce ne sono davvero tantissimi credo sia giusto spendere qualche parola su cosa fosse il “Fronte dell’uomo Qualunque” e su cosa ha lasciato come eredità all’Italia (oltre al termine dispregiativo “qualunquista”).

Il 27 dicembre del '44 in una Roma che ancora contava le vittime dell’occupazione e con i cannoni della guerra che si spostavano verso nord, un intellettuale piuttosto particolare, Guglielmo Giannini fonda il giornale “L’Uomo Qualunque”.

L’idea di Giannini, è molto semplice, il fascismo ha fatto un sacco di zozzerie ma il ritorno alla politica tradizionale è paradossalmente peggio.
I partiti faranno ingerenza nella vita degli individui, saranno pervasivi e cercheranno di plasmare la vita della gente a loro immagine in modo da impedirle di vivere come vuole lei.
In altre parole , la gente (non il popolo ma la gente) vuole solo una cosa: “Essere lasciata in pace”, pensare agli affari propri.
Il primo numero del giornale è un successo arriva a 25000 copie.
Nella “U” del titolo compare la vignetta di un uomo che viene schiacciato da un torchio, l’uomo che viene spremuto dalla politica.
Sotto una vignetta in tutta pagina un uomo scrive sul muro “Abasso Tutti”
Il modello comunicativo di Giannini è molto semplice.
Articoli pungenti e attacchi frontali agli avversari, moltissima satira di bassa lega, legata soprattutto al malcostume della politica.
Soprattutto una rubrica raccoglie moltissimi consensi, si intitola “le Vespe” e raccoglie il gossip politico, i pettegolezzi più pungenti e le cattiverie sulla classe dirigente.
I paralleli tra Giannini e Grillo sono in effetti parecchi.
Come Grillo anche Giannini usa il suo palcoscenico per sparare a zero su un’intera classe dirigente, senza fare distinzione, tutti sono marci, corrotti, schifosi, tutti vogliono schiacciare l’individuo, siano essi comunisti o democristiani.
Come Grillo Giannini ama storpiare in modo volgere i nomi dei suoi avversari veri o presunti, Calamandrei diventi negli articoli Caccamandrei, così come Pisapia era diventato nei giorni delle elezioni a Milano Pisapippa nel vocabolario grillino.
D’altra parte l’Abbasso Tutti di Giannini sembra il papà del Vaffanculo di Grillo.
Giannini inizialmente vorrebbe che i voti dei suoi lettori confluissero nel Partito Liberale (lui stesso si dirà sempre Liberal-liberista) ma Benedetto Croce si rifiuta categoricamente di incamerare le idee del giornalista e dei suoi all’interno del neonato partito di centro destra.
Il motivo è chiaro, Giannini non se ne accorge ma, soprattutto nel sud la sua idea viene sposata da ex fascisti spaventati di perdere il proprio potere se, come viene paventato, si procederà a delle epurazioni di massa dalla macchina dello stato.
Moltissimi che erano contigui al regime, al suo scioglimento non riescono a trovare alcuna sponda politica che possa offrire protezione e un movimento che chiede l’estinzione dei partiti sembra essere la soluzione più adatta per non morire.
Quando i Liberali rifiutano al movimento di diventare parte del loro partito Giannini fonda un partito suo proprio.
Il programma è semplicissimo:
  1. Lotta al Comunismo, e al sindacalismo (visto da Giannini come una continuazione ideale del partito di massa).
  2. Lotta la capitalismo industriale (soprattutto ce l’ha con gli Agnelli)
  3. Limitazione assoluta al prelievo fiscale.
  4. Negazione di qualunque ingerenza dello stato negli affari della gente.

Uno dei suoi motti preferiti è: “per governare basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione".

Lascio al lettore di tirare le somme con il Movimento 5 Stelle.

Il Partito dell’uomo qualunque riesce a inanellare tutta una serie di successi, la formula è sempre la solita: uno contro tutti, non va bene nulla.
La CGIL di Di Vittorio viene accusata di essere un gruppo comunista che si allea con il grande capitale per meglio sfruttare gli operai.
Giannini scriverà di averne le prove ma non le pubblicherà mai.
Intanto il partito viene infiltrato da gruppi clandestini fascisti in special modo da elementi delle SAM (Squadre di Azione Mussolini).
In breve il partito ottiene grandi successi attestandosi ad un 5% su scala nazionale ed eleggendo 30 deputati nella costituente e diventando il 5°partito d’Italia.
Tutti i partiti attaccano la nuova formazione, nel primo congresso del PCI Giannini viene bollato come Fascista.
L’Unità definirà Giannini e i suoi come: “tristi speculatori delle sventure d’Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio”.

LA fine del movimento dell’uomo qualunque fu tuttavia rapida come il suo successo.
In parlamento la fiera ostinazione contro tutti i partiti non permise mai ai Qualunquisti di portare avanti alcuna legge e le proposte che vennero avanzate spesso si rivelarono prive di fondamento e fin troppo contigue al pensiero fascista.
Dalle colonne del giornale gli attacchi di Giannini si fecero via via più feroci e immotivati, il giornale arriva a definire “Rutto del Nord” il movimento partigiano, sostiene che non sia né giusto né motivato celebrare delle bande comuniste come dei liberatori.
Ormai stretto in un angolo dal suo stesso atteggiamento intransigente Giannini firma la fine del suo partito durante la 4° legislatura DeGasperi, che estromise definitivamente i comunisti dal governo.
Il giornale saluta la decisione degasperiana come l’inizio della fine del Comunismo e dichiara appoggio al governo democristiano.
La cosa non piace per niente all’elettorato che non intende abbracciare la politica di chi fino a poco tempo prima era stato bollato come “un inutile niente”
Di lì a poco in tutta Italia i gruppi Qualunquisti si scindono dal partito e creano movimenti indipendenti che partecipano alle elezioni raccogliendo buoni consensi ma frammentando l’elettorato.
Allo scioglimento del partito la maggior parte dei dirigenti si unirà al Partito Nazional Monarchico e al MSI appena creato.

Non sono uno che dà ragione a Napolitano tanto spesso ma credo che Grillo prima di sparare a zero dovrebbe riconoscere che i paralleli con la sua politica sono davvero numerosi e che la base del suo programma sociale e politico è molto simile.
Inoltre, avere in mano le copie del giornale è una sorpresa, il linguaggio, il taglio e le modalità sono identiche (con i dovuti aggiustamenti dovuti all’epoca) a quelle del comico genovese.

LA situazione politica sembra anch’essa simile a quella in cui l’uomo qualunque mosse i suoi primi passi.
La prassi di dire: “Sono tutti uguali, destra, sinistra, centro, noi siamo i soli diversi perché parliamo dalla parte del cittadini e non siamo interessati a fare parte col potere” è cosa vecchia e buona per ogni stagione.
Anche il sentimento dell’antipolitca è una casa vecchia e buona per ogni stagione e idea politica, di norma però crea più danni di quanti non ne creda di sanare.
Chiudo l’articolo con un passo di vera maestria antipolitca che sarebbe certo piaciuto al qualunquista Giannini e, forse anche a molti grillini, non dico chi lo ha scritto arrivateci voi.
“Tutte le mattine il ‘rappresentante del popolo’ arriva al Parlamento, se anche non entra riesce ad arrivare all’anticamera dove viene affisso l’elenco dei parlamentari presenti ed è su questo elenco che il nostro, servendo la nazione scrive il proprio nome, ed è per questa fatica enorme giornaliera che incassa un profumato indennizzo.
Passati 4 anni o arrivati presso lo scioglimento delle Camere questi signori vengono sollecitati da impulso irrefrenabile, come il bruco che deve uscire dal bozzolo per diventare farfalla e corrono di nuovo dal popolo, ricomincia di nuovo a parlare agli elettori, parla dell’ostinazione degli altri e di come essi abbiano invece duramente lavorato […].
E così il gregge del proletariato e della borghesia rientra nella stalla.
Con questo l’uomo delegato dal popolo a rappresentarlo si ritrasforma nel bruco parlamentato e riprende nuovamente a nutrirsi delle fronde dell’albero statale, per iniziare il ciclo 4 anni dopo”

(Noto politico del novecento… CHI scrisse questo pensiero?)