mercoledì 9 maggio 2012

HO IL FLUSSO IRREGOLARE... per una lettura dei dati amministrativi


Per una volta devo dare ragione a Beppe Grillo, se Napolitano non vede il Boom dei grillini deve andare da un buon oculista.
D'altra parte minimizzare quello che non piace alla politica è uno sport tipicamente italiano, la presa del Palazzo d'Inverno nel 17 venne definita la sommossa di quattro avvinazzati, l'avvento del movimento mussoliniano come un fenomeno marginale di cui curarsi poco e al più da dirigere in chiave anticomunista, il '68 come la protesta di alcuni giovani scontenti.
A dare un'occhiata alla prima analisi seria dei flussi elettorali bisogna sicuramente affermare che il fenomeno grillino è al pari del fenomeno leghista degli anni '80 e di quello berlusconiano degli anni '90.
Al massimo dovremmo riflettere che dalle nostre parti arriva un rivoluzionario salvatore ad ogni decade, poi il rivoluzionario diventa organico alla politica, criticato, stigmatizzato come la fonte di ogni male e sostituito da un nuovo rivoluzionario.
Siamo il paese dei Savonarola e dei Masaniello.
I dati dei flussi elettorali devono essere analizzati con attenzione, solo in questo modo possiamo capire quello che avviene nella società e cercare di dare una risposta alle domande del popolo.

Cominciamo dalla destra, ieri avevo scritto che ad un calcolo sommario il PdL si attestava intorno al 5/7%, ci sono andato vicino nelle grandi città, se si computa anche il voto dei piccoli centri il PdL secondo l'istituto Cattaneo vale circa l'11 (11,70%).
Il voto dei piccoli centri è un voto irregolare, spesso conta moltissimo la conoscenza diretta con il candidato ma tanto fa.
Non ha nessun valore la porcata che esce da via dell'Umiltà (poca) che dice che contando anche tutte le liste civiche riferibile al centro destra si arriva al 28, anzi ci sarebbe da dire che se pure chi è del PdL preferisce non mettere il simbolo in campagna elettorale il problema è ancor più grosso.
Il termine utilizzato nella stampa di oggi per definire la situazione dei berluscones è liquefazione.
Il PdL si è sciolto come la neve al sole.
La lega dorme sonni ancor meno tranquilli, se nei piccoli centri, su cui vale il discorso fatto poco sopra, il movimento padano perde “solo” il 30% dei votanti nelle grandi città la debacle è clamorosa si va da punte dell'80% nelle regioni rosse (Emilia, Toscana, Marche, Umbria,...) al 70% di Piemonte e Lombardia.
Il flusso elettorale parla chiaro: la lega e il PdL hanno dato la maggior parte dei voti persi al movimento 5 stelle, e qui ci sarebbe da fare una riflessione molto ampia sulla composizione dell'ex elettorato di destra.
I temi di Grillo non sono nemmeno lontanamente vicini a quelli di Lega e PdL.
Si parla di soldi alla ricerca, ai giovani, all'ambiente e alle nuove tecnologie laddove nel PdL si è sempre e solo parlato di edificare, costruire, non “dissanguare i ricchi” etc, etc.
Cosa ha ascoltato fino ad ora l'elettore di Berlusconi e Bossi?
Perché di colpo uno che ha votato, magari per vent'anni, il grande imprenditore del nord che era sceso in campo per salvare l'Italia dal comunismo ora vota uno che dice il contrario del suo paladino precedente?
Credo che il motivo sia semplicemente la superficialità.
Non se la prenda l'eventuale lettore grillino ma è così.
Negli anni non ho mai conosciuto un elettore berluscomico che avesse una seppur vaga idea della reale politica del leader e dei suoi.
La maggior parte dei fautori del pensiero della libertà vedeva in Berlusconi l'uomo della salvezza, quello che ricostruiva l'Aquila con le sue mani, quello che carezzava le partorienti e le faceva partorire senza dolore (me lo raccontò una signora romana parlando della sua visita all'ospedale distrutto dell'Aquila).
Una sorta di re taumaturgo, uno che incarnava le doti di un re medioevale più che di un presidente democraticamente eletto.
Ora che il re è nudo le masse non sanno che altro fare se non darsi allo scoramento più nero.
La soluzione è mandare tutti e tutto a quel paese e votarsi al nuovo che avanza.
Attenzione però, se il nuovo che avanza è buono a fare cambiare la testa della gente questo non può essere che positivo.
Se la delega si trasforma in militanza tanto meglio.
Sul versante leghista la cosa cambia.
Qui la militanza c'è in effetti sempre stata.
La Lega è stata (e non credo che riuscirà più a restare) l'ultimo partito di massa della storia d'Italia.
La Lega ha occupato quel settore popolare che il PCI non occupava più, fatto di cultura che passava per la “Festa dell'Unità” per le riunioni di quartiere e per il controllo delle cooperative che costruivano palazzi e facevano da banca alternativa per gli iscritti.
La Lega ha creato le feste della Padania, le lezioni di miss Padania, le ronde di quartiere....
In parole povere ha creato una (sub)cultura, ha inventato dei miti, li ha fatti vivere.
Ha inventato una patria finta, la Padania, l'ha riempita di significati, la patria della ricchezza, quella che sacralizza il lavoro, quella che si deve difendere poiché ciò che è bello è anche sempre minacciato dalla presunta “invasione” del nemico.
Ora che la Lega mostra di non essere per nulla diversa da quello che nella retorica di partito erano i suoi oppositori che si fa?
Si cerca di costruire un nuovo Eden, con il prossimo urlatore che dice le cose come stanno.
“La Lega ce l'ha duro” urlava Bossi dal palco di Pontida negli anni novanta.
“Signora, quella bandiera la metta al cesso” urlava a Venezia, riferito al tricolore.
“Le pallottole costano solo 300 lire” e via cazzeggiando.
Grillo seppure non dice le stesse cose, ha gli stessi toni, la stessa rabbia contro Roma Ladrona che aveva il capo prima di cadere sotto il malvagio incantesimo del cerchio magico.
Molti leghisti mi dicono frasi del tipo: “Quando Bossi stava bene i terroni erano a casa loro, poi con la malattia gli sono entrati in casa ed è stata la fine”.
Non è vero, i meridionali sono stati sempre nella lega, fin dalla prima ora, qualcuno per quell'insano gusto di prendersela con i propri simili per rimarcare una differenza, qualcun altro per via dell'interesse personale che non spiace a nessuna a nord come a sud ma ci sono stati.
Un ex leghista legnanese, ora votante del 5 stelle, mi ha detto l'altro giorno: “Grillo è uno che non ha paura di prendersi le denunce da uno stato ingiusto, come era la lega all'inizio”
I grillini devono fare i conti con tutto questo perché adesso si tratta di saldare il verticale, l'anelito al miglioramento del mondo, con l'orizzontale, le spinte degli elettori che non sono disposti a vederti diventare organico al sistema.

Se la destra piange la sinistra ride pochino.
Quelli che possono essere moderatamente contenti sono i comunisti della FdS che al nord guadagnano un 7% ma perdono complessivamente un bel gruzzolo di voti.
Questo dato è difficile da leggere perché l'istituto Cattaneo computa inspiegabilmente il dato di FdS con quello di SeL che però a Palermo ha appoggiato Ferrandelli e che ha pagato questo scotto ma che ha fatto scelte non proprio lucide anche in altre città.
Qui ci si augura che Vendola e compagni comprendano che l'opportunismo in questa fase non paga e che si posizionino in maniera più certa a sinistra.
Il PD perde posizioni, in totale lascia sul terreno un 7% che in questo periodo è grasso che cola soprattutto perché per la maggior parte è dato dall'astensione e solo in minima parte cade nel movimento 5 Stelle.
L'elettore di sinistra tende a non credere alle proposte populiste e vede Grillo e i suoi come il proseguimento della politica di Berlusconi con altre parole.
Inoltre a sinistra si tende a sospettare immediatamente di chi organizza le campagne elettorali come happening di popolo.
Se i grillini riusciranno a scavalcare questo gap potrebbero pescare parecchio nel bacino del PD alle prossime elezioni politiche, ma non è sicuro, anzi.

Ultimo dato, sarebbe stato troppo bello che Berlusconi incassasse la sconfitta con la dignità di Sarkozy che si assume tutte le responsabilità e se ne va.
Siamo in Italia, i numeri da noi non si leggono, al massimo se ne dà un'interpretazione poetica.
E in questo Berlusconi è un genio.