domenica 13 maggio 2012

L'INFALLIBILE SUPER MARIO... Monti di fronte alla caduta della merkel


Ritratto del premier come è apparso ad Ezio Mauro
e alla redazione di Repubblica nel famoso miracolo
di Palazzo Chigi 

Di una cosa comincio ad essere sicuro, secondo Repubblica il presidente del consiglio gode del dono dell’infallibilità.
Avendo fatto scelte giustissime e impeccabili non può che plaudire qualunque cambiamento in atto in Europa come un segnale positivo, tanto lui lo sapeva prima e, inoltre il cambiamento va nella direzione da lui sperata per condurre il paese esattamente dove voleva, cioè al bello, al buono e al giusto.
La disfatta della compagna di merende Merkel in Nord Reno Westfalia potrebbe essere semplicemente un incidente politico per la Cancelliera e un rivolgimento all’interno di una situazione europea che in questo momento tende a premiare le sinistre laddove governano le destre (anche se poi in Nord Reno gia governava la sinistra e il Land industriale è di per se una delle roccaforti del movimento operaio da circa un secolo), e invece no.
Noi non lo avevamo capito ma questo accadimento tutto interno ai land tedeschi era quello che Mario Monti auspicava, anzi se si vuol proprio dirla tutta con buona probabilità è stato lui a pensarci.
Infatti: “Le sinistre democratiche volano grazie al trionfo della Spd, e la cancelliera esce così gravemente indebolita anche sul fronte europeo: la sua richiesta ossessiva di rigore a ogni costo perde peso e forza, perché la Spd chiede (come Monti e Hollande) impegni per la crescita, in cambio della ratifica del fiscal compact”.
Quindi Monti è come Hollande, uno di sinistra. Uno che non vuole il rigore ma la crescita. E allora come mai da quando è salito al potere di crescita non s’è visto niente ma io posso sognarmi di andare in pensione, l’articolo 18 non esiste più, abbiamo messo il pareggio di bilancio in costituzione, abbiamo tagliato sui scuola, enti locali, sanità, abbiamo reintrodotto l’ICI ma triplicata, abbiamo ridotto sussidi, chiuso scuole?…
Ma per Repubblica Monti come Hollande è per la crescita, strano però, Hollande prima ancora di essere eletto ha detto che parlare di pareggio di bilancio in costituzione era fuori da qualunque agenda politica.
Ancora più ridicolo l’incipit del pezzo a commento della notizia firmato Francesco Bei "QUALCOSA sta cambiando, la svolta è a portata di mano". La nota di ottimismo con cui Monti colora la sua giornata, dopo che aveva descritto un'Italia preda di "forti tensioni sociali", è la vera novità di giornata. 
Se consideriamo che il nostro amico a palazzo Chigi considera tensioni sociali l’avanzata delle sinistre e il fatto che la gente non lo prenda più per il salvatore della patria ma solo per un altro politico, se pensiamo che certe voci danno il premier molto innervosito dalla riuscita della manifestazione dei comunisti a Roma di sabato scorso, probabilmente l’uscita di Monti non è altro che la constatazione  che è il caso di ricalibrare l’agenda politica perché i padroni stanno cambiando.
Sì, perché Monti a ben guardare è un “leader” solo per Repubblica e i 4 giornaletti italiani, che, come sappiamo, non sapendo nulla, preferiscono incensare il potere finché c’è e seppellirlo subito dopo.
Monti è un servo. Lo disegna bene Sabina Guzzanti quando lo mette a fare il provino con la voce fuoricampo del presidente della Repubblica che gli dice pure di tenere attaccato il cartellino del prezzo al cappotto “che fa trasparenza!”.
Monti è arrivato dov’è perché i suoi veri padroni ce l’hanno messo, e i padroni sono la Germania e la Francia, indipendentemente da chi le governi e le banche internazionali che fanno gioco agli speculatori.
Il teatrino di Merkel e Sarkozy che ridacchiano sulle possibilità dell’Italia di Berlusconi ad uscire dalla crisi e le sperticate dimostrazioni di consenso quando si palesò il salvatore all’orizzonte sono la dimostrazione che la politica di Monti semplicemente non esiste.
L’Italia che fino a qualche decennio fa giocava alla pari con le due nazioni cugine, che era una delle grandi economie del mondo oggi altro non è che il giardino di casa di Francia e Germania e Monti ne è il giardiniere o meglio il capo giardiniere visto che nessuno tra i grandi partiti cerca di smarcarsi da questa sudditanza.
In quest’ottica sembra ridicolo che Monti saluti qualunque cosa come un cambiamento e ancora più assurdo che un qualunque giornalista cerchi di fare diventare il ministro di destra più a destra della storia come uno che non vede l’ora che in Europa governi la sinistra.
Monti non ha una politica sua, sono i grandi capitali ad avergliela fornita e i grandi capitali sono come la mafia, non hanno un colore politico, si mettono con quelli che comandano per comandare anche loro.
In questo Repubblica potrebbe darci qualche lezione, non abbiamo capito infatti se incensare Monti gli porti qualche lettore in più oppure se semplicemente ogni giorno l’azionista di maggioranza e il partito di maggioranza facciano una telefonata ad Ezio Mauro per spiegargli la loro idea della politica.
In ogni caso questo non è giornalismo.
Un’ultima nota tanto per essere precisi con i giornalisti professionisti.
Non capisco come faccia il signor Tarquini a parlare di fiscal compact da barattare con interventi per la crescita.
È un ossimoro, il fiscal compact, comunque lo si interpreti non favorirà mai crescita e sviluppo a meno che non si tratti della crescita e lo sviluppo dei gruppi di speculatori internazionali.
Il fiscal compact impedisce a uno stato di sforare il debito e inserisce come vincolo assoluto il famoso 3% del PIL inoltre in Italia il deficit strutturale non potrà superare lo 0,5%.
Laddove il PIL è negativo si capisce da soli che si tratta di un disastro, dove si andranno a reperire le risorse? Semplice, nello stato sociale e nelle autonomie locali.
Quindi il fiscal compact riuscirà a stabilizzare i conti degli stati ma impoverendo tutti i ceti produttivi perché toglierà servizi, inoltre gli enti locali non faranno altro che alzare le tasse per sopperire ai tagli e questo cadrà ulteriormente sulle tasche dei lavoratori.
Con che cosa si dovrebbe barattare la macelleria sociale secondo Repubblica? E cosa deve uscirne?
Con norme così stringenti uno stato che non volesse immiserire la popolazione (diciamolo una volta per tutte, portarla alla fame) ha un’unica speranza: uscire dall’unione europea e dal sistema euro, tuttavia questo è impossibile perché su larga scala farebbe collassare l’intero sistema.
Questa non è una rivoluzione economicista è l’inizio della fine… o forse la fine dell’inizio.
Chissà, forse secondo Repubblica Monti ha previsto pure questo.