lunedì 15 ottobre 2012

BARATRI... l'Europa e l'Italia davanti ai vampiri


Facciamo finta che siate coinvolti in un naufragio.
Mentre state andandovene sicuri da una sponda all’altra del mare che vi pare, la nave va a sbattere contro uno scoglio, mica uno scoglio piccolo, un grande scoglio che tutti sanno dove sta e che, anzi, la maggior parte degli esperti di navigazione segnala come un serio pericolo per chi naviga in quella rotta.
Perché è successo il naufragio? È successo perché il capitano pensa a giocare al casinò della nave al posto che stare al suo posto e i due terzi degli ufficiali di rotta sono ubriachi o pensano agli affari propri.
A naufragio avvenuto, mentre i sopravvissuti cercano in tutti i modi di rimanere a galla, tutti si avvedono che il capitano e gli ufficiali di rotta stanno comodamente seduti sulla scialuppa più bella e comoda e, per la prima volta durante tutto il viaggio, i marconisti stanno mandando dei segnali di aiuto.
Allora voi, poveri sopravvissuti, tirate un sospiro di sollievo, almeno arriveranno i soccorsi, magari un po’ ammaccati ma alla fine saremo salvi.
E invece dal buio mare arrivano sì i soccorsi ma i soli ad essere aiutati e tratti in salvo sono il capitano incapace e gli ufficiali ubriachi, voi manco per sbaglio.
Potrebbe andar peggio? Sì.
Infatti qualche giorno dopo la catastrofe alle porte dei parenti delle vittime che piangono inconsolabili i loro cari si presentano due ufficiali giudiziari che porgono alle famigli dei naufraghi morti il conto, salatissimo, del salvataggio degli ufficiali farabutti.
Fine della storiella.
Vi è piaciuto il pezzo? Non è fantascienza è quello che sta accadendo in Europa da qualche tempo.
I numeri sono su un bel pezzo del fatto quotidiano di oggi.
L’Europa ha prestato alle banche, causa prima e unica del disastro europeo (insieme ai partiti politici complici che hanno fatto da trombone a miracoli economici inesistenti) 2300 miliardi di euro che devono essere rimborsati dai cittadini degli stati “salvati” con interessi da strozzino al prezzo della totale demolizione dello stato sociale.

PORTOGALLO. Lisbona ha ricevuto dalla famigerata Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Unione Europea) un prestito da circa 80 miliardi di euro a un tasso del 4% annuo. In base ai calcoli del ministero delle Finanze alla fine i portoghesi pagheranno 35 miliardi di euro in interessi, più o meno 3.500 euro a testa.
Sul fronte lavoro gli stipendi sono scesi in media del 7% e i lavoratori sono stati obbligati a sottoscrivere un’assicurazione contro la disoccupazione

Il caso irlandese è meno conosciuto e dibattuto ma anche il primo che si è venuto a creare in Europa (se si esclude il caso islandese).
L’Irlanda, che ho sempre considerato uno dei miei paesi di adozione, in pochi anni aveva avuto una vera e propria esplosione economica, tanto da guadagnarsi il titolo di Tigre Celtica (che cavolo vorrà dire poi?), poi la bolla immobiliare fa esplodere la situazione e il rapporto deficit PIL passa in dal 23% al 40% in sei mesi e all’80% in tre anni.
Anche qui la situazione non è migliore scuola e università ridotte a macerie, sanità pubblica tagliata dell’11%, taglio degli assegni pubici, riduzione degli stipendi del comparto statale.
Cosa pagano le banche come interesse sui prestiti miliardari dell’FMI? In entrambi i casi padano l’1% senza alcun vincolo di spesa.
Questo significa in soldoni che i soldi prestati nessuno controlla dove diavolo vadano, magari nemmeno sul risanamento ma su altre pericolose operazione di trading.

IL caso greco ormai sta diventando ridicolo, un po’ di tempo fa pare addirittura fosse ventilata l’ipotesi di fare evacuare le isole con meno di 150 abitanti per tagliare sui trasporti, mentre le banche banchettano amenamente e addirittura la Coca Cola company deve fare le valige per la troppo elevata tassazione sul lavoro dipendente che rende impossibile lavorare.
In Spagna le cose non vanno assolutamente meglio, anzi, le banche ritengono ancora insufficienti i 400 miliardi ricevuti per risanarsi.

La Germania che è tra le maggiori fautrici di questi tagli e a capo della famosa TROIKA dimostra di avere la memoria un po’ corta.
Forse sarebbe carino fare leggere ai vari ministri delle finanze e capi della banca centrale tedesca ed europea il mio libro di storia delle scuole medie.
Ce l’ho in mano in questo momento parla in modo molto semplice dell’avvento di Hitler in Germania e la prima causa individuata erano le inique vessazioni economiche a cui la Germania fu costretta  a seguito del trattato di Versailles.

La vita economica della Germania subì un gravissimo colpo a causa della sconfitta, soprattutto per le ingentissime riparazioni di guerra imposte dal trattato di Versailles, per la perdita di tutte le colonie e dell’Alsazia-Lorena e per il controllo sul bacino minerario della Saar. L’inflazione, e quindi il costo della vita, cresceva in modo spaventoso. Tra le potenze vincitrici ci fu una spaccatura fra chi pretendeva il pagamento integrale e puntuale delle riparazioni (Francia e Belgio), e chi era disponibile ad accomodamenti per permettere che l’economia tedesca si risollevasse (Inghilterra e USA). Quando nel 1923 le truppe franco-belghe invasero la Ruhr in seguito alla sospensione dei pagamenti, la Germania si trovò sull’orlo della catastrofe (per 1 dollaro occorrevano 4.200 miliardi di marchi!).

La differenza è che qui non si è persa alcuna guerra.
I cittadini europei sono stati presi in giro dalle banche e dai grandi finanzieri (mi vien da dire i Capitalisti), sono stati beffati e non sapevano di stare correndo verso il baratro.
Nessuno li ha mai veramente avvertiti e quelli che lo facevano venivano tacciati di comunismo e di catastrofismo.
In Italia non era solo Berlusconi a dire che non c’era più bisogno di dividere il mondo in certe categorie, ormai tutti, destra e sinistra andavano beati verso la nuova felicità economica della crescita senza fine.
Mi ricordo che per spiegare l’assurdità della cosa a un gruppo di persone una volta utilizzai questo paragone: “Vostro figlio a un anno era alto 80 centimetri a due anni un metro, a 10 anni un metro e quaranta è auspicabile che a settant’anni vostro figlio sia alto 6 metri e 15 centimetri, certo che no, allora perché continuate a credere che l’economia oggi è a cento domani a centouno e tra dieci anni a mille, se va bene si ferma se va male retrocede”.
Mi risposero che ero un ingenuo, che le cose in economia non andavano così, stavo parlando con degli operai che non avevano nessuna concezione di economia e stavo cercando di spiegare loro che mettere il TFR in un fondo come il COMETA forse non era una buona idea, meglio pochi soldi sicuri che tanti promessi sulla base di calcoli ipotetici.

Ad oggi ci troviamo di fronte al baratro e per quanto non continuino a dirci che non è così stiamo già andando verso il burrone, con la sola differenza che qui da noi la situazione, senza aiuti economici è identica a quella greca e spagnola.
I nostri redditi da lavoro sono bloccati da anni e sono i più bassi dell’eurozona (ora la Grecia ci batte ma solo la Grecia), Monti blocca la contrattazione del pubblico impiego e così facendo blocca quella di tutti i settori della pubblica amministrazione e del socio assistenziale che da questi scendono.
Abbiamo la tassazione più alta di tutta l’eurozona, i redditi da lavoro vengono tassati del 48%.
Si sono introdotti ticket sui codici bianchi, e si inventano falsi concorsi pubblic (mi riferisco a quello della scuola) con il solo scopo di drenare altri soldi.
Il bene rifugio per eccellenza, la casa, non è altro che una voragine mangiasoldi, l’IMU ha strangolato moltissimi lavoratori e mettere una franchigia ai rimborsi irpef è l’ultima goccia di uno stillicidio continuo.
L’IVA viene alzata di un punto percentuale.
Dove potremmo ancora arrivare?
All’aumento delle tasse di iscrizione alle scuole pubbliche? All’aumento ulteriore delle tasse universitarie.
Il fatto è che non se ne può uscire, perché questo cerchio non fa che impoverire il popolo che non riesce a incamerare soldi e comincia a rinunciare ai servizi.
Nelle grandi città si è tagliato l’utilizzo dell’automobile del 30%, sarebbe un bene se fosse per libera scelta ma è solo perché nessuno può più permettersi l’auto, le auto non si vendono, la fiat aumenta la cassa integrazione e chiude le fabbriche, Marchionne si lamenta che vende solo in USA e in Brasile ma in USA vende perché le FIAT sono più piccole e più economiche di quei barconi 3500 di cilindrata che succhiano migliaia di dollari in benzina all’anno.
La spirale inflattiva deve cambiare necessariamente il nostro modo di vedere il mondo, magari cominciando a ripensare su scala globale all’inganno del PIL, ma questo si può fare solo se gli stati non cercano di strozzare il cittadino per mantenere in vita istituzioni e situazioni che sono retaggio di un passato che non può tornare.

In altre parole, dal naufragio i naufraghi si devono salvare da soli e una volta a terra devono semplicemente fare pagare il conto del proprio autosalvataggio a chi li ha lasciati soli… il modo esiste… ne parleremo acora.