martedì 23 ottobre 2012

LA SENTENZA DE L'AQUILA... la fine di un impero mediatico


Mediatico, il termine che più abbiamo utilizzato per descrivere tutto l’orrore che stava accadendo in Abruzzo e a L’Aquila nei giorni del sisma e in tutto quello che è accaduto poi, è stato proprio mediatico.
Chi si occupa di giornalismo, di scrittura, di inchiesta sa che sempre di più nella moderna comunicazione conta dare l’impressione a chi ascolta che tutto sia chiaro, tutto sia semplice e tutti stiano padroneggiando la totalità delle informazioni a disposizione degli esperti.
È la presunzione di onniscienza che i cittadini hanno di fronte agli eventi quella che ti fa dire all’unico che alza la voce fuori dal coro: “Ma tu non sai niente, ma vatti ad informare”.
E' l'arma definitiva, attraverso questo meccanismo puoi terrorizzare la gente o tranquillizzarla senza dover esporti e senza mai dover sporcarti le mani.
Il terremoto de L’Aquila deve rimanere nella nostra storia e deve essere il marchio d’infamia di quello che è stato (ed è) il sistema di governare il paese Italia.
L’Italia è un paese governato da un Sistema Mafioso, come veniva definita la camorra un po’ di tempo fa: ‘O Sistema.
Nulla come la tragedia aquilana con i suoi 309 morti le sue migliaia di feriti, le decine di migliaia di persone che porteranno sempre con loro la tragedia come uno stigma psicologico incancellabile, nulla come la tragedia dell’Abruzzo ci mostra nella sua totale crudeltà come sia funzionato questo Sistema.
La perversione cominciava dall’alto ma infettava tutti, anche coloro che non avrebbero avuto nulla da guadagnarci a fare come il padrone (Bertolaso? Berlusconi?) ordinava.
Ieri il tribunale ha messo un punto fermo a questa storia schifosa, almeno un primo punto fisso, condannando a sei anni e all’interdizione dai pubblici uffici quegli “scienziati” che si fecero spedire da Bertolaso all’Aquila sette giorni prima del terremoto a raccontare alla gente l’ennesima bugia, la prima di una serie lunghissima che ci avrebbero tormentato per anni.
Non c’è nulla da temere, è anzi un bene che ci sia uno sciame sismico, lungo nel tempo ma con ampiezza poco importante, questa situazione scarica delle forze e impedisce che arrivi un terremoto di grande intensità (monstre come si dice in gergo).
Rassicuratevi quindi, tornate nelle vostre case e, come disse de Bernadinis bevetevi un bel bicchiere di rosso, un bel Montepulciano.
La gente, lo abbiamo detto e ripetuto, si fida degli esperti, per il semplice motivo che sono esperti, si fida perché si vuole fidare, sono pochissimi coloro che mettono in dubbio l’esimio professore che viene da lontano.
Come fa la gente a sapere che il capo della Protezione Civile, quello che viene pagato migliaia di euro per vigilare sulla nostra sicurezza, quello che viene visto come l’eroe nazionale, quello che nei sondaggi viene prima del papa nei pensieri della gente, come fa il cittadino a pensare anche solo lontanamente che questo individuo abbia mandato questi scienziati per fare “un’operazione mediatica” per (citazione corretta) “zittire subito qualsiasi imbecille […] placare preoccupazioni”



La cosa assurda è che nell’intercettazione che potete sentire qui sopra Bertolaso spiega già esattamente quello che gli “scienziati massimi esperti di terremoti in Italia” andranno a dire di lì a due giorni, lo sa bene lui quello che diranno perché se lo è scritto insieme con il suo ufficio stampa.
Qui si giocava con la morte perché nel frattempo c’era ben altro da fare, la Protezione Civile stava facendo cose ben più remunerative, c’era il G8 della Maddalena con i suoi cantieri militarizzati sotto la totale egida di Bertolaso (che era commissario straordinario per la realizzazione dell’evento) e c’erano i giochi del mediterraneo da fare.
La protezione civile di quel periodo aveva cose ben più importanti, c’era da sopire gli appetiti dei vari palazzinari sparsi per l'Italia, c’era Berlusconi che era del tutto intenzionato a portare a fondo il suo progettone di “protezione civile spa” che avrebbe reso l’agenzia una sorta di grande macchina edilizia in grado, nelle speranze di Bertolaso e dei suoi, di incamerare appalti a palate senza passare per alcuna gara d'incanto ufficiale, sarebbe bastato un decreto della presidenza del consiglio che dicesse che l'opera aveva caratteri di eccezionalità.
Il terremoto che avrebbe potuto anche distruggere l’Abruzzo non era una priorità di fronte a certi affaroni megamiliardari che solo in una repubblica delle banane si possono orchestrare.
Chi avrebbe mai potuto pensare che stava per accadere l’esatto contrario di quello che gli esperti predicavano?
Chi avrebbe mai avuto modo e tempo di andare su siti di geofisica e vulcanologia, di frequentare biblioteche e di scoprire che molti grandi terremoti sono stati preceduto da un importante sciame sismico, è raro il caso contrario, si è relativamente fortunati se durante lo sciame arriva una scossa di discrete dimensioni che mette sul chi vive la popolazione.
Ma a L’Aquila quella fortuna l’avevano avuta, prima della maledetta scossa delle 3,32 c’era stata la scossa di 4,1 gradi sulla scala Richter sette giorni prima che aveva fatto evacuare scuole e uffici, e poi ancora la notte del sisma un’altra molto importante che avrebbe potuto anche terrorizzare la gente al punto da farla correre in strada… se solo non fossero stati rassicurati dai “massimi scienziati di terremoti”, se solo non ci fosse stata l’operazione mediatica per "zittire subito qualsiasi imbecille”.

Dopo la prima operazione mediatica ce ne sarebbero state molte altre, quelle che avrebbero permesso a Berlusconi di rimettersi in sella, di riguadagnare la stima degli italiani.
Ci sarebbe stato lo scempio del territorio che venne salutato come l’avvento della nuova città, il trionfo del fare.
Tutto seguito passo per passo dalle telecamere dei vari becchini, Vespa, Fede, Minzolini, Mimun,… avrebbero zittito le nostre voci di cronisti indipendenti e ci avrebbero trattati come sciacalli.
Sciacallo era l’insulto che ho subito per settimane e mesi da tutti (pure da mia madre) quando cercavo di parlare di altro, di uscire fuori dal coro, di dire che mi arrivavano altre voci, di dire che non stava succedendo quello che raccontavano in TV.
Altra scandalosa intercettazione, Bertolaso e Letta
organizzano la presenza di Berlusconi in prima fila
per darsi maggior visibilita  

Ricordo Berlusconi che raccontava di come fosse andato a fare visita al reparto di ostetricia dell’ospedale de L’Aquila e di come avesse trovato una puerpera che afferrata la sua mano aveva smesso di soffrire, subito dopo aveva avuto un parto meraviglioso e aveva promesso di chiamare suo figlio Silvio.
Mi misi a ridere, non c’era nessun reparto di ostetricia all’ospedale dell’Aquila, non c’era più, lo raccontai a qualcuno e mi dissero che ero solo uno sciacallo, che il bene è sempre bene, da qualunque parte arrivi.
In quei mesi di incantesimo mediatico capii come doveva essere vivere nella Germania nazista o nell’Italia di Mussolini, lo capii perché c’eravamo tornati e nessuno se ne era accorto.
Alle elezioni regionali ed europee di quell’anno B. prese più voti di sempre, e li prese perché aveva stregato le masse con la favola della ricostruzione della città.
La città ricostruita da lui e da Bertolaso.
In quei giorni prima della famosa intercettazione dei due costruttori che se la ridevano mentre ancora i morti stavano sotto le macerie, si parlava di Bertolaso presidente del consiglio dopo Berlusconi, si parlava di Bertolaso ministro delle infrastrutture.
Si parlava tanto, non si ascoltava più nulla, solo il canto delle sirene orchestrato dai due peggiori italiani degli ultimi 50 anni (e forse di sempre).
Il Terremoto fu il trionfo del Sistema, fu il totale sovvertimento del concetto stesso di libertà, accadeva sotto i nostri occhi e noi eravamo muti, non potevamo parlare.
Una volta una signora parlando delle graziose villette “regalate” dal duo B&B ai terremotati mi disse: “Se nemmeno questo vi va bene a voi intellettuali, allora fate le valige e andatevene dall’Italia” questa frase nella sua drammaticità significa, non spegnete la macchina che produce sogni, fatemi continuare a credere in qualcosa.
Ora abbiamo smesso di credere, forse per la prima volta non ne abbiamo nemmeno più voglia, ora siamo solo una nazione in ginocchio e questo processo, e questa sentenza non ci dà alcuna consolazione (almeno personalmente non mi sento meglio), perché siamo sopravvissuti a una catastrofe per vederne consumate migliaia di altre, come diceva il verso di una vecchia canzone di Franco Battiato: “la primavera, intanto, tarda ad arrivare”