venerdì 2 novembre 2012

PINO RAUTI... la storia di un fascista.



Pino Rauti muore oggi a Roma alla veneranda età di 86 anni.
Con lui scende nella tomba molto del peggio che la nostra patria ha partorito negli ultimi 60 anni.
Pino Rauti ai miei occhi è sempre stata una figura angosciante, l’incarnazione fisica di un concetto come il Male.
Sembra incredibile che si possano ancora utilizzare categorie di questo genere quando si parla di individui, di esseri umani, ma per chi scrive, Pino Rauti ha rappresentato l’incarnazione del fascismo puro, del male privo di folklore e di paraventi, l’incarnazione politica dei peggiori istinti umani.
Parlando con molti giovani e meno giovani di Rauti e di cosa ha rappresentato per l’Italia la sua oscura figura mi stupisco sempre che nessuno si ricordi più di lui e che le sue azioni sembrino a tutti cose lontane.
Siamo in Italia, amici miei e nulla di ciò che è stato fatto negli anni sessanta e settanta da questo nero figuro è del tutto passato, il riverbero del suo pensiero e delle sue azioni è arrivato fino a noi per i canali carsici della destra extraparlamentare, dei movimenti contigui alla destra politica e per finire nel PdL che si è caricato molto del suo portato filosofico e politico.
Scrivere una sua biografia è importante per capire cosa è stato e cosa è tutt’ora il nostro paese.
Pino Rauti nasce a Cardinale in provincia di Catanzaro nel 1926, troppo giovane per militare nel fascismo forma la sua fede negli anni di Salò e nel 1946 lo troviamo tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano, il partito che avrebbe dovuto riprendere le fila del disciolto Partito Nazional Fascista.

Un gruppo di appartenenti ai FAR, l'uomo con soprabito
e cappello è Giorgio Almirante
I PRIMI PASSI NELL’MSI E LA CREAZIONE DELLE NUOVE FAR
Con lo scioglimento forzato del partito fascista molti gruppi di reduci del RSI e delle formazioni militari rimaste ancora fedeli a Mussolini, erano deflagrati in migliaia di piccoli e piccolissimi gruppuscoli clandestini che, privi di leadership credibile, si esibivano in atti dimostrativi spesso in competizione gli uni con gli altri. Tra i gruppi più famosi c’erano sicuramente le SAM (Squadre di Azione Mussolini) che si resero responsabili del trafugamento della salma del dittatore dal cimitero Musocco di Milano e di altri gesti dimostrativi e le FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria) operanti soprattutto a Roma dove si erano resi responsabili soprattutto di azioni dinamitarde alle sedi del Partito Comunista, a redazioni di giornali di sinistra come l’Avanti e ad atti dimostrativi.
Nei primissimi anni 50 l’MSI decise di mettere sotto la propria ala tutti questi vari gruppi e per farlo decise di riesumare il nome delle FAR e di affidarne i compiti di creazione e gestione al giovane Rauti allora poco più che ventenne.
Le nuove FAR dovevano essere un gruppo rivoluzionario a tutti gli effetti, basta azioni dimostrative, scritte sui muri e gagliardetti issati nella notte. Le FAR dovevano dare l’idea di essere un gruppo che non scherzava affatto.
Il gruppo si dà subito da fare e nella notte del 12 marzo 1951 il militante Clemente Graziani mette una bomba davanti al ministero degli esteri e un altro esponente del gruppo Franco Drigoni lanciava un ordigno esplosivo contro l’ambasciata americana a Roma, Fausto Gianfranceschi altro fondatore del gruppo contro la delegazione jugoslava.
Il 18 aprile verrà invece presa di mira la casa di Scelba. La miccia che avrebbe dovuto far esplodere un chilo e mezzo di tritolo si spegnerà da sola, evitando una strage.
Le sedi dell’ANPI di Roma, Milano e Brescia subiranno gravi attentati il 25 aprile successivo, anche qui la possibilità di fare morti non viene presa nella minima considerazione.
Il 24 maggio del 1951 scattano gli arresti per i fondatori e massimi esponenti del gruppo, ci sono Pino Rauti, Fausto Gianfranceschi, Clemente Graziani, Franco Petronio, Franco Dragoni e Flaminio Capotondi.
Tra gli arrestati anche il filosofo Julius Evola, considerato l'ispiratore del gruppo. Il processo si concluse il 20 novembre 1951: Clemente Graziani, Fausto Gianfranceschi e Franco Dragoni furono condannati a un anno e undici mesi in quanto autori materiali degli attentati, altri dieci imputati, tutti riconducibili ad azioni di supporto dei primi a pene minori.
Tutti gli altri vennero assolti: tra loro Evola, Rauti ed Erra. Con la fine del processo si concluse definitivamente anche l'adozione della sigla FAR.

JULIUS EVOLA E IL FASCISMO SPIRITUALISTA
Una delle figure che compare molto spesso al fianco di Rauti in questo periodo è il filosofo nazi fascista Julius Evola (al secolo Giulio Cesare Andrea Evola), una delle figure più ambigue e oscure del panorama politico intorno alla seconda guerra mondiale.
Con lui Rauti riforma la sua idea del fascismo non più inteso come una forma di ricordo delle gesta di Mussolini ma come l’idea di un nuovo ordine mondiale che ha per basi fondamentali la tradizione e il ritorno alle origini del pensiero europeo e occidentale.
Sempre meno “ducista” e sempre più attratto dalle rivoluzioni antidemocratiche e illiberali.
Cercare di spiegare in poche righe il pensiero di Evola sarebbe impossibile ma si può affermare che il suo ideale di fascismo fosse legato più a un moto dello spirito che non alla ostentazione di azioni volte a rivangare un certo passato per quanto glorioso egli lo potesse pensare.
Il mondo ideale per il pensatore romano è dettato da principi di ordine e gerarchia, l’unica forma di gerarchia in grado di reggere nel mondo è quella dettata dall’oligarchia naturale del sangue.
La Francia monarchica pre rivoluzionaria e la Germania nazista sono l’esempio più lampante di fedeltà all’ordine naturale e tradizionale, si governa, si comanda non per diritto di suffragio ma per diritto di nascita.
Evola sosteneva che il momento presente fosse dominato dal Kali Yuga, un concetto mutuato dal pensiero induista, il periodo della massima crisi dei valori, per questo via via il pensiero del filosofo si sposta su temi meditativi e meno politici, fino almeno all’instaurarsi di un ordine nuovo per il mondo.

Il simbolo di Ordine Nuovo
IL CENTRO STUDI ORDINE NUOVO
Nel 1954 il congresso MSI di Viareggio lascia l’ala fascista di Rauti e Almirante in minoranza preferendo puntare su quella che verrà definita frazione dei “fascisti in doppio petto” che erano favorevoli alla creazione di alleanze con il Partito Monarchico e addirittura con la Democrazia Cristiana anche in ottica di smarcamento dall’angolo nel quale le posizioni troppo estreme e contigue al movimentismo di estrema destra aveva cacciato il partito.
Rauti non approva la linea politica uscita dal congresso e, con un gruppo di fedelissimi creerà il Centro studi Ordine nuovo con l’idea di essere una sorta di corrente interna del partito, ma nel 1956 un nuovo congresso, stavolta tenuto a Milano vedrà l’ala degli almirantiani scendere a patti con la maggioranza del partito, questo provocherà l’uscita definitiva di Rauti e del suo gruppo dal MSI.
Il gruppo adotterà come simbolo un’ascia bipenne su campo bianco e rosso, con evidente richiamo al nazismo e il motto sarà quello delle SS “il mio onore si chiama fedeltà”.
Ordine nuovo non è intenzionato a entrare nell’agone politico, ha un’idea ben precisa della politica e dell’azione: piccoli gruppi organizzati possono creare disordine e caos con azioni sanguinose e spettacolari, la tensione nella cittadinanza salirebbe all’infinito e si renderebbe palese che le strutture democratiche sono incapaci di governare una situazione di crisi di questo tipo, si consegnerebbe allora il potere pro tempore al’esercito o a gruppi ben organizzati in grado di ristabilire l’ordine, fatto questo si potrebbe in brevissimo distruggere qualunque potere repubblicano e democratico e ritornare a instaurare l’ordine naturale delle cose come Evola lo aveva pensato nei suoi scritti.
Nel 1967 una cosa del genere successe in Grecia, dove si instaurò la dittatura dei Colonnelli.
Nel 1969 Almirante diventa segretario del MSI e di lì a pochissimo i vertici di Ordine Nuovo rientrano nel partito.
Il 12 dicembre dello stesso anno a Milano fa molto freddo e tanta gente si riunisce nella grande sala della banca nazionale dell’agricoltura, ci sono le contrattazioni agrarie quel giorno, e molti che abitano nella periferia di Milano hanno portato anche i figli e i familiari, per andare a vedere le vetrine dei negozi dopo aver finito nella banca.
Interno della banca nazionale dell'agricoltura
Sono le sedici e trenta ma la banca resterà aperta fino alla fine delle contrattazioni.
Quel giorno una carica di gelignite (7kg) esplode nella sala centrale della banca ammazzando sul colpo 12 persone che nei giorni successivi diventano 17 e ferisce 86 persone.
LA bomba alla banca dell’agricoltura non è la sola quel giorno, una ne viene ritrovata alla banca commerciale italiana, in piazza della Scala, non esplode per un problema al detonatore e tre a Roma, che scoppiano fortunatamente senza provocare morti ma 18 feriti.
Come ci si è arrivati? Chi ha messo realmente le bombe?
Gli ordinovisti veneti Freda, Ventura, Stefano Delle Chiaie, tutti questi individui soggiacevano allo schema che abbiamo esposto sopra, tutti questi uomini avevano come obbiettivo ultimo uccidere innocenti per creare il caos.

BOMBE TERRORISMO E IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI.
Immagine dei momenti successivi allo
scoppio della bomba di Piazza della Loggia
Oltre a loro, l’estrema destra di allora aveva compagni di viaggio insospettati, quelli che rendono il panorama politico italiano così diverso da qualunque altro panorama politico europeo.
A fiancheggiare i deliri dei fascisti di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale c’erano i servizi segreti, la polizia e l’esercito.
Terrorizzare, destabilizzare, riorganizzare lo stato sulla base della “naturale ineguaglianza dei popoli” come teorizza lo stesso Rauti.
Nel 1972 un nuovo mandato d’arresto colpisce l’ex capo del movimento politico Ordine Nuovo, riguarda le indagini sulle bombe sui treni del 8 e 9 agosto del 1969 che provocarono altri 12 feriti e anche qui, non provocarono stragi ben più gravi solo perché le bombe nella stazione centrale di Milano e nella stazione di Venezia non esplosero.
Stessa mano, stessa idea nella strage di Brescia, in piazza della Loggia, terrorizzare, destabilizzare… qui gli agganci politici si fanno sentire ancora più forti, i depistaggi in una strage con chiarissima matrice fascista sono incredibili e sfacciati, l’arma dei carabinieri, la polizia  e i servizi di sicurezza fanno di tutto per buttare fumo sulle indagini fino alla beffa finale, nel 2010, con la sentenza definitiva, nessun colpevole, nessun mandante, come se in Piazza della Loggia, in un cestino della spazzatura la bomba ci si fosse buttata da sola.
In questi tumultuosi anni di strategia della tensione le rotte internazionali fioccano, il nome di Rauti circola negli ambienti vicini alla famosa agenzia di stampa Aginter Press responsabile, sotto l’egida della CIA delle azioni di infiltrazione nelle frange extraparlamentari in Francia, Spagna, Italia.
Rauti viene a più riprese indagato, fatto oggetto di provvedimenti di custodia, indiziato, ma sempre ne riesce a uscire pulito, al più ne esce con la nomea di mandante morale, ispiratore culturale di azioni di cui non può certo prevedere le conseguenze.
Se si fosse utilizzata questa casistica durante il processo di Norimberga non ci sarebbe stata nemmeno una condanna, ma siamo in Italia e certe cose succedono.

IL RIENTRO NEL MSI E LA NUOVA VERGINITA’.
Rauti in una foto del 1991 da segretario
del Movimento Sociale
Rientrato nel MSI nel 1969 a pochi giorni dalla strage di Piazza Fontana il nostro buon fascista, nonostante le inchieste a suo carico viene immediatamente inserito in lista per la tornata elettorale del 1972 (anno in cui viene colpito da mandato d’arresto) e nel collegio del Lazio viene eletto per la prima volta alla Camera (sarà deputato ininterrottamente fino al ’92).
Nel MSI si da gran da fare per riorganizzare la frangia giovanile del partito che cominciava a languire dopo anni di disinteresse.
Crea campi giovanili (chiamati campi Hobbit in onore del signore degli anelli nella lettura neofascista), gruppi di interesse, riforma il Fronte della Gioventù, che tanto ha fatto per il vandalismo universitario e non solo.

IL GRANDE NEMICO INTERNO
Il nostro ormai si è praticamente reintegrato, pur mantenendo tutti i contatti con l’estrema destra e con le falangi estreme la sua strada sembra ormai spianata verso la segreteria del MSI.
Solo un uomo riesce a mettergli i bastoni tra le ruote, uno davvero più fascista di lui, Gianfranco Fini.
L’odio di Rauti per Fini è innegabile, in molte interviste lo definisce come un fascistello da braccio teso e lo considera poco meno di un fastidio, ma, sia come sia nel 1987 a Sorrento, il giovanissimo delfino di Almirante, proprio perché sostenuto dal vecchio leader ormai gravemente malato, gli soffia la carica per un pugno di voti.
Un giovanissimo Gianfranco Fini accompagna Rauti
per le strade di Roma.
Nel 1990, in piena crisi per la morte di Giorgio Almirante, il comitato centrale gli concede la segreteria ma non riesce a dimostrarsi all’altezza di guidare un partito e soprattutto rimedia due grosse batoste elettorali in Sicilia e alle amministrative.
I tempi sono maturi per cercare di cambiare la faccia al partito dei fascisti e Gianfranco Fini ha più fiuto di lui.
Di lì a poco Fiuggi sancirà la fine del Movimento Sociale e la figura nera di Pino Rauti si ridimensiona sempre più.
Cerca di rimanere in sella creando prima il Movimento Sociale – Fiamma Tricolore, poi espulso fonda il Movimento Idea Sociale, ma sono solo ultimi fuochi di una storia finita.

Quello che resta di Rauti è l’idea di un’Italia dove gli organi dello stato hanno deliberatamente complottato contro gli stessi cittadini per difendere idee morte e fantasmi del passato.
Quello che resta di Pino Rauti è l’idea di un uomo che verrà sepolto dalle nebbie della storia, ma la cui idea sopravvive incontrastata, in uno stato che non ha mai formato anticorpi sufficienti per neutralizzarla.