martedì 1 marzo 2011

I DIFENSORI DI BERLUSCONI... due chiacchiere e mille manifesti





“Voi giornalisti non dovete fare le domande a noi!”
“E a chi le dovrei fare scusi?”
“Non lo so ma non a noi, noi che c’entriamo”
“Ma scusi siete voi quelli con i cartelloni e col gazebo, a chi devo fare le domande al vigile urbano?”
“Le faccia a chi vuole ma a noi no”
Non so se il tizio con il cappello è il capo del gruppo ma di sicuro è l’unico che parla, lo fa per non rispondere ma parla.
Sono in tutto un ventina e sono fuori dal palazzo di giustizia, cielo nuvoloso e basso, pioggia sottile, di quelle che con o senza ombrello tanto fa lo stesso.
La maggior parte sta sotto il gazebo preparato per l’occasione, alcuni sono fuori, hanno cartelli e striscioni ben fatti, molto lontani da quelli delle manifestazioni dei giovani e delle donne che siamo abituati a vedere di solito, fatti la notte sul tavolo della cucina o in cantina con stoffa e vernice.
Loro hanno manifesti tipografici e striscioni acetati antivento con scritto FORZA SILVIO, SILVIO DEVI RESISTERE, 500 PROCESSI MAI UNA CONDANNA.
Mi chiedo perché si siano messi davanti al palazzo di giustizia visto che il loro Idolo non si presenterà oggi all’udienza, sarà sì a Milano ma qualche centinaio di metri da lì, in Duomo, invitato dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla a parlare di qualunque cosa gli passi per la testa.
Cerco di domandarlo al tizio col cappello promettendo che dopo me ne vado e non scoccio più: “Ma lo sapete che oggi lui non è qui? Lo sapete che non presenzierà all’udienza?”
“Si lo so, ma io con lei non dico niente e quindi se ne può anche andare”.

Quella che sembrerebbe un’intervista fallita mi riporta a pensare come sta funzionando la macchina del consenso in questo paese.
Consenso, tifo, poche idee, meglio se nessuna, insulti e reticenza.
Passa una macchina dal finestrino un tizio dice “ma non vi rendete conto che state difendendo un ladro?”.
Uno dal gazebo risponde: “Tua moglie non mi diva così ieri sera”
Ma che razza di risposta è? Che c’entra? Così si risponde allo stadio e forse nemmeno più lì.
Forse è il caso di fare un passo indietro.
Campeggiano per tutta Milano enormi manifesti di una fantomatica “Associazione dalla parte della Democrazia”. Dietro cui c’è ovviamente la mano del PresDelCons.
Parole allucinate e allucinanti al tempo stesso che parlando di democrazia in realtà ululano dittatura:
“Silvio Resisti, salva la democrazia” “La Giustizia, politica uccide la democrazia” “La sovranità appartiene al Popolo”.
Sono gli stralci di un mondo tremendo che, incredibilmente i popoli del sud del Mediterraneo si stanno scrollando di dosso con il coraggio e con il sangue e che questo piccolo pagliaccio con i suoi leccapiedi vorrebbe importare da noi.
Siamo passati dall’esportazione della democrazia con le bombe, all’importazione della dittatura con gli slogan.

Analizziamo per un attimo gli slogan pro Berlusconi e vediamo dove portano le conseguenze della sua propaganda partendo dal più innocuo (in apparenza) al più pericoloso.

SILVIO DEVI RESISTERE: sembra la solita frasetta mentecatta, tra l’altro pronunciata da lui qualche tempo fa: “Io resisterò di fronte a tutti, perché ho una missione da compiere portare questo paese a competere con l’Europa”. Questo paese l’Europa l’ha fondata, quindi non si capisce con chi debba competere!
È come se l’attaccante competesse con il centrocampista della sua stesa squadra.
L’insistere sulla Resistenza ha molte implicazioni.
Se resisti vuol dire che sei in una posizione di debolezza e attaccato da poteri ben più forti di te (Partigiani vs Nazifascisti).
Se resisti vuol dire che hai dei perfidi nemici, e che hai bisogno del supporto di tutti, che poi i signori davanti al palazzo di giustizia non sapessero nemmeno a che processo doveva presenziare Berlusconi e qualcuno diceva che fosse una cosa legata al “Sex gate” la dice lunga su cosa vuol dire supportare Berlusconi.
Quindi se resisti sei buono contro qualcuno che invariabilmente è “cattivo” a vario titolo ma “cattivo”.
D’altra parte pensateci, i ribelli resistono, Gheddafi bombarda. In questa frase chi è il cattivo.
Berlusconi resiste, il pool di Milano attacca. In questa invece?

LA GIUTIZIA POLITICA UCCIDE LA DEMOCRAZIA: questo slogan ha implicazioni devastanti.
Non mi stanco mai di riportare le famose parole che Totò Riina (capo dei capi di Cosa Nostra) pronunciò in aula del processo del 1994 «Il governo Berlusconi si deve guardare dai giudici comunisti, dai Violante, dai Caselli, dagli Arlacchi, questi sono comunisti» (se volete cercare il video basta andare su youtoube e cercare “Riina giudici comunisti”

Cos’è la giustizia politica, e se esiste, qual è il confine tra la giustizia non politica?
Chiunque potrebbe dire di essere un perseguitato nel momento in cui i nemici ce li si inventa.
Berlusconi non è un dissidente politico che per sua sfortuna è capitato nelle maglie della giustizia ma un affarista senza scrupoli, in questo per niente diverso dal signor Riina.

Il consenso della mafia viene dalla paura e dall’ignoranza, quello di Berlusconi? Ditemelo voi.

LA SOVRANITA’ APPARTIENE AL POPOLO: qui si concentrano da anni tutte le bugie belle e buone del signor Berlusconi e dall’altra parte la sua ingenuità politica, o se si preferisce, la sua concezione della stupidità del popolo.
La sovranità appartiene al popolo, quindi chi è eletto da una maggioranza (anche se poi le elezioni sono manipolate attraverso una legge truffa e il consenso di Berlusconi nel popolo non ha mai superato il 35%) ha il diritto di governare e può fare ciò che vuole.
Il concetto sarebbe più o meno questo.
“Il ciò che si vuole” Berlusconi lo ha espanso ad articoli del codice penale che non si potrebbero nemmeno immaginare, ivi compresa la prostituzione minorile.
“La sovranità appartiene al popolo, quindi io eletto non mi sottopongo a giudici che non sono stati eletti fa nessuno” ebbe a dire B. qualche anno fa durante una conferenza stampa.
Quindi traendo le dovute conseguenze, visto che nemmeno i carabinieri sono eletti nemmeno loro potrebbero arrestarmi, visto che i finanzieri non sono eletti non possono controllare i miei conti e, per finire, se dovessi farmi operare di appendicite mi farei toccare solo da un chirurgo eletto dal popolo, che poi sia laureato in medicina o meno poco importa!

Muhammar al Gheddafi rilasciò a Oriana Fallaci una ormai famosa intervista nel dicembre 1979.
Credo che il colonnello definisca in modo egregio cosa sia il concetto di sovranità popolare.
E questo spiega parecchie cose del rapporto di amicizia tra i due leader.

Colonnello, visto che non si considera un dittatore, nemmeno un presidente, nemmeno un ministro, mi spieghi: ma lei che incarico ha? Che cos’è?
«Sono il leader della rivoluzione.”
E com’è giunto alla conclusione che la democrazia è un sistema dittatoriale, il Parlamento è un’impostura, le elezioni un imbroglio? 
« Non ha cercato di capire cos’è la Jamahiriya (lett. Regime delle masse il colonnello definiva così il suo regime). Lei deve sistemarsi qui in Libia e studiare come funziona un Paese dove non c’è Parlamento né rappresentanza né scioperi e tutto è Jamahiriya».
E l’opposizione dov’è? 
«Che opposizione? Che c’entra l’opposizione? Quando tutti fanno parte del popolo, che bisogno c’è dell’opposizione? Opposizione a cosa? L’opposizione si fa al governo!
Questa è press’a poco la sovranità popolare nella testa di Berlusconi.
Un leader che governa senza nemmeno il bisogno di un vero governo, tutti i suoi ministri sono masse di poveri incapaci, e non appena uno sembra a malapena senziente o consapevole che il suo ruolo non è quello di valletto del principe viene eliminato.
Qualche tempo fa questo tipo di governo era definito Monarchia assoluta, nemmeno le giunte militari del su america ci si sono mai avvicinate. Nemmeno Mussolini ha mai potuto creare uno stato di questo tipo, anche solo perché per farlo le masse devono essere assolutamente aggiogate. Solo il Re Sole poteva permettersi di governare praticamente da solo con l’aiuto del fido cardinale Mazzarino.
Hitler ci andò vicino, ma aveva bisogno comunque di un ampio consenso internazionale che appena venne meno, annientò il suo regime.
Oggi chiunque dicesse di essere il Re Sole, finirebbe in un centro di igiene mentale… tutti tranne uno, pare.