martedì 22 febbraio 2011

LA VOCE DI TRIPOLI... tweet dall'inferno con speranza e amore


Si fa la storia, a pochi passi da qui, dopo anni di dittatura che ormai avevamo dato quasi per scontata finalmente il sud del Mediterraneo si scuote dal torpore e si scaglia contro il potere.
Ci sarà tempo per le valutazioni politiche e storiche, soprattutto per quanto sta accadendo in Libia. Ci sarà tempo.
Ora ci sono i ragazzi, migliaia, decine di miglia di giovani che decidono di giocarsi il destino e la vita in una scommessa che, se va bene significa libertà e vita se va male significa morte.
Gheddafi non molla non cede al termine di un oceanico discorso, definito dai commentatori arabi di AlJazeera come “Uno sproloquio stralunato e delirante durato un'ora e mezza!" dice chiaro e tondo che ammazzerà tutti, e dopo aver “svelato” una macchinazione americana per drogare i giovani e spingerli alla rivolta chiude incoronandosi non a capo della rivoluzione ma proprio la Rivoluzione stessa.
Al di la del contenuto quasi delirante in perfetto stile Gheddafi la minaccia appare chiara. Non mollo e sono disposto a trucidare tutti coloro che mi si parano davanti.

Fin qui la cronaca, ma la cronaca si fa con molti mezzi.
Dopo l’ubriacatura della guerra filmata minuto per minuto, bugia per bugia, come un film d’azione alla Quentin Tarantino, la rivolta del Mediterraneo ha portato alla luce una verità che dovrebbe farci riflettere.
Questa guerra non è stata seguita passo passo, semplicemente i giornalisti sono stati espulsi dal paese o messi nelle condizioni di non nuocere.
La guerra si può filmare finché il padrone di turno te lo lascia fare altrimenti sei out, off line.
La stampa è paralizzata nell’attesa di qualche briciolo di informazioni da parte di AlJazeera o di Al Arabia.

Quanto è diventata vecchia la stampa, che pena certi giornalisti televisivi che si attaccano a qualunque “esperto” per avere qualche minuto in onda, che aspettano la dichiarazione del politico di turno, spesso e volentieri inascoltabile.
Che noia questi imbecilli in giacca e cravatta che quando non sanno che dire tirano sempre fuori Al Quaeda e Bin Laden o, in mancanza pure di quello, l’Iran (ignorando che l’Iran è Sciita e la Libla Sunnita)
Proprio ieri sentivo l’ennesimo parruccone di RAI News 24 dire che non si potevano avere notizie certe, che sapere cosa accadeva era difficile, il regime aveva tagliato le linee telefoniche e i collegamenti in rete.
Nello stesso momento in cui parlava noi avevamo le notizie che lui disperatamente cercava.
Ci arrivavano da twitter, perché le comunicazioni non sono mai davvero saltate, perché i ragazzi continuavano a usare le reti satellitari per triangolare con l’Egitto e fare arrivare le notizie.
L’ansa ha dato la notizia dei bombardamenti con ore di ritardo (di colpevole ritardo) e con lo stesso ritardo colpevole le diplomazie hanno fatto la loro pantomima di indignazione.

Ieri ho passato l’intera giornata su twitter e sui blog dei ragazzi della rete che hanno raccontato secondo per secondo quello che accadeva nel macello di Tripoli e credo che sia giusto ricordarli tutti.
Oggi ai miei sforzi si sono aggiunti quelli di Gaia, che non conosco, ma che segue una delle mie pagine e che ha messo la sua conoscenza dell’arabo al servizio della nostra storia.
Soprattutto ringrazio Gaia per avermi regalato la frase più solare e piena di speranza degli ultimi giorni.
La riporto così come mi è arrivata prima di parlarvi dei Twitters che ci parlano della protesta e che ci aiutano a capire.
Attraverso la voce dei loro tweet e dei loro blog.

Gaia per mail
La cosa che mi ha fatto tenerezza è che anche loro usano le faccine come noi, tipo col sorriso, o la faccina stranita, e ho pensato: Cavoli, questi stanno a tre ore di aereo da noi, cioè un tiro di schioppo, sono ragazzi come noi, e stanno sopportando con una dignità incredibile la guerra portata avanti da quel folle, e reagiscono, e ancora trovano il tempo di fare ironie...
Noi invece, ormai, non sappiamo più ribellarci a nulla.....
Io li stimo tantissimo


Sopportano con dignità, sopportano le stupidaggini che arrivano dalla nostra informazione, sopportano ma ridono.
Il twitter più attivo si firma con l’acronimo ChangeInLibya che pochi giorni fa ha perso un parente ammazzato a Tripoli e che twitta da pochi chilometri da lì.
Scrive "Gheddafi sta giocando la sua ultima carta, la violenza, poi la violenza, ancora la violenza".
Oppure: “mi stacco vado a pregare, se credete in un Dio pregate per il popolo libico
Ma anche, con grande coraggio e humor: “Gheddafi cambia gli occhiali davanti a te non riesce a stare serio nemmeno il cameraman

Di altro tono ma sempre molto divertente è Marwame che twitta in inglese e ci dice durante la diretta del discorso:
Mio Dio, non ho mai visto mia madre ridere così tanto
e pochi minuti fa:
Mio padre mi chiede dov’è la droga e dov’è nascosto l’Americano che me l’ha data

In arabo sono i tweet di ShababLibya movimento giovanile libico, dal tono molto più acceso e arrabbiato, molti hanno visto amici perdere la vita o essere feriti.
Racconta di morti per strada, di bombardamenti, ma durante il discorso si ferma a riflettere:
يا شباب ليبيا لا تسمعوا لهذا المجنون ارجوكم الله ينصركم انه مخبول رسميا
Ragazzi, la Libia non deve ascoltare questo pazzo, che dio ti aiuti impazzito...”
 e
ancora “Siamo preoccupati, non perché ci sentiamo sconfitti ma perché sappiamo che Gheddafi ucciderà ancora”.

Molti altri tweet passano davanti agli occhi della nostra traduttrice araba alcuni allucinanti
لقذافي اعطى الضوء الاخضر لبدء المذبحة ضد شعبه ووطنه واهله وناسه
“Gheddafi ha dato la luce verde per avviare il massacro contro il popolo e la sua patria e la sua gente”.
Altri tweet se la prendono con l’orrenda performance del dittatore
Lawer_saleh dice:
القذافي يساهم بدور فعال لتثقيف العالم حيث اشتمل خطابة على التاريخ والأدب والصحة والأنظمة .
Cioé: Gheddafi contribuisce in modo attivo ad educare il mondo con un discorso sulla storia, la letteratura, la salute e i [massimi] sistemi.

I post si moltiplicano davanti allo schermo e non è facile seguire tutti.
Noi andiamo avanti con una certezza, il popolo si autodetermina e si libera, viva il popolo che ha il coraggio di mettere in gioco se stesso.

Sempre sperando che le notizie che ci dicono che mercenari italiani appoggiano i militari di Gheddafi non siano vere.

Io non credo in un Dio ma se ci credessi anche io pregherei per loro...

Chiudo con l'ultimo tweet di ChangeInLibya, che risponde al mio messaggio diretto: "italian people are on the side of Libyan people"e dedico la risposta a ciascuno degli amici che su twitter su facebook o dovunque altro seguono con speranza le nostre cronache : "Best thing I heard so far now 'the italian people are on the side of Libyan people' thank you"