domenica 6 febbraio 2011

BALLANDO SUL TITANIC... Le bombe di Marchionne e il domani


All’inizio della mia vita da sindacalista, dieci anni fa, dissi durante un’assemblea che i lavoratori non dovevano smettere di fare lotta di classe perché di contro i padroni non avrebbero mai smesso.
Ricordo che raccolsi una salva di fischi, un tizio, lavoratore pubblico mi volle assolutamente spiegare che con questi ragionamenti da vecchi comunisti non si andava da nessuna parte e che oramai dovevamo capire che lavoratori e padroni dovevano andare nella stessa direzione per creare un nuovo modo di produzione legato da solidarietà interclassi.
Dieci anni dopo, con buona pace dell’amico che cercò di catechizzarmi al credo liberalista, continuo a dire le stesse cose, l’unica differenza è che ora non raccolgo più fischi, e nessuno ha più voglia di difendere i padroni.

È di ieri la notizia che ha fatto tremare (o almeno dovrebbe, se non fosse in altre faccende affaccendata) tutta l’Italia, Marchionne ventila la possibilità di spostare FIAT negli stati uniti, e di fare del Lingotto una sorta di “rivenditore italiano di auto made in USA”
Accidenti!
Pare che Cisl e Uil non se lo aspettassero proprio.
Poco dopo Marchionne chiama direttamente Sacconi per rassicurarlo sul fatto che per ora non ha interesse a fare una mossa del genere.
Non c’ero ma posso immaginarmi, con un po’ di fantasia, come dev’essere andato il dialogo tra i due:
Marchionne: “Pronto Maurizio, ti ho messo paura eh?…”
Sacconi: “Li mortacci se m’hai messo paura, ma che te sei ammattito”
Marchionne: “… eh ammattito… e questo è solo l’inizio, preparati alle bombe dei prossimi mesi”
S.: “Ma non s’era d’accordo che avresti portato tutta la produzione in America passo per passo, che i lavoratori non se ne dovevano accorgere, io ci ho messo la faccia con Bonanni e Angeletti, per assicurare… come dire… che nessuno di noi sarebbe passato per quello stronzo, quello che poi… sai qui se cammino per Torino mi linciano”
M.: “Ma sai sono le regole dell’economia mondiale, mica posso stare qui a spiegarlo a te, che poi alla fine eravamo d’accordo, solo sulla sostanza le cose adesso sono cambiate”
S.: “a Se… e io che faccio con la gente, io ce devo da mette la faccia”
M.: “Maurizio, sono comunque cazzi tuoi, io faccio l’impresa mica me ne frega niente della politica, siete voi della politica che fate di tutto per fare impresa e non siete nemmeno capaci”

Al di la della fiction, Sacconi ieri deve avere passato le tre ore più brutte della sua vita e così pure i capi delle due più importanti sigle sindacali che si sono calate le braghe a firmare il Ricatto Di Pomigliano, prima e quello di Mirafiori poi.
Il disegno Marchionne era chiaro a chiunque avesse in testa due o tre nozioni di economia globale, depotenziare le aziende sul piano della contrattazione, spezzettarle per renderle più appetibili sul mercato, abbandonare la produzione della penisola al mercato Cinese o vattelappesca di dove.
Cisl e Uil hanno fatto bordone all’AD Fiat dimenticandosi che il ruolo di scegliere che tipo di produzione fare che tipo di forza lavoro scegliere e quale buttare a mare non è del sindacato e che le aziende lo sanno fare benissimo da sole senza bisogno di aiuti esterni.
Certo c’è il Paese, un politico deve sapere che prima o poi, se continua a fare da lobbista delle aziende, il popolo se ne accorge e poi c’è il rischio che non ti voti più… che fare allora.
Ora come ora la gente è ancora troppo occupate in altro… bunga bunga e stupidate del genere catalizzano ancora l’attenzione della massa, magari si spererebbe che i politici di opposizione battessero un colpo in questa direzione ma è, come al solito chiedere troppo.
Tra poco qualcuno si sveglierà, perché il paese sta allegramente andando verso il default stile greco e la cosa sarà davvero poco piacevole soprattutto per coloro che non guadagnano 10000 euro al mese e che magari lavorano nel settore pubblico o nei sevizi.
L’anno della svolta, in cui tutto potrebbe precipitare, come fa notare Aldo Giannuli nel suo ultimo bellissimo saggio “2012 la grande crisi” è appunto quello che deve venire.
Considerazione di base: nessuno è preparato per la cosa, se accadrà il default l’Italia sarà definitivamente FINITA e questo destabilizzerà l’intera area dato che dopo gli ultimi due salvataggi in extremis di Irlanda e Portogallo che hanno fatto seguito al crollo Greco la Germania e la Francia non sembrano più disposte a mettere altri soldi per salvare altre povere Ceneretole d’Europa.

Tra un bunga bunga e il televoto di Amici sarebbe bene che gli italiani cominciassero a preoccuparsi di questo… mi sa che ha una certa importanza.

To be continued…