venerdì 19 agosto 2011

BOSSI SCAPPA NELLA NOTTE... la fine della Lega dietro l'angolo.



IN politica c’è una legge inesorabile. La caduta di un soggetto politico comincia dalle sue frange più estreme e poi si propaga in proporzione geometrica fino al tracollo definitivo e alla scomparsa del movimento stesso.
Il PCI scoprì questa legge negli anni ’90.
Il partito con il maggior numero di iscritti in Italia, il partito comunista più grande dell’Europa dell’ovest, quello che determinava, soprattutto al nord, il corso delle avanguardie sociali e culturali, incapace di dare una lettura moderna e gramsciana dei cambiamenti dei sistemi politici dell’est europeo, dalla caduta del muro alla fine (vera o presunta) dell’URSS, si sgretolava, perdeva la sua base e finiva per diventare un partito di opinione senza più nome, simbolo e identità.
Il comunismo si è spostato altrove, nei movimenti, nei piccoli partiti, sempre vivo ma osteggiato proprio dal PD “erede diretto” (e possessore del copiright di nome e simbolo, per chi si chiedesse perché non può rinascere un PCI in italia).
Alla Lega sta accadendo la stessa identica cosa.
L’aria non era buona in casa leghista e questo lo si capiva già da Pontida: per quanto Bossi facesse la voce grossa e urlasse “Padania Libera” al popolo verde, sul palco e giù da questo si vedevano e si sentivano fin troppi mal di pancia.
Per le strade poi la cosa era pure peggio, nei giorni del referendum ho fatto più di una domanda ai leghisti che incontravo e le risposte erano sempre più o meno le stesse, ricordo soprattutto un tizio sulla quarantina che mi disse: “Votare al referendum? Sì che ci vado e voto sì a tutte le schede, a me di quello che dicono quei coglioni traditori non me ne frega più niente, vediamo se mi richiedono ancora il voto… la Padania? La Padania un cazzo, io ci ho creduto, prima ero comunista sai, poi ci ho creduto, ma adesso che vadano a quel paese”
Oggi leggiamo dai giornali che l’Umberto se ne è dovuto andare alla chetichella dal suo rifugio agostano di Calalzo, per paura di nuove contestazioni dopo tre giorni in cui non aveva potuto nemmeno mettere il naso fuori dall’albergo assediato dai suoi stessi elettori che chiedevano conto dei tagli e delle misure prese a Roma per salvare un’economia che non si salva comunque.
Anche la storica cena all’Hotel Ferrovia, per festeggiare il compleanno di Tremonti, quest’anno (per la prima volta in 10 anni) non s’è fatta.
I tre amichetti si sono dovuti rinchiudere nella baita di Tremonti a Lorenzago e da qui il vecchio leader padano, odorata l’aria ha preferito darsela a gambe verso la sua roccaforte di Gemonio.

A questo punto è il caso di dirlo, Bossi sa una cosa e una cosa sola: è arrivato alla frutta.
Una cosa non si può negare al Senatùr, conosce la sua base, sente le microvariazioni nell’aria leghista come un pipistrello nella notte.
Non ha bisogno di consiglieri.
E se è così sa anche di essere arrivato alla fine.
La sua prossimità con Berlusconi lo ha reso indigeribile ai suoi che hanno creduto per molto tempo, per anni addirittura, che la Lega stesse a destra per usare il ducetto di Arcore ma poi lo avrebbe scaricato e sarebbe arrivato il momento del “Padroni a Casa Nostra”.
Non è stato così. La Lega ha spalleggiato il peggio del berlusconismo. Anche laddove individui come Fini hanno staccato la spina dalla pattuglia leghista a Roma non si è mosso un fiato.
L’appiattimento totale sulle scelte del governo, la difesa del peggio, le alzate di spalle sull’harem del Cavaliere, sull’Olgettina, sulle notti di Bunga Bunga…
Poi siamo arrivati al nepotismo (partito da quella vergognosa elezione blindata del figlio demente di Bossi e poi esploso con il concorso truccato a Brescia dove tutte le vincitrici per posti in comune erano parenti amiche o simpatizzanti leghiste)
Questo il popolo leghista non lo ha digerito e i malumori si sono riverberati alle elezioni, quando moltissimi hanno preferito candidati “comunisti” ma onesti e non compromessi piuttosto che leghisti fratelli e fratellastri del Sistema.
Bossi sa che la nave sta affondando da se e non può più passare per quello che la salva e nemmeno per quello che l’affonda, quindi non gli resta che rimanere sulla tolda del Titanic e aspettare di annegare.
Sa che la Lega non è mai stata così minacciata e sa che non dipende più da lui.
Se il presidente della Provincia di Belluno (leghista della prim’ora) chiede ai suoi conto del fallimento della provincia dovuto agli ulteriori tagli alle spese e se si sente rispondere dal Capo di non cercare i soldi come i Terroni, allora vuol dire che siamo arrivati alla fine di un sistema.
La Lega è sempre stato questo per la gente, un partito della porta accanto, che parlava sì di federalismo e secessione ma che soprattutto discuteva del fornaio immigrato o della parrocchia vicino a casa (tutto strumentale per noi ma esattamente quello che il leghista voleva sentire)
Oggi che cosa c’è?
Oggi Bossi sembra uno schizofrenico che urla “Libertà” a Pontida e fa fallire il nord a Roma, Tremonti fa il Robin Hood con i lavoratori ma poi si sistema a nero a Roma dall’amico Milanese,
Calderoli non sa più manco che dire e perciò sta zitto, c’è la politica delle cattive maniere di Maroni con gli immigrati che si è dimostrata un fallimento: “Non arrivava nessun negro perché davamo miliardi a Gheddafi… e allora dico io che differenza c’è tra averli qui e averli in Libia se paghiamo sempre noi, almeno qui lavorano!” mi disse una signora leghista quando anche loro si accorsero dell’inganno.
Il fallimento è davanti agli occhi di tutti.
Non era il caso di festeggiare i compleanni, soprattutto quello di Tremonti.
Ieri dalle macchine in corsa la gente urlava a Bossi “cialtrone”, lui sa che hanno ragione.
È la fine del sogno leghista?
La fine dell’utopia del fascismo verde che libera una patria inesistente storicamente ma ormai entrata nella testa della gente?

Io so solo che questa utopia malata negli anni, come se nulla fosse ha cambiato il DNA del nostro stato.
Ha sdoganato parole che prima non si sarebbero potute nemmeno concepire: razzismo, superiorità etnica, pulizia etnica.
Ha permesso al peggio dei nostri istinti di venire a galla, e di rovinare il meglio.
Di contro ha devastato il nord e la sua cultura di appartenenza.
Ora siamo al giro di boa e se la Lega scompare ci accorgeremo che ha lasciato dietro di se solo macerie e solitudine, odio e angoscia, che potrebbero diventare violenza e terrorismo se gestite da nuovi folli.

Attendiamo come sempre, nuovi temporali.