venerdì 12 agosto 2011

MAL DI PANCIA BENESTANTI... i ricchi contro quel cattivone di Tremonti





Quando in America apparve il Tea Party ho avuto qualche problema a capirlo.
Il movimento di destra repubblicana più famoso del mondo, come per la maggior parte dei gruppi di espressione politica americani, nasceva come l’assembramento di vari e inconciliabili valori tipici della retorica americana, dalla difesa del territorio contro la minaccia estera (“ad ogni uomo un fucile”) al concetto di libertà dalla tassazione iniqua (che in America significa che se hai soldi non devi pagare, perché se nella vita non ce l’hai fatta la colpa è tua, il wellfare è una cosa minima e residuale ).
Dopo qualche aggiustamento però capii la cosa. Basta leggere la storia d’America nel suo insieme per capire come questo movimento, benché pecorone e folkloristico, nel senso deteriore del termine, abbia delle radici e un fronte elettorale, per quanto semi analfabeta possa essere.
Portando il ragionamento all’Italia trovo maggior fatica a fare quadrare i conti.
Oggi per la prima volta nella sua miserrima storia di fogliaccio di partito, Libero si scaglia contro Berlusconi, anche se alla fine ce l’ha con Tremonti.

“Non si chiamerà «eurotassa», ma la sostanza sarà esattamente quella. In ossequio alle esigenze del marketing il nome scelto sarà «contributo di solidarietà», o qualcosa di molto simile: chiaro omaggio del governo di centrodestra a una lunga tradizione della sinistra, che per decenni ha usato l’etichetta della solidarietà, ovviamente coatta, per rendere presentabili i peggiori balzelli.”

Sono mesi che urliamo in tutte le maniere che stiamo facendo la fine della Grecia.
Ci sono le grida concitate di economisti, docenti universitari, blogger, esperti di finanza mondiale.
Sono stati scritti libri (il più interessante è certamente “2012 la grande crisi” di Aldo Giannuli), articoli.
Il governo ha sempre fatto finta di essere al disopra di ogni problema.



“Certo nel mondo c’è una crisi, ma noi siamo il paese delle formichine che non subirà il problema perché, nonostante il terzo debito pubblico del mondo, abbiamo una situazione del credito molto favorevole” chi non si ricorda queste parole?
Allora da queste pagine scrivemmo che non era assolutamente importante quale sistema del credito uno avesse o quale solidità (vera o presunta) millantasse.
Il problema è che la crisi economica era data dai movimenti speculativi fittizi e che nessun paese, nemmeno la Svizzera, è immune da questo tipo di movimento.

Siamo arrivati al giro di boa, ora la speculazione per sopravvivere deve divorare se stessa.
In quest’ottica semplicemente si palesano alcune delle contraddizioni più evidenti che la nostra società del consumo acritico ha creato negli ultimi vent’anni.
Oggi Libero si rende conto che il ceto medio, che per i loro giornalisti è quello che guadagna 3700 euro al mese (sic), è sotto attacco!!!

“Così, se avete un reddito lordo dai 90mila euro in su, ovvero un’entrata netta mensile pari almeno a 3.700 euro, non vi preoccupate se un terzo ve lo porta via l’affitto e se col resto dovete mantenere due o tre figli: siete ricchi, anche se non lo sapevate, e quindi avrete il privilegio di portare il Paese in salvo sulle vostre spalle. È la traduzione tributaria dell’aureo principio illustrato da Giuseppe Prezzolini: «L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano».”

Bene, credo che ci sia qualcosa da rimettere in riga.
Se ci troviamo in una condizione del genere è solo perché questo governo di buffoni inconcludenti è riuscito nella sua ventennale carriera (quella che sui libri di scuola tra qualche anno chiameremo il ventennio Berlusconiano) a fare tutto quello che serviva per mangiarsi un paese, farlo competere nei peggiori vizi occidentali e renderlo immune da ogni correttivo che i paesi civili avevano usato per arginare i problemi economici e sociali.

Se Libero si stupisce che si possa decidere di tassare i redditi sopra i 90mila euro io mi stupisco che questi redditi in Italia ci siano ancora.
Sono i redditi da lavoro dipendente dei dirigenti e dei quadri delle aziende assunti negli anni ‘80/’90 prima che si ingenerasse il meccanismo del mercato flessibile.
Oggi un laureato, con titoli apposto e formazione altissima percepisce stipendi che vanno dai 1300 ai 2000 euro al mese (al massimo) e può dirsi fortunato se gli si danno dei minimi rimborsi spese.
Il reddito medio di un lavoratore assunto negli ultimi 10 anni è di 1200 euro al mese.
Dire a coloro che prendono dai 3700 euro in su “siete ricchi e non lo sapevate” è una cavolata.



Siete ricchi e lo sapete.
Sapete di potervi permettere un villetta quando nelle grandi città molti sono costretti a subaffittare stanze dei propri appartamenti per pagare le spese.
Sapete di poter iscrivere i vostri figli a calcio o poterli mandare in vacanza a Londra a imparare l’inglese, quando moltissimi ormai riducono le loro ferie a pochi giorni di ponte infrasettimanale (che grazie a Tremonti non ci saranno più visto che vuole accorpare le feste di domenica con grande gioia degli albergatori credo!).
Sapete che potete addirittura permettervi lussi quali andare dal dentista o dal dietologo se siete in sovrappeso mentre una recente ricerca ha rivelato che un terzo delle famiglie italiane decide di posticipare le cure odontoiatriche anche essenziali assolvendo solo a quelle dei figli in quanto non c’è sufficiente liquidità per soddisfare certi imprevisti (rischiamo di diventare poveri per via del DENTE DEL GIUDIZIO, cazzo!).

Negli ultimi vent’anni la forbice tra coloro che possono viversi una vita tranquilla e quelli che non possono che sopravvivere (sempre meno) si è divaricata pesantemente.
Si cari giornalisti di Libero, quella che vuole che un misero ceto medio da 90mila euro all’anno paghi il 5% dei redditi in eccedenza dalla cifra (che significa in parole povere che se hai guadagnato 90100 euro paghi il 5% delle 100 euro non dei 90000 quindi 5 euro) è una tassa di solidarietà.
Solidarietà fatta da tutti coloro che fino a ieri se la sono vista meglio di noi.
Da tutti quelli che non hanno mai avuto l’imbarazzo della scelta tra un paio di pantaloni nuovi e l’abbonamento ai mezzi pubblici, e la battuta me l’ha suggerita un pensionato ieri alla fermata dell’autobus!

La cosa davvero immonda è che questo novello Tea Party fuori tempo massimo in Italia dovrebbe essere linciato e nessuno lo fa!
Gente che urla e pigola perché si vogliono tassare le rendite finanziarie mentre ci sono madri preoccupate perché non sanno se riusciranno a pagare gli asili nido quest’anno è semplicemente criminale.
Mi fanno schifo personaggi che chiamano illiberale l’idea di una patrimoniale quando c’è sempre più gente nelle grandi città, italiani non stranieri, che fa la fila davanti alle mense dei poveri perché non hanno da mettere insieme il pranzo con la cena.
Dovrebbero essere portati allo stesso livello di coloro che una volta si potevano permettere una vita dignitosa e, ormai da troppo tempo, grazie alle loro ricette liberiste (lavoro flessibile, nessun ammortizzatore sociale, “chi è più ladro meglio sta!”) si vergogna di raccontare la propria esperienza ai figli.

È un sogno (anche se in Islanada lo hanno fatto) ma mi piacerebbe una volta per tutti vedere questa gentaglia e i loro reggimoccolo alla sbarra di un tribunale, processati per aver mandato alla bancarotta uno stato con tutti i suoi cittadini dentro.
Vorrei vedere tutta questa pletora di officianti berlusconiani in una nuova Norimberga a spiegare come mai hanno preferito fare affondare tutto il bastimento piuttosto che metterci del loro per tenerlo a galla.

Il popolo non ne può più nel frattempo.
Qui di sangue non ce n’è più. Lo abbiamo già versato tutto.
Per dirla con Berlusconi, “Io sono disposto a fare la mia parte”… per farla finita con loro, una volta per tutte!