martedì 13 settembre 2011

LA CINA E' VICINA... la povera Italia salvata dai BRICS

MI ricordo che alle superiori ho avuto, per un certo periodo, un professore di lettere davvero insopportabile che soleva dirmi continuamente: “Mozzoni, lei ama puntualizzare l’ovvio, e l’ovvio non è un argomento che interessa alla gente”. Forse per vendetta o forse perché mi sembrava ovvio farlo, da allora osservare e comprendere i fenomeni che sembrano evidenti (ovvi) agli occhi della gente è diventato il mio sport preferito. Oggi i giornali passano la notizia incredibile (solo per loro) che la Cina avrebbe interesse nell’acquistare i nostri titoli di stato. La notizia in realtà rimbalza da un po’ su metà dai siti web ben informati, oggi il dato è che il Ministero del Tesoro ha tirato fuori la solita blanda smentita inutile. Quello che non capisco è il perché la gente se ne stupisca, quando il tutto sembra ovvio a chiunque abbia una conoscenza economica che va oltre la seconda ragioneria. Ci sono dei dati che a ben guardare sono ormai evidenti. Il primo è che la Cina è uno dei pochi paesi insieme alla Russia al Brasile e all’India ad aver affrontato la crisi economica con formule innovative che hanno permesso di evitare le peggiori derive che, invece, stiamo subendo noi. Il secondo il dato, ancor più evidente, è che la totale stupidità delle scelte economiche liberiste degli ultimi anni ha spianato completamente la strada a questo genere di situazione. Negli anni ottanta l’italiano medio era considerato il risparmiatore tipo, il surplus di denaro che ogni famiglia riusciva a creare veniva investito nella casa di proprietà e subito dopo nei buoni del tesoro. Erano gli anni dei Bot People.
Dalla vecchia pensionata al piccolo imprenditore, tutti avevano in casa almeno qualche titoletto di stato. Le banche e l’impresa se ne accorsero e, alla fine degli anni novanta, fecero quello che per loro era naturale: cominciarono a succhiare laddove trovavano sangue vivo. In vent’anni il popolo di risparmiatori è diventato la Nazione della Seconda Settimana (nel senso che non ci arriva). Gli italiani comprerebbero pure dei Bot se potessero ma non ne hanno la possibilità, inoltre le banche hanno sempre più spesso depauperato quanto c’era nelle casse dei risparmiatori proponendo loro vere e proprie sole economiche, dai Bond Argentini degli anni novanta ai titoli Cirio e Parmalat e chi più ne ha più ne metta. Il sistema capitalistico liberista di stampo europeo, cercò in tutti i modi di seguire l’esempio americano peggiore. Da una parte prendere soldi da chi ha pochi spiccioli risparmiati nel borsellino e dall’altra concedere prestiti a gente che non avrebbe mai potuto restituirli. Il gioco nel breve periodo poteva pure funzionare, e il fatto che molti ci siano cascati dimostra che è così. La Grecia non ha sbagliato nel metodo a giocare la sua partita e se è andata nel baratro è solo perché ha giocato a carte truccate su un tavolo di bari professionisti più bravi di lei con troppe poche garanzie alle spalle per poterlo fare. Ma erano gli anni dell’ubriacatura liberista e pareva che tutti potessero farcela. Non era evidentemente così, se ne sono accorti prima la Spagna e il Portogallo, poi l’Irlanda e da ultimo proprio la Grecia. Il caso italiano è diverso, noi non siamo certamente un piccolo paese emergente, le somiglianze stanno semmai nella miopia e nella incapacità dei governi eletti per farci diventare “ricchi e potenti”. Il vero problema del populismo, da Mussolini a noi, è che la propaganda serve a farsi eleggere ma non crea nemmeno una possibilità economica. La ovvia realtà, che ormai è lampante a tutti, è che gli anni di berlusconismo sono stati anni di slogan senza alcuna contropartita reale. Si propagandava ricchezza ma i contratti dei lavoratori non venivano rinnovati e quei pochi che per sbaglio venivano ratificati erano sottoscritti a ribasso da sindacati nel migliore dei casi idioti e nel peggiore complici. Si parlava di “sistema Italia” ma si svendeva pezzo per pezzo il patrimonio industriale dello stato.
Curioso che qualcuno si preoccupi oggi che i cinesi comprino i nostri titoli, se pensiamo per esempio che nel paese del sole l’unico fondo che può comperare più del 2% delle azioni delle aziende pubbliche è l’americano BlackStone che per il 70% è controllato dalla Cina, l’Enel è già cinese per il 10% da parecchi anni ma nessuno lo ha detto, Unicredit è Libica da moltissimo tempo e la piemontesissima Juventus pure. La cosa che fa sorridere in mezzo a tutta questa ovvia banalità tutt’al più è che sia proprio il governo Berluscomico che ha dovuto rendere palese la nostra dipendenza dai paesi emergenti del BRIC. Ripeto per somma chiarezza, chiunque negli ultimi anni si fosse preso la briga di andarsi a leggere un paio di volte il Financial Times queste cose le sapeva già e molto meglio di come sono state esposte finora, ma la cosa sicuramente esilarate è che proprio il governo del “proteggiamoci dai musi gialli che ci fanno la guerra” (il termine muso giallo venne usato dalla Lega durante il raduno di Pontida qualche tempo fa e riproposto più volte) debba andare a giustificare ai suoi elettori questo fallimento. Nel frattempo il Piccolo Padre di Arcore è andato a farsi ridere dietro a Bruxelles, tanto per non perdere l’abitudine a sputtanare il paese e forse di tutte queste cose non è interessato. Se Tremonti ha due minuti di tempo tra un incontro sul protezionismo economico e l’altro potrebbe fare una chiamata, oppure avvertire Ghedini, dicono che ormai comandi più lui del suo assistito.