giovedì 1 settembre 2011

IL SISTEMA PENATI... il sistema PD a Milano e in provincia


Sono affascinato dal modo con cui la sinistra riscopre puntualmente la parola QUESTIONE MORALE e dal modo in cui la destra se ne appropri non appena un esponente della sinistra venga beccato a gettare un fazzoletto per terra.
Da qualche giorno il tormentone è il seguente: esiste una questione morale? Se esiste la sinistra ne è portabandiera? E allora se ne è portabandiera cosa è successo a Sesto San Giovanni?
Questo genere di domande che servono a riempire le pagine dei quotidiani insieme alle bislacche operazioni del Governo per raccattare soldi e non scontentare nessuno, sono di una stucchevolezza e di una stupidità devastanti.
Prima di chiederci se a sinistra esista una questione morale, domandiamoci una volta ancora se esiste in Italia una sinistra e, se esiste se il gruppo di potere che sta intorno al PD fa parte di questa sinistra o non ne fa parte.
Penati per quanto mi riguarda non è un uomo di sinistra, non lo è mai stato e, quando PRC (una parte) e PdCI (allora ancora divisi) a fine mandato della scorsa giunta provinciale lo lasciarono a piedi e ritirarono i consiglieri giudicai la scelta uno dei pochi atti di rispetto nei confronti degli elettori che i due partiti avevano fatto negli anni.
Perché Penati è soprattutto un imprenditore, un manager cresciuto nelle file dell'ultimo PCI, quello che aveva costruito intorno a se un sistema di potentati sicuri e filiazioni che partivano delle grandi cooperative emiliane, di cui Bersani era presidente, e finivano negli interessi degli appalti di Roma e Milano.
Un comunismo imprenditoriale che poco o nulla aveva di rivoluzionario, che si era stabilizzato nelle cinture delle varie metropoli (Milano era saldamente socialista e l'hinterland era tutto comunista), un comunismo dove era importante costruire società di interessi che davano lavoro a società più piccole che costruivano intrecci con cooperative e consorzi.
Gli anni di Tangentopoli non riuscirono a scalfire appieno questo sistema per due ottimi motivi: la resistenza del sistema agli attacchi esterni, la durezza dei vertici del sistema stesso.
Non era bastato mettere in carcere a San Vittore Primo Greganti (il compagno G.) per fargli vuotare il sacco per un semplice motivo, Greganti non aveva nulla da vuotare, sapeva come si muoveva una parte del sistema (quello che girava intorno al finanziamento illecito) ma non tutto il sistema, e la tangente di cui era stato testimone e fautore era slegata dal sistema.
Oggi tutto questo implode per una serie di motivi e connessioni storiche che sono stati anche quelli che hanno determinato la fine dei socialisti.
Il primo e più evidente è che nella sua struttura di base il PD non ha più nulla del partito di sinistra come in Italia siamo abituati a pensarlo.
Il PD è un collettore di interessi economici e politici, un melting pot di idee, di correnti sociali, di ragionamenti con unico obiettivo quello di essere presenti in parlamento.
Non importa l'appartenenza religiosa, puoi essere ateo o appartenere all'Opus Dei, non importa la matrice politica puoi, puoi essere arrivato dalla DC oppure dal PCI (e non è che la differenza sia paglia) ma anche dal PSI, non importano le impronte sociali, puoi essere Calearo oppure la Camusso.
Una sola cosa è importante gestire il potere e tagliare la lingua ai rompicoglioni della sinistra, quella vera che non devono pasticciare con quello che non capiscono.
Nel sindacato la cosa è evidente, la CGIL non sa prendere posizioni forti (a meno che uno sciopero di 8 ore si possa dire una posizione forte), e cambiando i suoi meccanismi interni ha reso impossibile il dissenso interno, la CGIL della Camusso decide tutto senza tenere conto dell'opinione delle minoranze (anche se parliamo di una Minoranza del 35%). Il sindacato della Camusso è un organo normalizzato e pacificato, senza dissenso e critica, pronto a obbedire, creato per il giorno in cui il PD prenderà potere, ben sapendo che CISL e UIL si metteranno subito al servizio del nuovo padrone.
De Magistris a Napoli è l'esempio più lampante di come sistema vuole organizzare la politica e non è il caso di rivangare tutta la storia, ma nella Milano di Penati le cose non andarono meglio.
Alle elezioni che Penati perse contro Guido Podestà il sistema non volle nemmeno sentire parlare di un accordo elettorale con la Federazione della Sinistra che pure andando in coalizione era accreditata per un 4% (prese il 3).
Penati perse con uno scarto di 2930 voti lo 0,4%, un'alleanza con la sinistra lo avrebbe fatto vincere ma lui, dicevano voci vicine alla presidenza della regione, preferiva perdere e mollare la palla a Podestà piuttosto che scendere a compromessi su edilizia e inceneritori, su expo e autostrade con i comunisti amici di quelli che dicono sempre di NO.
Anni fa lo scrissi e ora lo riscirvo: sono tutte BALLE.
Il PD e soprattutto Penati ha imbracciato il fucile e ha fatto sì che i comunisti fossero fatti fuori perché non voleva controllori, non voleva che qualcuno sollevasse le questioni morali, non voleva che qualcuno mettesse il naso dove non doveva o facesse rumore, magari ritirando di nuovo i consiglieri sulla patata bollente dell'EXPO.

Il PD negli ultimi anni ha proposto le alleanze più assurde (PD,UdC, ApI e FLI per battere Berlusconi, magari mettendo Fini vicepremier nel primo governo Bersani), non si è MAI schierato al fianco degli operai e delle lotte: dov'era il PD durante gli scioperi dei Metalmeccanici FIOM ? Stava a guardare come andava a finire oppure, come Boccia diceva che chi scioperava era uno che non aveva voglia di lavorare.
Dov'era il PD mentre un governo di mafiosi affaristi faceva caricare dai poliziotti i dimostranti in Val di Susa? A parlare di opera essenziale per l'Italia a dire che una valle che protesta per la propria salute e per il proprio futuro è “manipolata da i soliti facinorosi di estrema sinistra” (con riferimento alla presenza di Paolo Ferrero).
Dov'era il PD durante le proteste dei No DalMolin? A fare i conti per capire quante cooperative rosse avrebbero partecipato alla fetta della costruzione della base.
Il PD non ha più nessuna credenziale per dirsi un partito di sinistra, un partito diverso.
Bene sarebbe buttare giù definitivamente la maschera.
E bene sarebbe per i partiti di sinistra, da Vendola a FdS a IdV che si mollasse il colpo e che si decidesse definitivamente di non cercare più alleanza ridicole e distruttive con un partito di questo tipo.
Potrebbe essere la scossa giusta per un gruppo ormai agonizzante che non riesce nemmeno più a eleggere leader credibili e che non ha alcun orizzonte davanti a se... ma siamo in Italia e nessuno da Vendola a Di Pietro da Ferrero a Diliberto avrà mai il coraggio di staccare un cordone ombelicale ormai inutile e infetto.