sabato 12 novembre 2011

MODELLI ECONOMICI... Gelmini, Marchionne, Monti.

“In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.” Mario Monti, Corriere della Sera, 2 gennaio 2011. Visto che qualcuno continua a dire che con Monti le cose andranno meglio, vi faccio notere che queste non sono parole di 10 anni fa ma di 9 mesi fa. Tra l’altro forse sarebbe arrivato il momento di dire che la maggior parte delle previsioni di stampo neoliberiste del professor Monti, che si è sempre definito antimarxista e liberista sono quelle che stanno facendo affogare l’Italia e il mondo. Non mi sembra che la FIAT abbia risanato il bilancio e si sia liberata dai problemi, anzi, quello che sembra è che nonostante tutto quella di Marchionne altro non sia che una scenetta ben organizzata perché, alle brutte, si possano chiudere le fabbriche. D’altra parte la cultura Marxista definisce il tizio che lavora alla catena come “operaio”, cioè uno che vive, ragiona, soffre, ha dei figli, si ammala, uno che porta in se i diritti dell’uomo. La cultura neoliberista definisce l’operaio come capitale lavoro, e il capitale lavoro è soggetto alle leggi di mercato, alle leggi della produzione e della caduta di domanda di acquisto. L’operaio è un pezzo niente affatto diverso dal tubo che produce, e il padrone deve avere per lui la stessa cura con cui produce il tubo, certo ma se poi è per qualche motivo difettoso lo deve gettare via. Questa cultura Marxista che fa così schifo a Mario Monti è quella che in italia ha detto che un lavoratore deve lavorare 40 ore alla settiamana, se lavora di più deve essere pagato per questo. Questa cultura è quella che ha detto che se una persona è malata non può essere giudicata inutile, e non può essere messa da parte. Questa cultura ha inventato il periodo di maternità, che impedisce a una donna di abbandonare un figlio appena nato (fino agli anni ’50 era così) per tornare a produrre. Questa cultura Marxista che fa più male che bene ha inventato i diritti che hanno permesso alla generazione di mio padre di comprare in 10 anni con uno stipendio da impiegato una casa, quella nella quale vivo io che non posso permettermi di comprarne una perché nemmeno nel paese delle meraviglie una banca mi concederà mai un mutuo. La riforma Gemini ha ridotto l’handicap dell’Italia? Come? Con le classi pollaio? Con il taglio degli insegnanti di sostegno? Forse in effetti il taglio degli insegnanti di sostegno è una misura neolibersta, questi handicappati in fondo che cavolo vogliono? sono un peso per la società. Anzi se li mettessimo tutti dentro a quelle belle istituzioni che la cultura marxista ha fatto chiudere staremmo tutti meglio. Quel comunista marxista di Basaglia non ha considerato che tenere tutti i pazzi, variamente intesi, dentro lo stesso posto sottoposti alle stesse “cure” è economicamente vantaggioso alla cultura industriale. Che cazzo è questa mania delle categorie protette, se sei un handicappato stattene a casa! Non è che in Italia negli ultimi anni sia mancato il neoliberismo, semmai sono mancate le culture alternative, ma il movimento anticapitalista è cresciuto nel silenzio. Sono fin troppe le persone che ho conosciuto che se ne devono andare all’estero perché non ce la fanno a vivere qui. Il prossimo amico partirà a fine mese, ma ce ne sono altri che progettano di andare a Londra o a Parigi, non a fare il ricercatore ma a trovare un lavoretto. Non sono cervelli in fuga, sono emigranti, come ai bei tempi. Io vorrei essere più concreto del signor Monti, che non è il mio presidente del consiglio perché non lo ha eletto nessuno per esserlo. E dico, nella mia concretezza che sì, in Italia manca qualcosa di fondamentale, per loro fortuna. Manca la voglia di arrabbiarsi una volta per tutte e bruciare questa vergogna dalle fondamenta!