giovedì 20 settembre 2012

CLINI, UN MINISTRO DI PIOMBO.


Il ministro Clini dice che è necessario “Andare con i piedi di Piombo” sui dati che i Verdi hanno fatto circolare sull’incidenza dei fatti tumorali nelle Adiacenze dell’ILVA di Taranto e che "Serve responsabilità, occorre verificare causa-effetto".
Perché in effetti, dice Clini non è che bisogna dare tutta la colpa all’ILVA, l’area di Taranto è fortemente industrializzata.
Vorrei chiedere al ministro se, per caso, se la sente di predere una casa in affitto dalle parti del quartiere Tamburi di Taranto, oppure dalle parti di Taranto vecchio, ma non solo, mi chiedo se il ministro se la sente di affittare casa in tutti i paesi dell’entroterra tarantino a favore di vento dove i cascami dei metalli lasciati ad ossidare all’aria aperta hanno prodotto incidenze tumorali pazzesche nella popolazione.
A volte basterebbe l’umiltà di tacere e la capacità di ascoltare.
Io l’ho fatto, e questo mi mette un gradino sopra al ministro Clini, per molti anni, nelle zone del tarantino.
Ho ascoltato, ho visto e mi sono lasciato guidare dagli abitanti.
Ricordo per esempio uno scherzo, di un amico di un paese vicino che studiava e oggi lavora a Milano, quando arrivai la prima volta, ignaro alla stazione di Taranto mi disse: “La vuoi vedere l’attrazione più importante della città? Si chiama la strada rossa”
Io pensavo a qualche particolare attrazione turistica Magari legata alla millenaria storia greca della città, invece il mio amico mi portò nella periferia, sulla strada che costeggiava il quartiere Tamburi, a ridosso delle montagne di materiale ferroso per gli altoforni.
Tutta la strada era color ruggine, l’asfalto, il new jersey di cemento, le facciate delle case, gli scheletri degli alberi morenti. Era una giornata di vento e il mio amico mi pregò di tenere i finiestrini dell’auto ermeticamente chiusi. Arrivati a casa sua ne capii il motivo, mi fece passare il dito sulla carrozzeria dell’auto (che era grigio metallizzato), mi guardai le dita: erano rosse.
“C’è gente che respira questo veleno per anni” mi disse e scrollando le spalle continuò: “Poi muore, e non gliene fotte più niente a nessuno”.
Il prezzo che queste zone d’Italia hanno pagato ad un’industrializzazione folle e completamente deregolamentata si conta sulle lapidi dei cimiteri.
Non c’è una famiglia senza almeno un paio di morti di cancro a generazione, non c’è un ragazzo che non possa raccontare di un compagno di scuola o di un amico morto di tumore.
È l’industria pensata per il meridione d’Italia, lavora o muori di fame, ma anche se scegli di non lavorare all’ILVA muori lo stesso, questo è il progresso che a misura di sud.


I dati sulle incidenze tumorali erano difficili da incrociare, lo sono sempre stati  e sul fatto che bisogna approfondire devo dare ragione al Ministro dell’ambiente. Ma il fatto che bisogna davvero approfondire è il perché qualcuno ha manovrato in segreto per anni proprio per evitare che giornalisti, comitati ed esponenti politici onesti potessero mettere le mani su questi dati.
“Se uno volesse denunciare Riva” mi disse un giornalista di Lecce nel 2006: “magari con un bell’articolo facile sui morti a Taranto, non troverebbe nessuno disposto a pubblicare la storia e anche se te la pubblicassero il giornale si dissocerebbe immediatamente e ti lascerebbe solo come un cane a farti sbranare dagli avvocati dell’ILVA, non vale la pena”. 
Il ministro Clini è colpevole come è colpevole ogni ministro dell’ambiente (di destra e di sinistra) che lo ha preceduto, perché in Italia il suo ministero non serve assolutamente a nulla, non è mai servito a nulla e, in definitiva non servirà mai a nulla, perché in Italia l’unico ambiente di cui si vuol fare l’interesse è quello politico – imprenditoriale in aria di mafia che ha retto il paese da sempre.
Oggi pur di difendere le manovre sporche di Riva si tira fuori l’inattendibilità dei dati, il bisogno di ricerche più accurate, di una sinossi delle cifre più minuziosa.
Tutti si affettano a difendere uno che si difenderebbe benissimo da solo, o forse proprio perché uno come Riva è meglio che non si difenda da solo, perché magari tira fuori tutte le carte che si tiene in archivio, magari spiega quello che succede quando la più grande acciaieria statale d’Europa passa di mano a un imprenditore privato, e questo non fa bene a troppi politici, meglio mettersi dalla sua parte.
Nel 1954 un fumatore della Florida accusò le multinazionali del tabacco di avergli fatto venire il cancro, da allora le denunce si sono moltiplicate in tutto il mondo, sapete quale strategia difensiva hanno usato le varie marche di sigarette (e in parte ancora usano)?
Non c’è completezza nei dati, alcune cifre si contraddicono, bisogna guardare le condizioni di causa ed effetto sui fatti tumorali…
Solo nel 1997, 43 anni dopo la prima denuncia, le major americane delle sigarette rinunciarono a questo tipo di difesa ritenuto controproducente.
Il ministro dell’ambiente ha i mesi contati, non ha tutti questi anni per capire che la negazione non è un buon metodo per affrontare la rabbia e l’indignazione.

Potete trovare i documenti a questo link http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/09/20/news/tumori_taranto_ilva-42904221/