domenica 12 giugno 2011

LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE... Il Referendum e il vento che cambia



Questa mattina sono andato a votare molto presto.
Volevo vedere l'aria che tirava nei seggi della mia circoscrizione, e devo dire che l'aria era buona.
Mi piace questo vento, mi piace questa primavera.
Questo risveglio da un incubo che sembrava doverci strangolare per sempre.
Quando ho aperto questo blog parlando con amici e colleghi, molti mi dicevano che sarebbe stato un altra delle solita cose per pochi eletti, per i “non anestetizzati del berlusconismo”.
Anche io avevo in effetti poca speranza, sapevo che era vero, che se la brace covava da qualche parte era comunque, molto ma molto sotto la cenere.
Mi ricordo di come si parlava fino a qualche mese fa della successione a Berlusconi: “Dopo Silvio chi? Marina o Pier Silvio?”.
E invece no, invece è arrivata primavera, e questa volta è una primavera diversa.
Nel '94 prima e nel 2006 poi, gli italiani hanno provato a togliersi di dosso il berlusconismo affidandosi ai partiti, delegando il loro voto a individui che nel bene e nel male ci hanno provato ma che sono stati perloppiù ingabbiati dai meccanismi della real politique e della ragion di stato.
Nel 2006 io, che pure milito e militavo in un partito di sinistra, mi sentii tradito, tradito sulla TAV sulla base Dal Molin, tradito sull'Afganisthan e sulla commissione d'inchiesta per Genova.
Oggi le cose, il vento, mi si conceda, è cambiato davvero.
Stamattina ho incontrato un ragazzo, al seggio, che diceva che faceva da taxi per le anziane del suo quartiere impossibilitate ad andare a votare.
“Le ho contattate in settimana, ho spiegato dell'importanza del Referendum e stamattina faccio il giro, ne prendo due alla volta, così posso aiutarle anche nel seggio, loro sono contente”
Chiedo: “Ma appartieni al comitato per il referendum, a qualche partito?”
“Macché, è solo che mi sembra importante, poi domani si riparte da cittadino”
Questo è il senso dell'intera questione. Questo è il risveglio che cercavamo.
Si deve votare e se si vota, gioco forza, si delega qualcosa a qualcuno, ma la vita reale è ben altro. Non è un discorso di rappresentanza ma di partecipazione.
Sono tornato a casa canticchiando Gaber, non avrei potuto fare diversamente.
Come al solito non so se raggiungeremo il quorum o no, non so se si fermeranno le armate della disinformazione di massa, so solo che abbiamo già vinto, perché stiamo tornando un paese civile.
Civile da Civis latino: cittadino.
Lo stato non lo fa la politica, lo fa il cittadino che se ne sente parte.
Qualche anno fa scrissi che la rivoluzione è uno stato permanente. Lo ripeto, la rivoluzione è uno stato in continua evoluzione, la fa chiunque prede una macchina e porta 5 anziani a votare, la fa chi non si rassegna al fatto che le cose vadano così punto e basta, la fa chiunque crede ancora nella speranza di cambiamento,...
Chi si scrolla di dosso il torpore del “tanto è così”, chi si informa, chi non vuole dare l'assurdo per scontato, chi si spaventa di fronte alle ingiustizie (quelle vere), chi insegna,... questi, che lo sappiano o no sono dei rivoluzionari... e cambieranno il mondo.