sabato 4 giugno 2011

L'OTTO SETTEMBRE DEL DITTATOR SILVIO... radiografia di un potere in frantumi



Silvio Berlusconi non smette mai di stupirmi.
Ultimamente mi ricorda quei personaggi dei serial horror, tipo venerdì tredici o Nightmare, di quelli che più li ammazzi più ritornano efferati e ignobili.
Tra l'altro Silvio Kruger condivide con tali personaggi anche la caratteristica che le sue trame diventano sempre più sconnesse e stucchevoli a ogni remake.
Chiunque fosse stato così poco furbo da credere che la sua carriera fosse finita con la megabatosta elettorale di pochi giorni fa (con il capolavoro finale, che sa di sfottò, della giunta comunale di Arcore che passa a sinistra) si dovrebbe ricredere al solo guardare i giornali degli ultimi 3 giorni.
Se da Bucarest infatti il fulgido leader ha abilmente sconfessato di aver mai detto “Queste elezioni amministrative hanno un valore politico”, “Milano è un test sull'operato del Governo e su di Me”, “A Napoli ci metto la faccia, se vince De Magistris ce ne andiamo tutti a casa”, adesso, tornato bello come un dio dal suo viaggetto di sicurezza sta facendo di tutto per fare fuori i referendum che tanto gli stanno sulle scatole.
Non credo che dirà mai la famosa frase “Se raggiungiamo il quorum me ne vado” perché la possibilità di prendere 2 calci nel sedere in 3 settimane forse è troppo pure per lui ma sicuramente ci sono troppi interessi in ballo perché se ne possa stare con le mani in mano senza dire le sue solite porcherie.
Se da un lato infatti l'ultima dichiarazione lo mette in salvo in caso di raggiungimento del quorum: "Il governo si rimetterà alla volontà dei cittadini; l'esito del referendum non ha nulla a che vedere con il governo: se i cittadini non vorranno il nucleare, il governo ne prenderà atto" da un'altro predica l'astensionismo definendo i quesiti referendari (ma anche tutti i referendum in sé) “Inutili perché fuorvianti”, prendiamo atto ma considerando che la frase al fianco della Moratti in campagna elettorale: “Questo è un referendum sul governo e sul Presidente del Consiglio” era piuttosto lapidaria possiamo capire quanto gli possa interessare il parere dei cittadini.

D'altra parte Silvio ha capito che qualcosa si è inceppato. Non ha capito come sia successo ma ha capito che è successo.
Nonostante il dispiegamento di forze e le tecniche più burine, il popolo bue ha bypassato i mezzi di distrazione di massa (Tg1, Tg2, Tg4, Tg5, Studio Aperto, piccole televisioni private dietro cui alla fine c'è sempre un suo amichetto, Libero, Il Giornale, Il Tempo, Panorama, Chi, Novella 2000,...) e ha deciso che lui “Non Ha Ragione” e che è ora di finirla.
Davanti a un seggio a Milano l'altro giorno una signora mi disse proprio così: “Guardi, lei fa il giornalista e le cose le sa di sicuro, io non so niente ma le posso solo dire che Quello Lì (Berlusca nda), non ha ragione”.

Tutti i dittatori in tutte le epoche sono passati per le stesse fasi, ci si può fare una legge, si va dall'esaltazione al consenso, dal consenso alla stratificazione, dalla stratificazione al mugugno, dal mugugno al rifiuto, dal rifiuto all'otto settembre e da qui a Piazzale Loreto.

L'otto settembre è in aria da un po', è bastato che in un momento di distrazione Silvio facesse una timida apertura alla democratizzazione del suo partito di plastica che tutti sono saltati sul carretto... oggi Mara Carfagna, fa campagna elettorale per se stessa per dire ai suoi fan di facebook di votarla nelle “primarie” on line di Libero.
Che poi 'ste primarie siano di fatto una fuffa poco importa, l'importante è mettere un po' di simpatia sul tavolo quando ci sarà da spartire la torta.
Quello che questi poveracci non hanno capito, o hanno capito fin troppo bene, è che se dall'otto settembre si passa a Piazzale Loreto, anche loro finiranno nel tritacarne, come successe ai gerarchi di prima linea subito dopo la guerra. Si possono salvare coloro che si sono smarcati per tempo o quelli che, bontà loro, sono rimasti nelle retrovie, sempre e comunque pronti a fare quello che il capo desiderava ma mai sotto i riflettori a fare da parafulmine, ma coloro che hanno intinto il pane nella zuppa fino alla fine non si salvano mai!
Sta qui il senso della rabbia del PresDelCons contro l'ex amico Gianfranco Fini. Il novello centrista infatti ha capito che gli si può perdonare la sua trentennale militanza da capo dei fascisti se solo riesce in tempo a cambiare maglietta e a diventare antiberlusconista, ché tra qualche tempo sarà un merito incontrovertibile e incontestabile per tutti.

Questa è la seconda caratteristica del dopoguerra: se te la giochi bene, la tua ultima primavera ti salva da tutte le porcherie che hai fatto prima.
Sotto il fascismo tutta confindustria era fascista, tutti i padroni del vapore erano iscritti e sodali del littorio ma appena prima della fine si sono tutti riciclati portando chiappe e soldi in Svizzera e spacciandosi per Antifascisti in fuga, alla fine non ci ha rimesso nessuno.
A Fini dobbiamo riconoscere la velocità di rivoluzione copernicana e la teatralità del gesto con cui si è smarcato dal premier.
Il vecchio camerata infatti sapeva benissimo che fondando quella specie di partito che ha per nome Futuro e Libertà non avrebbe mai raccattato un mezzo voto, anche solo per via dei suoi nuovi compagni di letto, da Rutelli a Casini ma sapeva altrettanto bene che il solo allontanarsi gli permetterà se non altro la vita politica di per qualche altro lustro.

Ovviamente non sarà la tornata referendaria che darà la spallata al dittatore, i numeri in parlamento ci sono e rimarrebbero tali anche se davvero Mastella tenesse fede al suo impegno con gli elettori e si suicidasse una volta per tutte (lo ha dichiarato lui: “Se vince De Magistris io mi suicido”).



L'ago della bilancia è e resta Bossi. Incredibilmente il capo della Lega sa che se i referendum saranno bloccati in extremis dai tentativi del suo capo la base leghista sarà piuttosto incazzata con lui (nessuno vuole pagare 10 volte tanto per farsi la doccia e nonostante la retorica sui Padani che discendono dai barbari celti, nessuno ad oggi in Padania vuole puzzare come Obelix e tantomeno farsi una radiografia al plutonio ogni volta che fa due passi in Brianza) e se passano e superano il quorum sarà l'ennesimo autogol perché ci si è messi dalla parte sbagliata.
Dalle parti di via Bellerio (sede della Lega e di Radio Padania) si mugugna parecchio e c'è gente come Matteo Salvini che intona da qualche mese il canto del ve lo avevo detto io, tanto da costringere la sciura Letizia a poche settimane dallo schiaffo elettorale ha nominare come suo eventuale vice il pluritrombato ex ministro Castelli.

Pontida sarà quindi la cartella clinica del Governo... a seconda dell'aria che tira si potrà capire quanto tempo ci sarà prima dell'eutanasia ma i chiari di luna non sono buoni e per capirlo basta farsi un giretto nella piccola provincia padana dove il Carroccio ha perso parecchi voti anche nei paesi dove di solito vinceva a mani basse (vedi Varese dove arrivare al ballottaggio è già di per sé un disastro).
Coi leghisti, poi, ci si deve sempre parlare, soprattutto nel pensatoio preferito da questi: il bar.
Raccolgo spesso notizie dagli elettori padani in questo modo, ieri stavo in un paesello di nome Arluno e mi sono soffermato a fare due chiacchiere con un signore che imbracciava la Padania con la sinistra e un caffè con la destra alla fine mi ha detto: “Io a questi qui (il leghisti) gli credo dai tempi dell'ampolla del Po, ma se fanno ancora la cazzata di stare dietro a quello stronzo (Sempre Berlusconi nda) perché paga i conti delle sedi del partito io vado sotto Radio Padania e li prendo a fucilate”.

D'altra parte chi è causa del suo mal pianga se stesso, fu proprio l'Umberto a fare sapere ai suoi accoliti nell'ormai remoto 1993 che le pallottole costano 300 lire.